Era il 26 novembre, del 1908. Terza sfida tra Ketchel e Papke

Era il 26 novembre anche allora, cambia solo l’anno. Era il 1908. Billy Papke e Stanley Ketchel si affrontavano a Colma, California, per il titolo mondiale dei pesi medi. Era il terzo dei loro quattro incontri. Il brano è scritto in prima persona, a parlare è l’Assassino del Michigan…

Billy Papke è nato a Spring Valley il 17 settembre del 1886. Prima di diventare pugile, ha lavorato come minatore. Morirà suicida il 26 novembre del 1936, dopo avere ucciso la moglie in un albergo di Newport in California. Al tempo dei nostri incontri era una belva scatenata. Biondo, con i capelli a spazzola, massiccio, testardo fino all’autodistruzione.
Boxava di rimessa, ma era anche un picchiatore violento che non concedeva pause. Pronto a tutto, pur di vincere.
Quattro sono gli scontri tra di noi.
Vinco il primo, Papke si aggiudica il secondo.
Sono furioso.
Ti ci sono voluti dodici round per battere un uomo ferito, un pugile reso cieco da un colpo a tradimento. La prossima volta farò sì che i tuoi occhi restino aperti a lungo, devi soffrire sino in fondo al cuore prima di vedere Stanley Ketchel che ti mette knock out.
Il maledetto pugile polacco non crede alle mie parole e si lancia in un’audace scommessa.
Vincerò questo match entro il decimo round. Se non dovessi riuscirci, sono pronto a mangiare il corvo più grosso che voli sopra il cielo della California.
Sono una furia inarrestabile. Papke è subito in difficoltà, nel quarto round barcolla. Nell’ottavo è al tappeto. Si rialza. Non gli dò neppure un attimo di tregua, deve soffrire.
Un corto gancio sinistro lo rispedisce a terra nell’undicesima ripresa. Torna in piedi solo per prendersi due destri e un sinistro allo stomaco e ripiombare di nuovo al tappeto per restarci anche dopo che l’arbitro lo ha dichiarato knock out.
Sarà la sua unica sconfitta prima del limite in tutta la carriera. Quando tornerà a casa, anche la moglie faticherà a riconoscerlo.
Dovrei essere triste per questo?
Balle, vederlo così mi rende l’uomo più felice del mondo.
T.P. Magillican scrive sul San Francisco Call.
Papke è andato al tappeto sbattendo la testa con un crack che è stato sentito dall’intera arena. Ketchel gli era saltato addosso come un lupo. Destri e sinistri alla testa e al corpo, fino a farlo saltare.
Ma come, non dovevo perdere?
I giornalisti dicono che non ho stile, che la mia boxe è solo violenza. C’è però uno di loro, il più giovane ma a mio avviso anche il più bravo, che la pensa diversamente. Si chiama Nat Fleischer e ha la mia età, è il solo che capisca cosa sia veramente la boxe.
Stanley Ketchel è uno dei più grandi pugili del mio tempo. Sa sfruttare tutta la sua forza con grande freddezza. Nel momento in cui sale sul ring i suoi occhi sono quelli di un killer. Ketchel è un diavolo del quadrato capace di convincere i nemici che tutte le furie degli dei si stanno rivolgendo contro di loro. Tira pugni da ogni angolo del ring. Se manca un colpo con una mano, è subito pronto a colpire con l’altra. È aggressivo come un bulldog e forte come un cavallo.
Belle parole, no?
Lui scrive per i giornali di New York e studia alla New York University, anche se mi sembra che l’abbiamo appena espulso. Ha fatto saltare in aria il laboratorio di chimica. È forte Nat, sono certo che diventerà famoso. È l’unico che capisca veramente di boxe.
Guardo in faccia i giornalisti e li sfido.
Adesso voglio Tommy Burns, lui metterà ko Jack Johnson e poi dovrà affrontarmi. Voglio il titolo dei pesi massimi!
Sono un maleducato, mi dimentico di augurare buon appetito a Billy Papke.
Con la speranza che il corvo sia di suo gusto.

(Testo tratto da “Stanley Ketchel, il più grande dei selvaggi del ring di Dario Torromeo, Absolutely Free Editore, 202 pagine, disponibile sui principali siti di vendita online in formato ebook o con copertina flessibile)

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