Mazzinghi, sessant’anni fa cominciava la corsa verso il mondiale

Sandro non si ferma fino a quando Charles Attali non crolla, vittima di un devastante knock out. La furia agonistica espressa da Mazzinghi in meno di tre minuti e la sua fame di vittoria incantano il pubblico parigino. Gli organizzatori alzano l’asticella delle difficoltà e tre mesi dopo lo ripropongono in cartellone, stavolta contro il campione nazionale: il gitano Hippolyte Annex.
Nervoso, spinto dall’ansia di ben figurare, Sandro non riesce a trovare la strada giusta. Nel terzo round un gancio sinistro del francese lo manda contro
le corde. Nella testa cominciano a infilarsi i primi dubbi.
Non pensa di avere sbagliato ad accettare quella sfida.
Quando si batte sui ring di Prato, Bologna e Firenze incassa borse da
ottantamila lire. Per sfidare Attali ne ha prese cinquecentomila che sono
diventate un milione e mezzo quando ha accettato di misurarsi con Annex.
I dubbi che lo tormentano sono altri.
«Guido, sono nervoso, perché sono così nervoso? Finirà male?»
«Ale stai calmo, sei più forte di lui».
«Non riesco a prenderlo, mi anticipa sempre».
«Sei troppo agitato, rilassati».
«Scappa ogni volta che provo a colpirlo. Che devo fare? Maledizione, Guido: che devo fare?»
«Combatti come sai e lo metti ko».
Il fratello, ancora una volta, cerca di rassicurarlo, di dargli la scossa giusta.
«Vai col montante, sotto non li vuole».
Ma Sandro sembra sordo, è apatico, bloccato da un’insolita tensione.
«Devi svegliarti! Se continui così, torniamo a casa battuti. Vuoi proprio che
finisca così?»
Sembrano le parole giuste per far scattare la scintilla.
Sandro si sveglia e il francesino finisce kot alla nona ripresa.
Torna in Italia da vincitore.
Incontra Vittorio Strumolo.
L’organizzatore gli stringe la mano, l’abbraccia. Mazzinghi capisce che c’è
qualcosa di strano in giro, ma il suo pessimismo non gli fa pensare a una bella
notizia.
Il boss della Sis lo chiama per nome, gli stringe le braccia e parla tutto d’un
fiato quasi voglia liberarsi di qualcosa tenuta troppo a lungo dentro.
«Alessandro, è arrivato il tuo grande momento. Credo che tu possa puntare a
qualsiasi traguardo, ma prima ti chiedo due ultime prove. Affronterai Don
Fullmer e Will Greaves. Se li sconfiggerai, avrai la possibilità di batterti
per il titolo mondiale».

Era il 1963, sessant’anni fa.
Il 28 gennaio batteva Hippolyte Annex per kot 9.
Il 5 maggio batteva Don Fullmer per kot 8.
Il 7 giugno batteva Will Greavs per ko 5.
Il 7 settembre batteva Ralph Dupas per kot 9 e diventava campione del mondo dei superwelter.
In quegli otto mesi trovava anche il tempo di battere Joseph NGan (ko 4), Rocky Randell (kot1), Tony Montano (UD 10), Mohammed Sahib (kot 8).
Sì, la boxe italiana all’epoca era un’altra cosa. Lo confesso, sono un nostalgico…

 



Il racconto è preso dal mio libro ANCHE I PUGILI PIANGONO, la storia di Sandro Mazzinghi (Absolutely Free 2016), vincitore del Premio Selezione Bancarella Sport 2017. Dal libro è stata tratta l’opera teatrale L’UOMO SENZA PAURA di Mauro Parrinello e Francesca Montanino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...