Mondiali donne. Scarto di sette punti in tre round! E li chiamano giudici


Il bilancio di questi primi giorni dei Mondiali donne, per giudici e arbitri si potrebbe definire, usando un eufemismo, imbarazzante.
Venti match (oltre il 17% del totale) si sono conclusi con un verdetto di 3-2. Tre giudici per una, due per l’altra.
Trenta volte si sono verificate differenze di quattro punti tra due verdetti.
Due volte cinque punti.
Otto volte sei punti.
E addirittura due volte sette punti!
Bizzarro, diciamo così, il cartellino della filippina Ludy Therese Corriales che ha visto vincente per 30-26 la thailandese Pornitp Buapa nel match al limite dei 60 kg contro Jasmine. Gli altri quattro giudici hanno dato tutte e tre le riprese all’indiana. Sette punti di differenza in tre round!
Curioso il verdetto dell’incontro (60 kg) tra l’ucraina Amina Abrahamova e l’uzbeca Jocely Tshwala vinto dalla prima. Tre giudici 30-27 per lei, due 30-27 per l’altra. I primi o i secondi devono avere giudicato osservando il match del ring sbagliato.
Singolare anche il cartellino di Abderrazzak Mouhni. Il giudice francese è stato l’unico ad avere visto Esra Yildiz, turca, vincente sull’azzurra Alessia Mesiano. Gli altri quattro giudici hanno indicato chiaramente la superiorità dell’italiana: due per 30-27, uno per 29-28, l’altro addirittura per 30-26.
Poi ci sono gli arbitri.
Ho visto un paio di conteggi per un pugno che aveva appena toccato l’avversaria, ho visto fermare innumerevoli volte il combattimento per non so bene quali motivi, ho visto direttori del match troppo lontani dall’azione e altri così vicini da rischiare di farsi mandare al tappeto.
È la solita storia, il problema di arbitri e giudici resta in piedi in tutta la sua gravità.
Da sei anni sono stati bloccati una cinquantina tra i migliori arbitri (i 36 di Rio 2016, più altri 14 ). Non con un provvedimento ufficiale, ma semplicemente non inserendoli più nei grandi tornei. Nessuno di loro ha mai ricevuto alcuna comunicazione…
Accade così che vengano mandati a giudicare o arbitrare ufficiali di gara con poca esperienza ad alti livelli. Non hanno il colpo d’occhio, soffrono della tensione che nasce dall’evento, sono frastornati dai continui cambi di direttive. A farne le spese sono atleti ed atlete che sul ring non inseguono solo un sogno, ma rischiano fisicamente e prima di salire quei gradini hanno sudato, sofferto, faticato e impegnato la totalità del loro tempo.
Oggi e domani solo sessioni serali.
Buona fortuna.


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