Wallin vs Whyte e la strana dichiarazione di un teste…

Quello che sto per raccontare è un giallo, un mistero al momento insoluto. L’ambientazione, il giudice, il procuratore, l’avvocato della difesa sono personaggi inventati. Ma i fatti, le dichiarazioni dei protagonisti, l’accusato e il testimone a discarico appartengono alla realtà. Le testimonianze di Dillian Whyte e Alen Babic sono prese dalle loro interviste, rispettivamente a Sky Sports e Boxing Social.
Ho voluto scrivere l’articolo come se la scena si svolgesse all’interno di un tribunale perché è questo il luogo in cui, credo, meriterebbe essere dibattuta. Ho usato alcuni protagonisti di fantasia perché ho l’impressione, sicuramente discutibile, che il tutto sia più vicino alla commedia che al dramma.

Tribunale di New York. Fuori piove, la pandemia ha resto tutti più cupi, ma la gente continua a correre come nei giorni felici. Molti i posti liberi in aula.
Sul bancone del giudice, siede un signore in carne, poco oltre la cinquantina, colorito olivastro, accento sudamericano. Il procuratore è un uomo che ha passato da poco i sessanta, ha capelli grigi e lo sguardo indagatore. Il difensore è un tipo in età avanzata, capelli bianchi e barba corta dello stesso colore.

Giudice: Siamo qui riuniti per discutere il caso Otto Wallin vs Dillian Whyte, i due avrebbero dovuto affrontarsi il 30 ottobre prossimo alla 02 Arena di Londra per il titolo ad interim del World Boxing Council. L’imputato, signor Dillian Whyte, è accusato dalla controparte di avere annullato la sfida per un infortunio alla spalla senza averlo in realtà subito, o perlomeno di non averlo subito in maniera invalidante. La controparte ha denunciato l’imputato di avergli procurato un grave danno economico. Parola al procuratore.

Procuratore: Vostro onore, il signor Whyte ha numerosi precedenti che vanno a sostegno della nostra tesi di non sincere dichiarazioni. Ha rifiutato quattro milioni di dollari come borsa per affrontare Tyson Fury, giudicandoli, testuale, spazzatura. Ha fatto causa al WBC che, a suo dire, lo avrebbe tenuto troppo a lungo in attesa del mondiale. Nel 2012 è stato squalificato dopo essere stato trovato positivo doping ed è rimasto fermo per due anni. Conclusa la squalifica si è fatto operare alla spalla destra, una spalla ancora dolorante che l’avrebbe portato alla richiesta di annullamento del match contro il nostro assistito Otto Wallin. A nostro avviso il signor Dillian Whyte è persona inaffidabile. Chiediamo che porti in aula una prova tangibile dell’infortunio. Una risonanza magnetica che testimoni il danno subito. In caso contrario chiediamo la sua squalifica, l’annullamento di tutti gli accordi presi con la sua organizzazione, con il signor Wallin e con chiunque altro possa portarlo a una sfida mondiale contro Tyson Fury che, a nostro avviso, è la vera ragione che lo ha spinto verso l’annullamento dell’evento del 30 ottobre.

Giudice: Avvocato (difensore di Whyte) cosa ha da dire a tutela del suo cliente?

Avvocato: Ci meravigliamo delle parole del procuratore, siamo indignati davanti alle allusioni fatte. Abbiamo prove e testimonianze che convalideranno l’evidenza del danno fisico subito dal nostro assistito.

Giudice: Avvocato, quale è il suo primo testimone?

Avvocato: Chiamo al banco il signor Dillian Whyte.

Giudice: Venga signor Whyte e pronunci il giuramento.

Whyte: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.

Giudice: Lo giura?

Whyte: Lo giuro.

Procuratore: Quando ha capito che non avrebbe potuto affrontare il match contro il signor Otto Wallin?

Whyte: Quando ho comunicato ufficialmente all’organizzatore Eddie Hearn di Matchroom la mia indisponibilità. Sono devastato perché ho fatto un ottimo allenamento, una grande preparazione. Ero in splendida forma e ho avuto dei lusinghieri test con gli sparring. Non vedevo l’ora di mettere ko Wallin, l’avrei fatto nella prima metà dell’incontro”.

Avvocato: Non c’era alcuna possibilità di salire sul ring e battersi contro il suo avversario?

