Nico dedica la vittoria per kot 1 al nonno più grande di sempre

Sorride se gi dicono che ha imitato la posa di vittoria del nonno, dice che questa avventura gli ha provocato un eccesso di responsabilità. Poi però prova a rifare i gesti di Muhammad Ali dopo un ko e quando gli chiedono cosa abbia significato questo esordio al professionismo, se la cava sicuramente bene.
“Per la gente lui è stato il più grande pugile di sempre, per me è stato solo il nonno. Il nonno più grande di sempre!”.
Nico Ali Walsh ha esordio al professionismo. Ha affrontato Jordan Weeks (4-1-0, prima della sfida) al limite dei pesi medi e lo ha sconfitto per kot dopo 1:49 del primo round, quando l’arbitro Gerald Ritter ha fermato il match dopo una lunga serie di destri (ganci e diretti) da parte del nipotino.

A bordo ring mamma Rasheda (la secondogenita dei nove figli di Ali), ha esultato braccia al cielo e accenno di ballo.
Il match ha avuto come promoter Bob Arum, lo stesso uomo che 55 anni fa aveva organizzato il suo primo match di pugilato mettendo in piedi Ali vs George Chuvalo a Toronto.
Il mondo era diverso allora, ma era diverso anche Arum.
Ricordo quei giorni, con un passaggio preso del mio libro Solo come un pugile sul ring.

Il telefono squilla da venti secondi.
Lynn sta preparando la cena.
George è in poltrona a leggere il giornale.
«Qualcuno si degna di rispondere?» urla Lynn dalla cucina.
Ha sposato George sette anni fa, la vita procede tranquilla nonostante il mestiere del marito.
Lui fa il pugile e sul ring non si risparmia.
Si alza, tira su la cornetta e finalmente il suono si placa.
«Sono George Chuvalo, chi parla?».
Ciao George, lavoro per Bob Arum. Ti va di combattere per noi?
«Bob chi?».
Arum. È un nuovo organizzatore, ha 35 anni e grandi idee. È un avvocato, si è laureato con lode a Harvard. È un esperto di tasse. Ha messo su una riunione per il 29 marzo al Maple Leaf Gardens, nella tua città.
«Io le tasse le pago, non ho così tanti soldi da dovermi preoccupare. Non lo conosco. E poi contro chi dovrei combattere?».
Contro Muhammad Ali.
«Scherzi?».
No. Doveva esserci Ernie Terrell sul ring, ma ha dato forfait. E allora abbiamo pensato a te.
«Ma mancano solo diciassette giorni al match».
Non sei pronto?
«Mi sto allenando, ma non certo per un incontro così impegnativo».
Insomma, vuoi o no affrontare Ali il 29 marzo a Toronto?
«Un attimo, chiedo a mia moglie».
Non fare il cretino, George.
«Non faccio il cretino, devo proprio chiedere a mia moglie».
Poggia il telefono sul mobiletto, poi urla qualcosa.
«Ehi Lynn, qui c’è un tizio che vuole che io combatta contro Ali. Abbiamo qualcosa da fare il 29 marzo?».
«Non ci sono bei film in giro, a ballare andremo dopo il match» risponde Lynn con lo stesso tono di voce del marito.
George tira su la cornetta.
«Si può fare».
Bob Arum oggi è uno dei più grandi promoter di sempre, la Top Rank è tra le principali società nel mondo della boxe.
Il suo esordio da promoter è datato 29 marzo 1966.
Un martedì che non ha mai dimenticato.
Ha raccontato ogni momento di quell’avventura a Thomas Hauser, giornalista e scrittore.
«Jim Brown mi ha fatto incontrare Herbert Muhammad che gestiva Ali. Abbiamo formato una società di promozione denominata Main Bout. Il primo combattimento che abbiamo organizzato è stato un incubo. Avrebbe dovuto essere Ali contro Ernie Terrell a Chicago. Siamo stati cacciati dall’Illinois perché Ali aveva detto che non aveva mai avuto motivo di litigare con i Vietcong…
Ho cominciato a girare come un pazzo per tutto il Paese, senza alcuna fortuna, alla ricerca di uno Stato che ci avrebbe permesso di allestire il match. Infine ho trovato Montreal, ma poi abbiamo dovuto spostarci a Toronto. Terrell si è tirato fuori e ci siamo ritrovati con Ali vs Chuvalo.
La sera del match, sono andato all’arena. L’unica cosa che mi interessava era l’incontro. Non sono entrato, non ho guardato il ring e detto “wow”. Non sapevo nulla dei combattimenti preliminari perché, al momento, non sapevo nulla di boxe. L’unica cosa di cui ero certo era che volevo disperatamente che suonasse il primo gong per Ali vs Chuvalo, perché avevo promosso l’evento con la mia carta Diners Club e nel conto erano rimasti solo 29.000 dollari».


Da sabato notte Bob Arum è anche il promoter di Nico Ali Walsh. L’8 dicembre il boss della Top Rank compirà novant’anni, si è fatto un regalo in anticipo. Si è tolto lo sfizio di portare sul ring il più grande, e oltre mezzo secolo dopo anche il nipote del più grande. Come finirà questa storia? Sono certo che non toccherà gli stessi picchi, ma stimola comunque la curiosità. E per il pugilato è già una buona cosa…

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