“Lopez è stato fortunato a non essere morto” dicono i medici

Un retroscena drammatico, inquietante, imbarazzante è stato rivelato ieri da Mark Kriegel su espn.com. Riguarda il mondiale Wba, Ibf, Wbo dei leggeri tra George Kambosos jr e Teofimo Lopez, vinto dal primo per split decision (due giudici per lui, uno per l’avversario) il 27 novembre scorso al Madison Square Garden di New York.
La situazione raccontata dal giornalista, e successivamente da vari siti americani, mette in fila una serie di eventi davvero incredibili, preoccupanti, e lancia un’ombra sul mondo della boxe a grandi livelli.
Teofimo Lopez è stato fortunato a non essere morto, intendo: molto fortunato” ha detto il dottor Peter Cosentino, direttore dell’Istituto specializzato in malattie dell’area testa/collo di New York. L’ha confermato la dottoressa Linda Dahl, otorinolaringoiatra che opera in tre dei principali ospedali di Manhattan.
Lopez soffre di asma da quando aveva sei anni, nel giugno scorso è risultato positivo al Covid-19.
Ha cominciato ad accusare una mancanza di respiro e un gonfiore nella zona del collo venerdì, poco prima del peso. Non ha detto nulla nel corso degli esami medici che precedono il match, temeva che gli impedissero di combattere.
Mi sono subito chiesto: come mai i medici non sono riusciti a diagnosticare quel malore, a capire quanto pericolosa fosse la situazione?
La dottoressa Dahl una risposta al quesito l’ha fornita a Mark Kriegel.
Con l’auscultazione attraverso lo stetoscopio il problema non è rilevabile. Sarebbe servita una TAC per capire l’esistenza di una malattia e quale potesse essere la sua gravità”.
Dopo il peso, Lopez è andato al ristorante per reidratare l’organismo e per mangiare.
È stato proprio allora che i sintomi sono stati ancora più evidenti.
Dice il dottor Cosentino: “Lopez potrebbe avere allungato velocemente il suo esofago fino a provocare uno strappo o qualcosa del genere”.
Il pugile ha pensato fosse un problema provocato dall’asma, il padre e quelli del clan hanno creduto fosse un problema generato dal reflusso o dalla disidratazione causata dal taglio del peso. Il papà avrebbe comunque consigliato un ricovero in ospedale, Lopez si è rifiutato. Ancora una volta, non voleva che i medici annullassero il mondiale.
La mattina del match il pugile accusava dolori al petto e al collo. Neppure quelli l’hanno convinto a ulteriori esamici clinici.
Dopo il combattimento gli è stato somministrato ossigeno, è stato suturato con nove punti sopra l’arcata sopracciliare sinistra e gli è stata fatta una TAC che ha riscontrato un notevole quantità d’aria nel collo.
Successivamente è stato visitato dalla dottoressa Dahl che, dopo avere visto il risultato della TAC ha detto: “Ringrazio Dio che tu sia vivo”.
L’aria era nella parete toracica, attorno al cuore e nel collo. Il problema era un piccolo strappo nell’esofago.
Se fosse stato colpito al collo o il torace, in un certo modo e in un certo punto, il polmone sarebbe potuto collassare e Lopez per respirare avrebbe avuto bisogno di essere intubato – ha continuato la dottoressa – Come sia riuscito a portare avanti il match non so spiegarmelo. Era come se gli avessero messo sul torace un macigno di 300 libbre (più o meno 136 chili), come se collo e torace fossero avvolti da una massa enorme di peso”.
Questi i fatti, le parole, le paure. Teofimo Lopez avrebbe dovuto essere in un letto d’ospedale non certo su un ring quella notte. L’hanno detto i medici al giornalista di espn.com.
Secondo le cartelle cliniche, al 24enne ex campione è stato diagnosticato un pneumomediastino con “aria abbondante nello spazio retrofaringeo” dai medici del pronto soccorso durante la sua visita post-combattimento all’ospedale Bellevue.
Resta da chiedersi perché il pugile abbia accettato un rischio così grande, perché nessuno del suo clan glielo abbia impedito, come e perché medici e addetti non si siano accorti delle difficoltà respiratorie del campione. La boxe è uno sport che ha in sè dei rischi. Il comportamento di ogni persona coinvolta dovrebbe tendere a ridurre al minimo possibile questi rischi (eliminarli è impossibile), non certo ad esasperarli.

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