Mary, 38 anni e sei mondiali, cerca l’ultimo hurrah…

Domani, con il sorteggio, si entra nel vivo dell’Olimpiade.
Le quattro azzurre (Giordana Sorrentino, Irma Testa, Rebecca Nicoli e Angela Carini) attendono con impazienza di conoscere la composizione dei tabelloni per capire quante difficoltà la sorte metterà sul loro cammino.
Mary Kom, 38 anni compiuti da un po’, è consapevole che questa sarà la sua ultima occasione. Ha vinto tanto (sei mondiali), ha ricevuto onori che neppure osava sognare (è membro del Parlamento indiano), ha una bella famiglia (quattro figli). Vuole chiudere in bellezza…

Proud Mary è a Tokyo.
E lì per completare il viaggio lungo il viale della gloria.  
Tutto è cominciato nel 2001 a Scranton, Pennsylvania. Il luogo dove Simona Galassi ha vinto il suo primo titolo.
C’era il mondiale e Proud Mary aveva 18 anni. Abbastanza per portare nel suo Paese la medaglia d’argento, la prima della boxe indiana femminile.
Venti anni dopo lei è ancora lì, su un ring di una grande manifestazione.
In mezzo ci sono stati sei titoli mondiali (solo Felix Savon è stato capace di tanto) con l’aggiunta di un argento e un bronzo. Ci sono stati anche cinque ori ai Giochi Asiatici.
E un’altra Olimpiade, quella di Londra 2012 in cui ha chiuso con il bronzo, battuta in semifinale da Nicole Adams (6-11).
Un risultato esaltante per l’India. Abbracci, strette di mano, applausi, titoloni sui giornali e un premio complessivo di 217.000 dollari (tradotto in valuta americana).
Il destino l’aveva scritto nel nome.
Quando è nata l’hanno chiamata con un agurio: Mangte Chungneijang, che vuol dire più o meno vigorosa, prosperosa.
Quando è diventata grande, in tutti i sensi, hanno scritto un libro su di lei (Unbreakble, infrangibile o meglio indistruttibile) e girato un film che porta il suo nome.
Lei è Magnificent Mary, Proud Mary.
Ovvero, Mary Kom. Membro del parlamento indiano, animalista convinta, leader di una campagna per combattere il cancro.
Ma anche madre di quattro figli. Fidanzata con il calciatore K Onler Kom nel 2001, è diventata sua moglie quattro anni dopo. Non è che tutti gli abitanti dell’India si chiamino allo stesso medo. Quello che a noi sembra un cognome, in realtà è l’appellativo della comunità tribale di Manipur nel NordEst del Paese.
Proud Mary ha due idoli.
Quello da adolescente si chiama Dingko Singh. Nel 1998 ha vinto gli Asian Games e le ha fatto pensare che anche lei un giorno avrebbe potuto fare grandi cose, se avesse indossato un paio di guantoni. Quello di sempre è Muhammad Ali, e non mi sembra il caso di spiegare chi sia.
Ha vinto tanto Mary Kom, è ancora molto competitiva. A 38 anni è la numero 6 del mondo. Ha perso un po’ in velocità di braccia, è meno resistente di una volta, ha tempi di recupero più lunghi. Ma è anche più potente, soffre di meno nel fare il peso. Viene dai pesi minimosca, è salita a 51 kg che sono sempre tanti per una alta 1.57, ma almeno non sono i 48 kg di un tempo. Negli ultimi tempi non ha brillato. Un’infezione causata da pizzichi di zanzara le ha provocato la febbre alta per settimane e la perdita della voce per alcuni giorni nel novembre scorso. La paura che potesse essere contagiata da qualche persona positiva al Covid l’ha tenuta inizialmente lontana dal collegiale in Italia a fine giugno. Si è aggregata solo successivamente agli otto componenti della squadra e tutti insieme sono partiti da Roma per Tokyo, l’obiettivo (centrato) era evitare la quarantena all’arrivo in Giappone.
A Tokyo 2020 ci riprova. Si è qualificata e spera. Durante la fase più intensa della preparazione, oltre che dal ct Raffaele Bergamasco, si è fatta seguire da un coach personale, Chhota Lal Yadav, e dal suo fisioterapista.
Cosa farà ai Giochi è un grande punto interrogativo, il pronostico è pieno di incognite.
C’è comunque una cosa che nessuno le potrà togliere.
I sei ori mondiali, certo. Ma anche l’orgoglio di arrivare nella sua casa nel distretto di Imphal West, percorrendo la strada che conduce al Villaggio
dei Giochi Nazionali.
Una strada che si chiama viale Mary Kom.
Non male, eh?
Proud Mary ha tutte le ragioni per sentirsi orgogliosa.

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Su questo Blog l’edizione quotidiana della rubrica D(I)ARIO OLIMPICO.

15 luglio: Tutto quello che c’è da sapere sulla boxe al’Olimpiade
16 luglio: Giordana sogna il podio, ma sorride solo a colazione
17 luglio: Il mago ci crede. Irma, stesso talento, più determinazione
18 luglio: Rebecca supera ogni ostacolo. A cavallo, nella vita e sul ring
19 luglio: Angela è a Tokyo per una medaglia. In nome del padre…
20 luglio: Saranno i Giochi del silenzio. Gli sponsor sono in fuga.

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