Whyte: No, il dolore era troppo forte.

Avvocato: Grazie, ho finito.

Giudice: Procuratore, vuole procedere con i contro interrogatorio?

Procuratore: Mi riservo di farlo in seguito.

Giudice: Avvocato, ha altri testimoni?

Avvocato: Per confermare la reale entità chiamiamo sul banco dei testimoni il signor Alen Babic.

Giudice: Venga al banco signor Babic e pronunci il giuramento.

Babic: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.

Giudice: Lo giura?

Babic: Lo giuro.

Giudice: Prego, avvocato.

Avvocato: Lei signor Babic ha visto il signor Whyte in allenamento, come stava?

Babic: Male.

Avvocato: Le sembrava accusasse dei dolori?

Babic: Sì.

Avvocato: Così forti da farlo rinunciare al match?

Procuratore: Obiezione Vostro Onore, il signor Babic non è né medico, né fisiatra, né ortopedico. Il suo giudizio non è quindi da esperto, di conseguenza non è rilevante.

Giudice: Accolta.

Avvocato: Riformulo la domanda. Guardandolo in allenamento, lei, da pugile professionista, pensava potesse affrontare un match?

Babic: No.

Avvocato: Grazie, ho finito.

Giudice: Procuratore, a lei il testimone.

Procuratore: Da dove arriva la sua sensazione che Whyte provasse dolore?

Babic: Faceva davvero fatica quando sollevava pesi e cose del genere. “Non mi piace” gli ho detto. Ma Dillian è Dillian. Fa quello che vuole. Non vedevo come questo potesse aiutarlo con la spalla, è andata male.

Procuratore: In che senso, è andata male?

Babic: Nel senso che non ha fatto sparring per le ultime due o tre settimane.

Procuratore: Grazie, non ho altre domande.

Giudici: Ci sono altri testimoni?

Avvocato: Non da parte nostra.

Procuratore: No.

Giudice: Potete formulare le vostre arringhe. A lei, avvocato.

Avvocato: Il signor Dillian Whyte è un pugile paziente. Ha aspettato quasi due anni prima che il WBC gli consentisse di disputare il titolo, ha lavorato duramente dopo l’operazione alla spalla, si è allenato con serietà per la sfida a Otto Wallin. Solo la sfortuna e il risentimento di un vecchio dolore gli hanno impedito di mantenere l’impegno. Chiediamo che la richiesta non procuri danni al nostro assistito, che la trattativa per la sfida a Tyson Fury per il mondiale WBC non si arresti e che Dillian Whyte possa vedere rispettato il suo ruolo di sfidante ufficiale.

Giudice: A lei procuratore.

Procuratore: Credo che il caso abbia una doppia possibile soluzione. La prima che il signor Dillian Whyte presenti una risonanza magnetica che avalli la sua tesi e confermi l’infortunio. In questo caso, siamo disposti a ridiscutere la situazione. La seconda che il signor Whyte sia condannato a pagare i danni procurati al signor Wallin con l’annullamento del match senza fondati motivi per farlo. E la testimonianza del signor Babic ne è conferma eclatante. Se, come ha giurato il signor Babic, nelle ultime tre settimane non ha potuto fare sparring, perché è arrivato solo ventuno giorni dopo a comunicare l’infortunio all’organizzatore? Solo perché può farlo, in quanto Eddie Hearn/Matchroom oltre che organizzatori sono anche i suoi manager? E se Babic ha testimoniato il vero, ne deduciamo che Whyte ha testimoniato il falso quando ha detto di avere fatto ottime sedute di sparring sino alla fine. Concludendo, chiediamo che sia condannato per avere giurato il falso, gli sia tolta la possibilità di allungare i termini per un match contro Otto Wallin e soprattutto gli sia impedito di aprire una trattativa con Tyson Fury.

Giudice: Grazie, signori. Mi ritiro per decidere.

Cosa deciderà il giudice, che nella realtà si chiama Consiglio Esecutivo del World Boxing Council, lo sapremo nei prossimi giorni. Di certo dopo i ripetuti ricorsi in tribunale da parte di Dillian Whyte il WBC, già condannato una volta a New York a soddisfare le richieste del pugile, si trova in evidenti difficoltà.
E il pugilato?
La risposta amico mio vola nel vento, la risposta vola nel vento…

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