Grande Fury! Nonostante due kd, travolge Wilder

Quando il diretto da Tucaloosa delle 6:10 (ora italiana)  è arrivato puntuale in stazione, Tyson Fury era al centro del binario e non è riuscito a evitarlo. Il destro di Deontay Wilder si è così schiantato sulla sua fronte e lo ha travolto, fino a mandarlo al tappeto. Colpito, sofferente, in fase di recupero è andato nuovamente giù su un gancio destro.
All’angolo dello sfidante devono essersi guardati, probabilmente avranno anche sorriso.
Non sapevano che quello sarebbe stato l’ultimo momento di felicità in una notte che dedicata alla sofferenza.
Tyson Fury è un pugile, un campione.
Deontay Wilder è un destro di potenza devastante, poi solo carattere, coraggio. Di spazio per il pugilato ne rimane poco. Quando hai in canna un colpo che tramortisce, come lui ha, forse gli dedichi troppa attenzione e non vai a cercare altro. Ti va bene fino a quando non incontri l’uomo con il fucile. Quello che sembra un’imbarazzante parodia di atleta, quando invece è un super, uno che sa portare ganci, montanti, diretti. Colpisce di destro e di sinistro. Sa sfruttare i suoi vantaggi.
Ti scarica addosso quei 125 chili di peso, ti infligge la sofferenza di tenerlo sul corpo. E quando cerchi di scrollartelo di dosso, lui ti punisce e tu ne esci affaticato e dolorante.
E poi ha tecnica. Un capolavoro il gancio destro con cui ha mandato al tappeto Wilder nel decimo round. L’altro ha provato con il sinistro lungo, ma era lento, prevedibile. Il re dei gitani si è spostato leggermente sulla destra, ha schivato quel goffo tentativo e ha girato senza pietà il suo gancio destro. Strike. Giù.
Il campione quando è entrato nell’arena mi è sembrato poco concentrato, poco attento a quello che sarebbe stato. Poi, è salito sul ring. E in quel momento tutto è cambiato. Una lucida follia è apparsa nei suoi occhi. Era pronto alla guerra. Pronto a scatenare l’inferno.
Ha messo al tappeto Wilder nel terzo round, ancora una volta con il gancio destro.
Ha subito un doppio knock down nella ripresa successiva. Qualche miscredente avrà pensato che la vendetta stesse per compiersi. Fury ha rincuorato con uno sguardo l’angolo, si è rimesso in guarda per tranquillizzare l’arbitro e ha ripreso in mano la partita.
La conclusione è arrivata nell’undicesima ripresa, un gancio destro al termine di una serie infinita, ma era nell’aria da tempo.
La differenza tra i due è molto più grandi di quanto possa essere sembrata.
Fury ha più opzioni tattiche a disposizione, maggiore varietà di colpi, più astuzia.
L’altro ha una capacità di andare incontro al dolore eccezionale. Ma questo non porta alla vittoria, al massimo conduce a un’onorevole sconfitta. Per tutto l’incontro il suo sguardo mi è sembrato quello di uno in attesa dell’esecuzione. Sfiduciato, avvilito. E alla fine mi parso addirittura di vedere, ma sicuramente mi sarò sbagliato, anche una lacrima confondersi tra le gocce di sudore.
Un grande match, ma non lasciatevi ingannare dal doppio atterramento subito da Fury nel quarto round. Lui questo mondiale lo ha dominato. Sempre.
È il più forte peso massimo in circolazione, un campione che merita rispetto e a cui va riconosciuto l’onore che si è conquistato nelle battaglie sul ring. Ha vinto disputando un grande match. Teniamolo a mente. Abbiamo avuto la fortuna di vedere un peso massimo degno del migliore pugilato.
Deontay Wilder non poteva migliorare alla sua età, non poteva farlo a fine carriera. Con un solo colpo, anche se è alla dinamite, non arrivi in cima alla montagna. Puoi arrampicarti fino a quando gli ostacoli lungo il cammino non sono poi così difficili. Ma alla prima roccia difficoltosa, cadi giù.
Rabbia e determinazione non bastano. Sul ring devi conoscere quella che una volta si chiamava nobile arte. Ieri sera Deontay Wilder è stato nobile nel comportamento, ma di arte ne ha avuta davvero poca.
Tyson Fury è il campione. Avanti il prossimo.

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