Bob Arum 90 anni oggi, sabato festeggia con la riunione 2.120

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Oggi Bob Arum ha compiuto 90 anni.
Il 29 marzo del 1966 ha organizzato il primo incontro.
Così ha raccontato quel momento storico per la sua vita al giornalista/scrittore Thomas Hauser.

Muhammad Ali contro George Chuvalo, 29 Marzo 1966 a Toronto, è stato il primo incontro che ho promosso. Jim Brown mi ha fatto incontrare Herbert Muhammad che gestiva Ali. Abbiamo formato una società di promozione denominata Main Bout. Il primo combattimento che abbiamo organizzato è stato un incubo. Avrebbe dovuto essere Ali contro Ernie Terrell a Chicago. Poi siamo stati cacciati dall’Illinois perché Ali aveva detto che non aveva mai avuto motivo di litigare con i Vietcong… Ho cominciato a girare come un pazzo per tutto il Paese, senza alcuna fortuna, alla ricerca di uno Stato che ci avrebbe permesso di allestire il combattimento. Infine ho trovato Montreal, ma poi abbiamo dovuto spostarci a Toronto. Terrell si è tirato fuori e ci siamo ritrovati con Ali vs Chuvalo. La sera del match, sono andato all’arena, la Maple Leaf Gardens. L’unica cosa che mi interessava era il match. Non sono entrato, non ho guardato il ring e detto “wow”. Non sapevo nulla dei combattimenti preliminari perché, al momento, non sapevo nulla di boxe. L’unica cosa di cui ero certo era che volevo disperatamente che suonasse il primo gong per Ali vs Chuvalo, perché avevo promosso l’evento con la mia carta Diners Club e nel conto c’erano solo 29.000 per pagare tutto…

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Sono passati più di cinquantacinque anni da quel giorno e oggi, mercoledì 8 dicembre 2021. è ancora in piena attività. Sabato, al Madison Square Garden di New York, organizzerà la sua riunione numero 2.120. Il clou sarà il match al limite dei pesi leggeri (12 round) tra Vasyl Lomachenko (15-2-0, 11 ko) e Richard Commey (30-3-0, 27 ko). Nel programma anche Nico Ali Walsh, suo nonno era Muhammad Ali. Affronterà Reyes Sanchez: Entrambi imbattutti, Nico due match e due vittorie per ko; Reyes sei incontri, sei vittorie, due ko.

1TUna storia intensa quella di Bob Arum, il boss della Top Rank.
Nato a Brooklyn l’8 maggio del 1931, laureato in legge ad Harvard, ha lavorato come esperto fiscalista per la Procura di New York durante l’amministrazione di John F. Kennedy e Lindon B. Johnson. È stato al fianco di Robert Kennedy durante la prima fase della corsa alla presidenza.
A 34 anni, la svolta.
L’ho conosciuto nel periodo in cui veniva spesso in Italia.
Me lo ricordo in una notte di fine ottobre ’82, all’interno dell’Hotel Mediterranée a Sanremo, cantare l’inno americano accompagnato al piano da un musicista di talento.
È stato lui a darmi il lasciapassare per due delle notti più incredibili della mia carriera, un’accoppiata pazzesca. L’invito al matrimonio di Jack La Motta sui gradini della piscina del Caesars Palace di Las Vegas e un accredito stampa per la prima fila di bordo ring in occasione della sfida tra Marvin Hagler e Thomas Hearns.
Merito non certo mio o del giornale per cui al tempo lavoravo, ma del mio amico Rodolfo Sabbatini, un grande uomo che conosceva alla perfezione la boxe e il mondo dei media. Era il socio europeo del boss americano, un’intuizione geniale che gli aveva aperto le porte della televisione che conta.

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Fondatore della Top Rank, di cui è ancora il titolare, ha lavorato con i più grandi pugili dell’ultimo mezzo secolo. Hanno combattutto nelle sue riunioni Muhammad Ali, Marvin Hagler, Manny Pacquiao, George Foreman, Sugar Ray Leonard, Miguel Angel Cotto, Oscar De La Hoya, Julio Caesar Chavez e tanti altri.
Al quotidiano Las Vegas Sun che gli ha chiesto di mettere in fila i cinque match che hanno avuto un maggior peso nella sua carriera, Arum ha risposto così.

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  1. Ali vs Frazier III, 1 ottobre 1975. Il mitico Thrilla in Manila.
  2. Hagler vs Hearns, 15 aprile 1985 a Las Vegas. Una guerra senza un attimo di pausa
  3. Tate vs Coetzee, 20 ottobre 1979 a Pretoria. Ottantamila sudafricani riempivano lo stadio.
  4. Pryor vs Arguello, 12 novembre 1982. Due maestri sul ring.
  5. Mayweather vs Pacquiao, 2 maggio 2015. Il più grande affare nella storia della boxe.
    Niente male, vero?
    Ma nella vita di Bob Arum non c’è stato soltanto il sole.
    Nel 1995 ha dovuto pagare 125.000 dollari di multa alla Commissione Atletica del Nevada, che lo ha ritenuto colpevole di avere versato una tangente per agevolare il nulla osta di una  riunione.
    Nel 2000 ha confessato in Tribunale di avere corrotto l’IBF per convincere l’Ente a porre in alto nelle classifiche i suoi pugili.
    Roberto Duran, nel corso di un’intervista che mi ha concesso nella sua casa di Miami molto tempo fa, l’ha accusato di non avere mai versato al fisco la percentuale di tasse che invece tratteneva dalle sue borse.
    A 90 anni parla di progetti, di piani a lungo termine.
    Nella testa aveva un pensiero fisso: Lomachenko vs Pacquiao. Non c’è riuscito.

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    Uomo di cultura, aveva un modo particolare di gestire la conversazione con chi non era della sua stessa madre lingua. Parlava lentamente e lo faceva in un inglese perfetto. Voleva essere sicuro di non essere frainteso, che i concetti che esprimeva fossero chiari dalla prima all’ultima parola.
    Diavolo e genio, Bob Arum ha influenzato pesantemente il pugilato mondiale dalla seconda metà degli anni Sessanta ai giorni nostri. È lui, assieme a Frank Warren, a gestire Tyson Fury. Il campione del mondo dei massimi per il WBC. 
    Sabato Arum festeggerà la puntata 2.120 della sua avventura, a novant’anni la boxe lo considera ancora un punto di riferimento.

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