Quarant’anni fa Leonard vs Hearns, i magici Ottanta…

Il 16 settembre 1981, quarant’anni fa, si affrontavano Sugar Ray Leonard e Thomas Hearns. È stato un decennio fantastico, il migliore fino ai nostri giorni.
Se qualcuno vi dovesse accusare di nostalgia, di essere rimasti ancorati alla vostra gioventù parlategli del calendario che sto per proporvi. Sono alcuni dei match che si sono svolti in quegli anni, li elenco in ordine cronologico.

1980
Leonard vs Duran I
Duran vs Leonard II
Hearns vs Cuevas
S. Sanchez vs Lopez
Hagler vs Minter

1981
Leonard vs Hearns
Holmes vs Snipes
S. Sanchez vs Gomez

1982
Hearns vs Benitez
Duran vs Benitez
S. Sanchez vs Nelson

1983
Hagler vs Duran
Hagler vs Hearns
Duran vs D. Moore
Duran vs Cuevas

1986
Hagler vs Mugabi
Chavez vs Lockridge
Tyson vs Berbick

1987
Hagler vs Leonard
Chavez vs Rosario

1988
Tyson vs M. Spinks
Chavez vs Ramirez

1989
Duran vs Barkley
Chavez vs R. Mayweather

Per quanto riguardo le cose di casa nostra, vi ripropongo l’introduzione del mio libro Eravamo l’America. Leggete cosa sono stati capaci di fare i pugili italiani in quel decennio.

«Agostì, ma tu lo sai cosa è la boxe?».
Sì, maestro.
«E allora dimmelo».
Che le devo dire?
«Cosa è la boxe?».
Dare e prendere cazzotti.
«Non ci siamo Agostì».
Me lo dica lei, cosa è la boxe?
«È il prezzo che devi pagare per guadagnarti il Paradiso».
E devo pagarlo subito?
«Più soffri in palestra, meno soffrirai durante il match».
Sì, maestro.
«Se capirai sino in fondo il concetto, imparerai anche che senza sacrifici non potrai realizzare i tuoi sogni».
E se durante il combattimento mi capitasse di andare giù?
«Dentro un ring o fuori non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra. L’ha detto lui…».
Lui, chi?
«Muhammad Ali».
Me sa che adesso ho davvero capito, mae’.
«Bravo Agostì. Vai sul ring e fammi due riprese di guanti col Valeriana, chissà mai riuscissi a svegliarlo un po’…».

Sognatori che non si sono mai arresi.
È la definizione poetica che Nelson Mandela ha dato dei vincitori.
In queste pagine racconto le loro storie.
Parlo di uomini che ho visto soffrire, maledire il mondo, avere paura, sognare, gioire, esultare. Quando salivano sul ring lasciavano nello spogliatoio ogni indecisione e si abbandonavano alla lotta. È così che sono arrivati in vetta, pronti a cogliere il frutto delle loro fatiche. In tre hanno vinto l’oro olimpico, in sette il mondiale tra i professionisti. Qualcuno ha raccolto entrambi.
Per uno strano caso del destino, ma forse non era un caso e il destino c’entrava poco o nulla, quei signori hanno realizzato le loro imprese nello stesso arco di tempo. I meravigliosi anni Ottanta.
Eravamo l’America, avevamo il mondo in pugno. Erano i giorni dell’abbondanza e io inseguivo storie da raccontare.
Prima di scrivere questo libro mi sono imposto due regole.
Avrei parlato solo degli italiani che nel decennio il mondiale professionisti lo hanno vinto.
E avrei narrato esclusivamente i match che ho vissuto a bordo ring. Perché di questi posso restituire immagini, profumi, retroscena, parole, gesti.
Ho mantenuto l’impegno per ognuna delle storie che troverete in queste pagine, tranne una. Non ero in platea, ma a tremila chilometri di distanza. Eppure era come se fossi lì, seduto in prima fila ad assistere al trionfo.
Ho messo assieme parole, fatti e suggestioni di ogni combattimento.Sono sfilati davanti ai miei occhi gli scenari di quelle imprese: Las Vegas, Mosca, Los Angeles, Seul, Milano, Napoli, Agrigento, Montecarlo, Atlantic City, Genova, Perugia, Pesaro, Saint-Vincent, Sanremo, Siracusa. Palcoscenici dove a recitare erano signori che si chiamavano Patrizio Oliva, Loris e Maurizio Stecca, Gianfranco Rosi, Giovanni Parisi, Valerio Nati, Sumbu Kalambay, Francesco Damiani. Uomini che hanno reso nobile l’arte di casa nostra.
Storie affascinanti, segreti nati dietro le quinte, notti di confessioni, vigilie di peccato.
Boxe e vita viaggiano a stretto contatto, anche se non sono poi così convinto che si possano confondere. Sono un discepolo della scuola della scrittrice americana Joyce Carol Oates. “La vita è come la boxe per molti e sconcertanti aspetti. La boxe però è soltanto come la boxe”.
I nostri campioni hanno attraversato gli anni Ottanta lasciando segni profondi. Match appassionanti, sconfitte che lacerano l’anima, vittorie che ripagano di ogni sacrificio, ferite che porteranno dentro per sempre.

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