Storia di Rice, il sostituto che non perdona (video). Il 15 sfiderà Vianello

Lui è un journeyman, come dicono gli americani.
Uno che il suo lavoro lo fa quasi sempre bene, ma non riesce mai ad eccellere.
Nella boxe è il pugile che si difende con onore contro i migliori, ma non riesce mai a batterli. L’etichetta te la cuciono addosso e sei condannato a fare da comparsa, il ruolo da protagonista spetta ad altri. Non puoi neppure lamentarti perché quel personaggio sei stato tu a costruirlo. Match dopo match, anno dopo anno.
Prendi Jonathan. È professionista dal 2014, fino all’estate dello scorso anno ha avuto un percorso lineare, senza scossoni. Un record (13-6-1, 9 ko) che non gli consentiva neppure di sognare, ma gli permetteva di guadagnare borse accettabili andando a perdere con giovani in ascesa.
Se sei un tipo coscienzioso, ti senti obbligato di trovare alla svelta un lavoro. E lui così ha fatto. Da inizio 2020 ha un impegno fisso.
Fa la guardia di sicurezza in uno strip club.
Dalle 9 di sera alle 5 del mattino durante la settimana.
Dalle 10 di sera alle 7 del mattino nel week end.
Tempo per allenarsi poco. Riesce a ritagliarsi qualche pomeriggio, trova un ingaggio per fare da sparring a Tyson Fury e Michael Hunter, il suo boss gli concede il permesso di andare. Lo assecondano.
Sino alla fine di luglio del 2021 la sua carriera va avanti senza scossoni.
Una sconfitta ai punti contro Tony Yoka che era al debutto, un’altra per kot con Mamukdov. Quando riceve la proposta che muta il monotono percorso della sua carriera, viene da una doppia sconfitta.
La prima contro Demsey McKean (16-0) in un match dominato nel finale. L’altro è stanchissimo, si rifugia in continuazione nel clinch e subisce le bordate del rivale. Poi, quando mancano trenta secondi alla fine dell’incontro, chiude Jonathan all’angolo e gli infligge un knock down. Quindici secondi dopo, l’arbitro decreta la vittoria dell’australiano per kot.
L’altro stop arriva contro un avversario più importante. Efe Ajagba lo batte chiaramente ai punti in dieci round.
Poi il telefono squilla due volte. E la vita prende un altro percorso.

La prima chiamata arriva dalla PBC (Premier Boxing Champions: una serie di eventi pugilistici televisivi, collegati al manager Al Haymon) che lo mette sotto contratto per fare la riserva in una riunione imperniata sulla sfida tra i pesi massimi Michael Coffie (12-0, 9 ko) e Gerald Washington (20-5-1, 13 ko). Cinquemila dollari il compenso nel caso non debba sostituire nessuno dei due, dai 30.000 ai 50.000 dollari nel caso debba farlo.
Match previsto il 31 luglio.
Quattro giorni prima Washington risulta positivo al Covid 19. Deve dare forfait.
Jonathan lo sostituirà.
Eccoci alla seconda telefonata, a farla è la madre.
“Devi affrontare un test sulle tue capacità. Ce la farai, vincerai”.
Sale sul ring e mette knock out in cinque riprese Coffie.
“Devo sempre dare ragione alla mia mamma”.
Si aggiudica anche la rivincita, borsa: 50.000 dollari.
“A questo punto potrei lasciare il lavoro allo strip club e dedicarmi solo alla boxe!”
Ma non è finita.
Sta per giocare la mano successiva.
Jonathan di cognome fa Rice e il 15 di questo mese, al Turning Stone Casino di Verona (New York), affronterà Guido Vianello (10-0-1, 9 ko) sulla distanza delle dieci riprese. Ancora una volta l’occasione è arrivata in seguito a una rinuncia. Il romano avrebbe dovuto affrontare Stephan Shaw (18-0, 13 ko), che pochi giorni fa la Top Rank ha scelto come nuovo rivale di Efe Ajagba (16-1-0, 13 ko), in sostituzione del colombiano Oscar “Kaboon” Rivas (28-1-0, 19 ko), infortunatosi nel corso della preparazione al match.
Jonathan Rice ha una stazza importante. È alto 1.96, il peso forma è poco sopra i 118 chili. Fino a qualche tempo fa non riusciva a resistere alle tentazioni. Mangiava troppo, saliva sulla bilancia oltre i 130 kg! Ora è a dieta, spera di centrare l’obiettivo.
Il prossimo 22 febbraio compirà 36 anni. Ha velocità di braccia, un destro dritto che fa male. Quando è in buone condizioni, ha anche ritmo e costanza di rendimento per l’intera durata dell’incontro. Altre volte sembra in affanno, lento. In attacco sa farsi valere, non si può dire lo stesso della difesa. Boxa spesso a braccia basse e non può permetterselo. Non intuisce i colpi e ha poca mobilità sul tronco.
È un pugile che nelle classifiche di boxrec.com è comunque avanti a Vianello nel mondo: numero 50 lui, numero 101 l’italiano. Alcuni bookmaker vedono la sfida alla pari, altri danno di misura Vianello.
Jonathan Jonnie Rice è inferiore, non solo tecnicamente, a Stephan Shaw. Ma è comunque un pugile migliore di quelli che il romano ha sinora affrontato. Il rischio esiste, anche se è su un livello accettabile.

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