
Oliwa Toborec, polacca, ha vinto l’oro agli Europei di Porec 2022 e l’argento ai Mondiali di Instabul 2022, nei mediomassimi. Domenica, a Napoli, la veronese Jessica Galizia l’ha sconfitta chiaramente.
Patrizio Oliva, assieme a Emanuele Renzini, era al suo angolo.
Così si è espresso il campione olimpico e mondiale…
“È stata fantastica, l’ha battuta con classe, tecnica, determinazione. Ha accettato gli scambi a viso aperto, ha portato diretti perfetti e potenti. Aveva davanti un’avversaria titolata. L’ha battuta. Le ho sempre detto che aveva un grande potenziale, ma non riusciva ad esprimerlo. Il merito è tutto suo. Il destino ha voluto farci incontrare per costruire qualcosa di bello. Siamo sulla buona strada. Se vogliamo scalare la montagna, dobbiamo continuare a lavorare sotto la guida del nostro preparatore atletico, il professor Dino Sangiorgio. Sono sicuro che ce la faremo”.
Patrizio aggiunge che la ragazza si muove con eleganza sul ring, ha tecnica e senso tattico. Pugno pesante e leggerezza nelle gambe. Deve acquisire ancora una sicurezza piena. Perché il protagonista di ogni match è il pugile, non il maestro. Lui quando suona il gong scende dal ring e lei a quel punto non può permettersi il lusso di sentirsi la donna più sola al mondo.
Jessica affonda le sue giovani radici in un terreno ricco di problemi, il dramma l’ha accompagnata fin da piccola.
Così racconta la sua storia…

Mi chiamo Jessica Galizia, ho dodici anni.
Non sono una bambina, non lo sono mai stata.
Sono nata a Verona, in una famiglia difficile. Un padre assente, una madre impegnata in troppi ruoli, mille lavori, senza che fosse pronta a farlo.
Sono sola, o almeno è così che mi sento.

Ho diciotto anni e sono inquieta.
Nero è il colore della mia vita, ce l’ho con il
mondo intero.
Un amico dice seguimi, imparerai a controllare quella rabbia che ti porti dentro.
Sono ribelle, aggressiva.
Entro nella palestra di Alessandro Bovo a Verona.
La boxe mi conquista subito.
Divento pugile. Mi piace pensare che lassù, sul ring, potrò trovare un po’ di serenità.
La rabbia va via, finalmente un po’ di pace.
Scoprirò nel tempo che è solo l’ennesima illusione di una vita in salita.

Vado avanti. Fatico, ma non mi sento libera. I demoni riempiono le mie notti.
Anche sul ring la pace è sparita.
Combatto a 75 chili, pesi medi. Ci sono poche donne in questa categoria. Così mi ritrovo a combattere spesso contro le stesse ragazze. Dieci volte con Andrea Hilary Gomiero, ad esempio. Quattro con Chiara Salerno. Ho bisogno di fare esperienza, ho bisogno di crescere.

Ho 23 anni.
Mi sposto a Ferrara nella palestra di Alessandro Duran.
Arrivo in Nazionale. Mi sento piena di orgoglio, indosso la maglia azzurra, mi batto per il mio Paese.
Non va.
Perdo cinque match su sei.
Perdo contro l’azera Aynur
contro la francese Davina
contro l’indiana Rani
contro l’altra indiana Kachari
contro la bielorussa Kebikova.
Sono sul ring, ma in realtà lassù sale un fantasma pronto a sostituirmi. La mia mente e il mio corpo non sono tra quelle sedici corde.

Cammino nel deserto della solitudine. Ho un crollo psicologico. Il dolore mentale è meno forte di quello fisico, ma è più difficile da sopportare. Non provo più emozioni, mi sembra che nulla abbia più importanza per me. Il macigno che un tempo pesava sulle mie spalle, adesso è diventato una montagna. Mi tengo tutto dentro. Vivo nel buio della notte anche in pieno giorno. Entrare in palestra ora mi dà fastidio. Non so cosa sia la gioia. Neppure una risata, neanche un desiderio da esaudire.
La depressione è un’ombra scura che mi allontana dal mondo.

Ho 25 anni.
Smetto.
Me ne vado in Svizzera. Lontano da casa. Così, penso, sarò più libera di decidere cosa fare della mia vita.
Per due anni non metto più i guantoni. Non ce la faccio. Mi fa fatica il solo pensarci.
Da una parte il male, dall’altra l’inconsapevolezza di cosa io possa trovare al di là del sipario che mi separa dalla realtà.

Mi convinco. Vado da una psicoterapeuta.
Ho sempre cercato un riferimento esterno, se mancava stavo male. Con il tempo ho capito che la sicurezza devo cercarla dentro di me. Ho finalmente imparato a chiedere aiuto.
Comincio a non avere più paura di parlare del mio male. Mi sfogo, cerco di liberarmi dal grande masso. Lentamente scopro come affrontare il demone. È sempre lì, ma adesso so come tenerlo a bada. Non è un nemico da abbattere, ma un compagno di viaggio con cui devo imparare a convivere.

Ho 27 anni
Voglio ricominciare. Mi affido al migliore. Patrizio Oliva mi aspetta nella palestra Milleculure, al Rione Traiano. Mi regala soprattutto due cose. L’attenzione che ogni allievo merita, le motivazioni giuste. Faccio il migrante al contrario. Da Verona, mi trasferisco a Napoli. È proprio quello che fa per me. Parlo, parlo, parlo tanto.
Il sole, i colori del mare, il cibo, la gente. Mi piace tutto di questa città. Non mi fanno mai sentire sola.
Assieme al maestro lanciamo la sfida.
Vogliamo andare ai Giochi di Parigi 2024.
Sono pronta.

Il maestro dice che i campioni non sono soltanto quelli che vincono, ma hanno diritto a chiamarsi tali anche quelli che ci provano.
Il pugilato è la mia salvezza. Ho preso a pugni la depressione, non dovrò mai abbassare la guardia. Le ferite della mente non si vedono, ma sono assai più insidiose di quelle del corpo.
Vado avanti, le qualificazioni del prossimo marzo a Busto Arsizio saranno la prova decisiva. O dentro o fuori. Devo salire su quel ring, se voglio giocarmi il diritto a sfidare il mondo.

Sogno la seconda occasione.
L’8 ottobre, al PalaVesuvio di Napoli, ho la risposta che cercavo.
Sconfiggo Oliwia Toborek.
Adesso lo so. Posso diventare una protagonista, il sogno non è destinato a rimanere tale.
La mia rivale per un posto in squadra è Melissa Gemini. È brava, ha coraggio, sa soffrire, boxa con grinta a corta distanza.
Credo di avere una possibilità. Stavolta voglio giocarmela senza pesi sulla schiena.
Leggera nell’animo, pesante nei pugni.

Disponibile su tutte le piattaforme online, si può prenotare anche in libreria (258 pagine, 15 euro, Edizioni Eraclea).

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