Ai Mondiali anche la macchina della verità diventa inutile…


Ieri The Guardian, autorevole quotidiano britannico, ha pubblicato un’interessante intervista del professore canadese Richard McLaren (l’esperto che sta indagando sullo scandalo arbitri e giudici ai Giochi di Rio 2016). Il prof dice che l’uso di uno strumento analitico verbale, una sorta di macchina della verità, ha permesso di individuare alcune falle nel sistema.
Sono state poste delle semplici domande (“Hai mai truccato o partecipato alla manipolazione di un incontro?”) in via telefonica. La macchina ha analizzato le funzioni cognitive del cervello al momento delle risposte. Lo strumento ha poi emesso un giudizio (basso, medio, alto) sui 70 intervistati: cinquanta tra quelli chiamati per i Mondiali di Belgrado, più altri venti.
Due sono stati fermati prima della competizione, due durante.
Il professor McLaren si è detto soddisfatto del risultato.
Poi, c’è stata la prima giornata delle finali.
E abbiamo visto un salto indietro nel passato più cupo.



Sull’account Twitter di Taylor on Sport si può leggere un tranciante aforisma che inquadra la situazione: “Il pugilato dilettantistico è uno sport semplice. Due uomini combattono per nove minuti e alla fine i cubani vincono”.



L’ex presidente federale Alberto Brasca, saggio uomo di sport innamorato della boxe, sul suo profilo Facebook commenta: “Viste le finali devo contraddirmi. Siamo tornati alle vecchie logiche di potere. La vittoria del supermassimo russo grida vendetta!
Precedentemente aveva espresso un parere moderatamente ottimista sull’attuale gestione del settore arbitri/giudici da parte dell’AIBA.
Qui non si tratta di codificare un organismo tutoriale che vegli sui verdetti (Regola 20, Bout Review). Qui si tratta di azzerare questa classe politica e ricominciare da capo. Esattamente come vuole fare il Comitato Olimpico Internazionale.
Credo proprio che il torneo di pugilato a Parigi 2024 l’AIBA dovrà vederlo in televisione, esattamente come ha fatto per Tokyo 2020.

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