Baby Face, a 4 anni già indossava il 10

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JAMES, come Bond. Come Dean. Lui, Baby Face: il ragazzo con la faccia da bambino, è James Rodiguez e sta incandando il mondo del calcio. Il 12 luglio compirà 23 anni. Ne aveva solo due quando è andato a vedere l’allenamento della Companeros Tolima, squadra di seconda divisione di Cucuta: la città dove era nato, al confine tra Colombia e Venezuela. Li ha visto allenarsi un gruppo di giocatori ed ha voluto imitarli, quando ha provato a calciare per la prima volta il pallone è finito con il sederotto per terra. Tre anni dopo giocava con i bambini dell’Academia Tolimense.

La Colombia si è accorta di lui nel 2013 quando è diventato il capocannoniere del torneo Pony Fùtbol. Andava in gol con una facilità sorprendente, segnava da ogni parte del campo. Ne faceva addirittura uno direttamente da calcio d’angolo con un preciso sinistro a rientrare e poi correva ridendo verso i compagni. Adesso quando segna si scatena in una danza di felicità (foto sotto).

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Non poteva più nascondersi. Si accorgeva di lui anche Gustavo Adolfo Upegui Lopez che lo portava all’Envigado. A trasferimento avvenuto l’Academia si lamentava, diceva di essere stata truffata, di avere ricevuto poco denaro per quel ragazzino che era stato visto fare cose da fantascienza in diretta televisiva nazionale.

Ma con il signor Upegui Lopez non si poteva molto discutere. Era a Medellin che aveva costruito il suo regno. Dicevano fosse implicato con rapimenti e associazioni paramilitari, che fosse nella cosca di Pablo Escobar. Più tardi si dirà che fosse coinvolto anche in alcuni omidici. Nessuna accusa sarebbe stata provata, ventuno mesi di reclusione in totale per reati minori. Fino a quando nel 2006 a rimanere ucciso non era stato lui.

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James Rodriguez era dunque nato il 12 luglio del 1991 a San José de Cucuta nel NordEst della Colombia da Wilson James Rodriguez Bedolla e Maria Del Pilar Rubio. Il papà faceva il calciatore professionista e a casa lo vedevano poco. Così quando la famiglia si era trasferita a Ibague era stato il padrino Juan Carlos Restrepo a prendersi cura del ragazzino.

A quattro anni già giocava con la maglietta numero 10. Non l’avrebbe più tolta. A 13 anni, appena arrivato all’Envigado, era stato messo sotto la guida tecnica di Omar Suarez. Era un ragazzino e aveva già un allenatore personale. A 14 esordiva nella srie A colombiana. A 17 andava a giocare con il Bonfield in Argentina e diventava il più giovane straniero di sempre.

Anche in Europa si erano accorti di lui, sembra che la Juventus l’avesse trattato a lungo. I fatti dicono che la firma che conta arrivava a 19 anni: ceduto al Porto per 5,1 milioni di euro e una clausola rescissoria di 30. Nel 2013 il Monaco lo comprava sborsandone 55: chiudeva la stagione con 10 gol e 12 assist. Ora sembra che se lo stiano litigando Real Madrid e Manchester United. Sorride Jorge Mendes, il suo manager, l’uomo che governa le carriera di Mourinho, Cristiano Ronaldo, Radamel Falcao, Diego Costa e altri fuoriclasse del pallone e degli ingaggi.

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Atleta di Cristo, con un forte legame per la sua famiglia. A 19 anni ha sposato Daniela (foto sopra) che ne aveva 18 ed è la sorella del suo compagno di squadra in nazionale David Ospina. Hanno una figlia di un anno, Salomé. A completare la famiglia c’è anche un cagnolino: Manolo.

Stop di petto con mezza torsione del busto, tanto per far scendere la palla nella direzione giusta. Senza aspettare che toccasse terra, gran botta al volo di sinistro. Il pallone sbatteva sotto la traversa ed entrava in porta, gol. Colombia 1, Uruguay 0 negli ottavi di finale della Coppa del Mondo edizione 2014. Quinta rete in questa competizione del ragazzo nato con il numero 10 cucito addosso.

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Shakira scriveva un tweet al suo compagno Gerard Piqué: “Passiamo ai quarti!! James, un grazie enorme! Sei il migliore del mondo. Semplicemente spettacolare”.

LeBron James lo scriveva al mondo: “Ragazzi, guardando questa partita della Colombia ho scoperto il mio giocatore preferito.”

E io sono tornato ad amare il calcio, uno sport che sa regalare emozioni. Purtroppo solo in pochi riescono a far scattare il meccanismo.

James Rodriguez è tra loro. Come e forse più di Neymar o Messi. Tre fenomeni, ma oggi mi piace regalare un applauso in più a questo predestinato colombiano.

Aveva due anni quando ha toccato il primo pallone, quattro quando ha indossato la maglietta numero 10, 14 quando ha esordito in A. E adesso è in Brasile e ci sta regalando un grande Mondiale.

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