Helena, l’ultimo scandalo del calcio

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NON CI sono quote rosa nel mondo del calcio professionistico maschile.

Quando il presidente Claude Michy ha annunciato di avere ingaggiato una donna per allenare la sua squadra, la notizia ha fatto il giro del mondo.

Il Clermont Foot 63 milita nella seconda divisione francese, naviga nella bassa classifica e conta su un pubblico che raramente supera i quattromila spettatori. Ma è comunque un club professionistico e l’ingaggio di Helena Costa rappresentava comunque un elemento in controtendenza in un universo altamente maschilista.

A poche ore dal suo primo allenamento, Helena Costa ha però convocato una conferenza stampa annunciando le dimissioni. Ha detto di avere capito come la società intendesse utilizzarla solo come facciata per attirare pubblicità e sponsor, non come tecnico.

Hanno ingaggiato giocatori a mia insaputa, hanno messo in calendario amichevoli senza neppure informarmi. E quando ho chiesto al segretario Olivier Chavanon di darmi delle risposte, dopo una lunga attesa mi ha detto semplicemente che era stanco di ricevere le mie email.

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Helena ha risposto alle domande dei giornalisti, ha salutato tutti ed è tornata ad Alhandra, la città nel SudEst del Portogallo dove è nata 36 anni fa.

Il presidente Michy ha aspettato che fosse uscita, poi ha preso il microfono ed ha dato la sua versione politica dei fatti: “E’ una donna, potrebbe essersi sentita giù per qualsiasi cosa…”. Quando i giornalisti gli hanno chiesto di indicare un motivo per quelle dimissioni, lui ha replicato: “È una scelta irrazionale e incomprensibile. Ha sviluppato un problema di fiducia, ma non so da cosa possa essere stato generato.”

Michy è lo stesso presidente che l’anno scorso aveva annunciato l’acquisto di Messi. Solo dopo qualche ora aveva precisato che ovviamente non si trattava di Lionel Messi, ma del ventenne camerunense Junior Messi Euguene.

Helena Costa ha allenato le nazionali femminili del Qatar e dell’Iran, le giovanili del Benfica. Ha lavorato con il Celtic di Glasgow e nello staff di Mourinho quando era al Chelsea.

La signora si ritiene, giustamente, vittima di un male comune della nostra società che spesso tratta la donna come un oggetto. Viene usata come elemento di curiosità, tanto per attirare l’attenzione. È da sempre discriminata.

Riporto alcuni dati che ho pubblicato in occasione della festa dell’8 marzo 2014.

Il caso di Helena Costa è marginale rispetto all’enormità del problema, ma è comunque una spia rossa che si è accesa e a cui avremmo dovuto prestare attenzione. Non mi sembra che ne abbia avuta in quantità pari a quella dell’annuncio del suo ingaggio.

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17 miliardi di euro

E’ la stima del costo economico e sociale della violenza sulle donne in Italia.

41,2%

Percentuale di donne che hanno subito violenza in casa, il 38,6% dal proprio partner, rispetto al totale delle donne oggetto di violenza. Conseguenze fisiche: lesioni addominali, lividi, disabilità, fratture, disturbi ginecologici, sterilità, malattia infiammatoria pelvica. Conseguenze psicologiche e comportamentali: abuso di alcool e droghe, depressione, ansia, disturbi dell’alimentazione e del sonno, fobie e attacchi di panico, comportamento suicida e autolesionista.

130

Le vittime di femminicidi in Italia nel 2013.

2.220

Le donne assassinate in Italia dal 2000 al 2012 (foto sotto: 21 vittime della violenza)

1.400.000

Sono le donne che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni.

6.743.000

Le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito qualche forma di violenza. Sono pari al 31,9% del totale. Una su tre.

91%

I casi di stupro in cui le vittime non hanno sporto denuncia per paura o vergogna.

7.134.000

Sono le donne che subiscono violenza psicologica in Italia.

7

Le donne che guadagnano oltre il 67% del reddito familiare rischiano di subire violenza con una percentuale sette volte superiore a quelle che contribuiscono al bilancio con meno del 33%.

70%

E’ la percentuale di donne, sul totale delle vittime, che è stata fatta oggetto di stalking.

56,7%

Percentuale delle donne che subiscono violenza attraverso spinte, strattonate, frattura del braccio, capelli tirati.

24%

La percentuale in meno del reddito di lavoro femminile in Italia rispetto a quello maschile.

13,8%

La percentuale di disoccupazione femminile sul totale delle donne in età lavorativa contro l’11,9% maschile.

Fino a quando dovremo sopportare tutto questo?

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