Non voleva fare il maestro, ora Italo è il migliore dell’anno…

Italo Mattioli, romano vero, è il maestro dell’anno per boxeringweb. Nato al Quadraro, cresciuto alla Garbatella.
Figio d’arte, anzi nipote d’arte. La boxe come tradizione di famiglia. Il nonno Armando Alleori è stato il suo primo coach alla Ferrovieri. Era un pugile Italo, poi è arrivato il matrimonio con Rosa l’1 luglio del ’79, la ricerca di un lavoro che potesse dargli tranquillità. A quel punto la palestra è diventata solo un posto per tenersi in forma.
Non pensavi di fare il maestro?
Non ne avevo alcuna intenzione, anche se io in palestra sono nato.
È stato nei giorni dopo l’agonismo che è cominciato il giro di Roma, perché anche se non aveva ancora deciso quale sarebbe stata la sua vita, Italo sapeva che quello sport non sarebbe mai riuscito a lasciarlo.
Come definiresti il tuo rapporto con il pugilato?
Non è amore, è una droga. Una volta che l’hai conosciuto non puoi più staccartene. Ma è una droga che ti fa bene, ti fa conoscere splendidi compagni di viaggio e con loro lavori, lavori. Soldi? Scordateli, sono pochi. Non è per quello che non riesci a stare lontano dalla boxe. È la gioia di vedere i tuoi ragazzi crescere, è vedere i loro progressi, è soffrire all’angolo. Tanto.
Una sofferenza che poteva costarti caro.
Non credo sia stato il pugilato a creare il mio problema fisico. Lo chiamo così, problema. Il destino ha deciso che non era arrivato il mio momento. A metà dicembre sono andato a fare una visita di controllo, il cardiologo mi ha consigliato una TAC. Ho due cardiologi che lavorano nella palestra dove insegno, Roberto Maggi e Christian Paris, mi hanno convinto che non c’era tempo da perdere. Mi sono operato il 19 dicembre, mi hanno messo uno stent. Il chirurgo mi ha detto che sono stato fortunato, ho affrontato il problema in tempo. Adesso lo so.
Quando sei tornato in palestra?
Il giorno dopo l’uscita dall’ospedale.
Italo ha lavorato con Sergio Natale, suo maestro dopo il nonno. Con Pino Iuppa alla Laima Team, con Roberto D’Elia, Massimo Sisani, con Pioppini alla Noble Art. Un lavoro nella vita l’aveva trovato, in ospedale. La giornata era piena. Nel 1998 finalmente si è deciso e ha fatto l’esame da aspirante tecnico.
Da vent’anni è in coppia con Luigi Gigi Ascani, grande amico e tecnico di valore. La loro sede operativa è la Team Boxe Roma XI alla Montagnola. Lì allena, tra gli altri, i professionisti Damiano Falcinelli, Giovanni De Carolis ex campione del mondo, Luca Angeletti e Pietro Rossetti. Proprio quest’ultimo è stato nominato da boxeringweb pugile emergente del 2021.
Come definiresti Rossetti?
È un ragazzo d’oro. Ha coraggio, un cuore grande. E una voglia infinita di arrivare. Si allena ogni giorno, con impegno, è sempre pronto. Ha una famiglia fantastica: papà Sergio è professore di latino, mamma Ippolita lavora come editor, il fratello Giacomo fa il giornalista. Stava con il maestro Marco De Paolis, poi a 13 anni è rimasto con me. Pietrino, lo chiamo così, ha fatto una buona carriera da dilettante e ora da welter professionista ha un ottimo record (13-1-0, 4 ko).
E De Carolis?
Per me è come se fosse un figlio. Gigi ed io lo stimiamo come uomo e come pugile. Ha vinto tutto, è un grande.
E Falcinelli?
L’anno appena chiuso è stato un anno buono, anche se è finito con una sconfitta pesante. Si è stabilizzato nel peso, ha conquistato il titolo italiano dei superwelter. A 28 anni può fare tanto. È un ragazzo fantastico, si alza all’alba, va a lavorare, poi viene in palestra e si allena. Quindi, torna a lavorare.
Italo, hai sempre amato il pugilato, ma sei diventato maestro solo dopo averlo a lungo praticato. Come mai?
Non avevo alcuna intenzione di insegnare boxe. In tanti hanno insistito e alla fine sono riusciti a convincermi. Hanno avuto ragione loro, è un mestiere bellissimo. Devo ringraziarli.
Cosa ti piace più di tutto?
Mi piace vedere quei pugili che si sacrificano, lottano, che salgono sul ring per amore dello sport, si impegnano, migliorano un po’ alla volta. Sanno che senza tutto questo non arriveranno mai, non realizzeranno mai i loro sogni. Tu soffri all’angolo, soffri tanto. Ma vederli lottare dando sempre il massimo è bellissimo. Ecco cosa mi piace, cosa mi rende felice. 
Buon lavoro, maestro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...