Sonny Liston era davvero solo come un pugile sul ring…

La stanza è piccola, buia. Lei vorrebbe alzarsi, ma non ce la fa. E allora urla. Non può liberarsi dalle corde che la legano al letto. Lui è lì, a pochi metri. Non lo vede, ma sente la sua voce.
«Aiutami! Ho tagli ovunque, sono pieno di sangue!».
Le sembra di soffocare, prova a rispondergli. Ansima, tenta di slegarsi.
Poi, finalmente, si sveglia.
Corre nella stanza accanto, dalla mamma.
«Sonny ha bisogno di me!».
«Geraldine, cosa è successo?».
«È pieno di sangue. Mi ha chiesto aiuto».
«Stai calma. Hai solo fatto un brutto sogno. Torna a riposare, domani ne parliamo».
«Domani vado a casa».

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Il volo da St Louis a Las Vegas dura poco meno di quattro ore. Geraldine è nervosa, Danielle le chiede cosa stia accadendo, perché siano scappate da casa della nonna.
«Niente bambina mia, non è successo niente. È solo ora di tornare da papà».
«Cosa è successo a papà? Ho sette anni, sono abbastanza grande per conoscere la verità».
«Non è successo niente piccola, niente»
Alle 21:30 del 5 gennaio 1971 il taxi si ferma in Ottawa Drive a Las Vegas.

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Come mai la mia Cadillac rosa e la Fleetwood nuova di Sonny hanno le porte aperte? Perché le luci sono tutte accese, anche quelle della piscina? Anche la porta di casa è aperta. Cosa è questo odore terribile che viene da dentro? No, non c’è cibo avariato in cucina. Perché mai la televisione al piano superiore è accesa e ha il volume al massimo? Sonny! Sonny! Sonny! Sei su? Salgo. No bambina, tu fermati qui, non entrare, non guardare. I tuoi occhi non devono conservare per tutta la vita l’immagine del corpo di papà, morto, coperto da macchie di sangue incrostato. Andiamo via.

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Il cadavere è orribilmente decomposto. Il medico legale dice che sembra se ne sia andato via per sempre il 29 dicembre, ma potrebbe anche essere stato il 30. Di niente è mai stato sicuro Liston, neppure di quando o dove sia nato. Sembra normale che nessuno conosca il giorno della sua morte. Solo lui e l’uomo che l’ha ucciso potrebbero darci una risposta.

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Il Paradise Memorial Gardens è un’oasi di verde nel sole accecante di Las Vegas. Nelle prime file del cimitero c’è una piccola lapide.
Il rumore assordante degli aerei in atterraggio sulle piste del McCarran Airport, impedisce di pregare in pace. Su quella lapide c’è una scritta.
Charles Sonny Liston 1932-1970. Un uomo.
«Vuoi trovare la sua tomba? Cerca quella senza fiori».
Il vecchio custode del cimitero conosce benissimo il tipo che gli sta davanti, ma non ha nessuna voglia di fare eccezioni. Mike Tyson è lì per rendere omaggio a uno dei grandi della boxe. Uno come lui. Rispettato come pugile, mai amato come uomo. È lì per capire.
E ora sa che Sonny Liston non riposa in pace.
È il destino di un uomo solo.
Solo come può esserlo un pugile sul ring.

(da Solo come un pugile sul ring di Dario Torromeo, Absolutely Free Libri, 350 pagine, 15 euro)

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