Elezioni EBU, scoppia il caso! La Federazione italiana farà ricorso

Nell’intervista fatta a Peter Stucki, nuovo presidente dell’European Boxing Union, c’era una domanda che riguardava direttamente il pugilato italiano.
“Corrisponde al vero la notizia, che gira negli ambienti pugilistici italiani, secondo cui prima delle elezioni la candidatura da parte della FPI di Salvatore Cherchi sia stata giudicata non appropriata dal Consiglio, essendo il candidato giudicato ineleggibile a causa di un conflitto di interessi?”
La risposta è stata stringata, ma precisa.
“Sulla base dei fatti, queste notizie sono vere”.
L’Italia è dunque fuori, per la seconda volta dalla fondazione dell’EBU, dal Board. È una situazione fin troppo grave per non essere approfondita. Ne ho parlato con Alberto Tappa (foto sopra), segretario generale della Federazione Pugilistica Italiana.
Perché avete presentato Salvatore Cherchi come candidato al Comitato Direttivo, sapendo che non era eleggibile?
“Perché Salvatore Cherchi aveva tutti i requisiti per partecipare ed inoltre era membro del direttivo a pieno titolo”.
E allora perché non gli è stato permesso di farlo?
“Peter Stucki ha continuato ad agitare per tutto il tempo del Congresso di Riga una carta, diceva che era la prova che escludeva Salvatore dai candidati. Nessuna comunicazione formale era arrivata in Federazione su quanto poi abbiamo appreso in sede assembleare”.
Cosa c’era scritto su quella carta?
“Era una visura camerale in cui figurava Salvatore Cherchi come presidente della Opi Since”.
E…
“E la Opi Since, una srl, non può operare in Italia in quanto non è riconosciuta dalla FPI. La società che ha la possibilità di organizzare in Italia è un’altra, la Opi 82 riconosciuta ed affiliata dalla Federazione dal 2018 e in regola con le nuove disposizioni del Registro CONI riguardo alle SSD. E Cherchi non figura in nessun modo all’interno della Opi 82”.
Cosa ha risposto Stucki alla vostra contestazione?
“Non ha voluto ascoltare la nostra tesi, non ha voluto vedere la nostra documentazione. Ha continuato a sventolare il suo foglio e dire: “Ho la carta”. Io in quell’occasione rappresentavo l’Italia. Non sono stato ascoltato”.
Come è stato esaminato il caso Cherchi e come è andata la votazione che ha portato alla sua esclusione?
“Il giorno prima delle elezioni ha escluso Cherchi dal Board che credo dovesse valutare la sua candidabilità, peraltro senza avere più il numero legale per prendere alcuna decisione. In tale occasione ho chiesto di essere preventivamente ascoltato, ma il segretario Enza Jacoponi mi ha detto che non erano disponibili. Poi in assemblea, il giorno dopo, Stucki ha agitato la carta e ha chiesto ai presenti: “Qualcuno vuole intervenire?”. Silenzio generale, comprensibile perché nessuno conosceva il suo contenuto. Lui ha detto: “Salvatore Cherchi non è candidabile” Nessuna votazione”.
E cosa è accaduto quando si è andati alle votazioni per la presidenza e il Board? Quante federazioni nazionali hanno partecipato?
“Impossibile rispondere alla seconda domanda. Non ho assistito ad una vera e propria verifica poteri, non è stato fatto l’appello dei presenti e nemmeno una comunicazione su eventuali deleghe conferite. Sono state distribuite le schede e si è votato. Non è stato neppure rispettato l’articolo dello Statuto che prevedeva la nomina di tre membri dell’Assemblea come scrutatori. In realtà lo scrutinio è stato condotto e portato a termine da una sola persona. E non è l’unica stranezza di quel giorno…”
Cosa altro è accaduto?
“Il nostro caso è stato accorpato a quello di Bulgaria e Polonia. È stato scritto proprio così: Situazione Italia, Bulgaria, Polonia. Per le altre due nazioni l’argomento era il riconoscimento dell’EBU. In altre parole l’Italia, che è tra le nazioni fondatrici ed era dentro, tranne un’eccezione, in tutti i Board europei, correva anche il rischio di non poter votare. Quando è toccato a noi, Stucki mi ha impedito di mostrare a tutti la mia documentazione che smentiva la sua “carta”. Io ho ribadito la nostra posizione e ho detto: “Salvatore Cherchi è candidabile, state confondendo le due società”. A quel punto Stucki ha urlato: “Basta! Basta! Stop alle registrazioni. Si vota, si vota!” Allora ho chiesto se avessi potuto candidarmi io al suo posto. Praticamente a elezioni in corso, è stata “accettata” (tutto senza che nessuno abbia mai alzato la mano per votare) la mia candidatura, siamo risultati i primi dei non eletti. Inoltre le schede di voto riportavano ancora il nome di Cherchi (per tutti escluso) e per la Svizzera era presente anche il nome di Stucki, ingenerando quindi una confusione totale. Non è stato ancora presentato il verbale della riunione. È stata davvero una situazione paradossale”.
C’è stata qualche altra cosa che vi è sembrata fuori dalla prassi?
“Beh, il fatto che Stucki quale candidato alla presidenza fosse anche Presidente dell’Assemblea non è cosa di tutti i giorni, in questo senso lo Statuto dell’Ebu andrebbe riformato…”
Ci sono altri argomenti in sospeso con l’EBU?
“Il caso Gianluca Ceglia non può finire così. Il ragazzo ha subito un danno notevole a causa dei continui ingiustificati rinvii, un danno che andrà quantificato. Qualcuno dovrà riparare”.
La Federazione Pugilistica Italiana è esclusa dal Comitato Direttivo dell’Ente europeo. Cosa intendete fare?
“Presenteremo un ricorso ufficiale al presidente e al Board”.

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