L’IBA attacca e chiede spiegazioni al CIO. Il grande caos continua

L’International Boxing Association replica al Comitato Olimpico Internazionale, anzi lo attacca in modo violento. La frase del presidente Thomas Bach, quella in cui conferma le difficoltà di un inserimento del pugilato nel calendario di Los Angeles 2028, ha colpito l’organo che gestisce la boxe dilettantistica mondiale.
Il nostro governo (il problema numero 1 per il CIO, la governance), dice l’IBA, ha tolto dal suo interno colui che aveva male gestito il ruolo e riempito di debiti l’Associazione. Cioè, afferma il comunicato ufficiale appena trasmesso alla stampa, Ching-Kuo Wu. Il dirigente è stato definito, non a caso, membro CIO dal 1988, membro del Comitato Esecutivo e candidato alla presidenza nel 2013 (“Continuiamo a essere puniti per una cultura della corruzione che è stata creata e alimentata da alcuni individui dell’alto livello del CIO?” è scritto nel comunicato). La tesi è dunque questa, Wu unico colpevole di ogni male.
L’Associazione invita Bach a non cercare di dividere organizzazione e pugili, perché colpendo la prima si colpiscono gli atleti.
In quanto alle Finanze, l’IBA afferma che una volta bloccati gli introiti derivanti dai contributi per le Olimpiadi, si è trovata davanti alla necessità di trovare degli sponsor (riferimento alla Gazprom).
Gli ufficiali di gara? Per l’IBA gli ultimi Mondiali hanno confermato le scelte fatte. Nessun errore né tra gli arbitri, né tra i giudici. Sono i migliori, dicono (ironico?).
Poi, lancia l’attacco finale.
Ora siamo costretti a chiedere pubblicamente spiegazioni su quali carenze di governance dovrebbero essere eliminate per placare la continua sete che spinge il CIO a perseguitare la nostra organizzazione e i suoi atleti. Infatti, la Carta Olimpica non dice che la nazionalità sia una discriminante per determinare chi possa servire democraticamente la propria organizzazione e chi invece non abbia diritto a farlo. I valori e i diritti umani non sono un’opzione “à la carte”, non si può scegliere chi può beneficiarne e chi no.
L’IBA è aperta al dialogo e ribadisce il pieno sostegno ai suoi atleti e allenatori, nonché alle Federazioni Nazionali. Abbiamo costruito le basi per un futuro stabile e continueremo a fare ogni sforzo per garantire che i nostri atleti abbiano una casa nella nostra famiglia di pugili e nei Giochi Olimpici.
Questi sono i fatti. L’IBA non vede l’ora di ricevere dal CIO i fatti che non stati realizzati dall’IBA, al fine di evitare qualsiasi ambiguità”.
L’Associazione non accetta alcuna critica alla gestione dell’assemblea elettiva (neppure quelle del Tribunale Arbitrale dello Sport, organismo giudiziario internazionale), non prende in considerazione l’esclusione immotivata del rappresentante olandese, non fa parola sul mancato rispetto della disposizione del TAS di Losanna che imponeva la ripetizione dell’elezione per la presidenza. Niente sulla scelta, contraria ai principi del CIO, di concedere a Bielorussia e Russia la possibilità di tornare a gareggiare nei tornei gestiti dall’IBA. Niente anche sul sospetto di un conflitto di interessi causato dalla sponsorizzazione della Gazprom (“La dipendenza della Federazione Internazionale da una società statale può aumentare preoccupazioni circa la potenziale situazione di conflitto di interessi e di autonomia” ha sottolineato una Commissione del CIO).
Il Grande Caos continua.

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