Sabato le elezioni. D’Ambrosi o Musone, chi sarà il nuovo presidente?

La politica è fatta soprattutto di parole, anche quella sportiva. I candidati promettono sconvolgimenti epocali, ma spesso alla fine del mandato si ritrovano in condizioni peggiori di quelle trovate al momento in cui hanno assunto il comando.
Flavio D’Ambrosi o Angelo Musone?
Sabato sapremo chi sarà il nuovo presidente federale.
Arrivo alle elezioni tirando un sospiro di sollievo. Non ne potevo più di una campagna elettorale piena di veleno.
Non mi è piaciuta, come non mi sono mai piaciute allusioni, insulti, accuse senza destinatario, affermazioni senza prove a sostegno, numeri che non corrispondono alla realtà, uso di un linguaggio intimidatorio, vilipendio della lingua italiana.
Non mi sono schierato.
L’errore l’ho commesso quattro anni fa quando ho dato fiducia ad Andrea Locatelli che, sconfitto per un pugno di voti, ha poi velocemente abbandonato il suo partito ed è saltato dall’altra parte. Senza avvisare nessuno. A conferma che quello fosse un atteggiamento proprio della persona e non del momento, quest’anno si è ripetuto.

Prima candidato solitario alla presidenza.
Poi compagno di cordata di Giuseppe Macchiarola, con tanto di comunicato congiunto con cui annunciavano l’alleanza per il bene della boxe.
Era il 30 novembre 2020.
Due giorni dopo Locatelli raggiungeva l’accordo con la controparte e rendeva ufficiale la rinuncia alla candidatura presidenziale per schierarsi al fianco di Flavio D’Ambrosi.
Nel caso specifico Macchiarola ha manifestato una visione politica miope. Non è riuscito a vedere in tempo quale ruolo Locatelli avesse disegnato per sé. Lo ha prima accolto come partner, poi lo ha insultato, poi di nuovo esaltato, infine attaccato in modo violento. Non ha visto quello che altri avevano capito da tempo. Anche perché il precedente di quattro anni fa avrebbe dovuto consigliare maggiore prudenza. Non avere valutato nel giusto modo la situazione è un segnale che non depone a favore delle capacità strategiche del dottore.

Il 6 marzo 2019 Macchiarola ha reso pubblica la sua candidatura, scelta che aveva già fatto intuire il 14 novembre 2017 quando aveva affidato a boxeringweb un atto di accusa profondo e circostanziato sui peccati del gruppo che governava il pugilato.
Poi ha fatto un passo di lato quando ha siglato l’accordo con Locatelli. Quindi ha riassunto il ruolo di candidato, per fare un altro passo di lato quando ha ceduto il campo ad Angelo Musone.
In questo lasso di tempo ha distribuito accuse a chiunque osasse criticare i suoi proclami. Ha promesso a ogni categoria che opera nella boxe il miracolo di un ritorno al futuro. Si presenta alle elezioni gestendo la candidatura alla presidenza di Angelo Musone, persona che stimo e atleta di valore, riservando a sè stesso un ruolo nella corsa al Consiglio Federale. Obiettivo meno nobile, ma decisamente più abbordabile.
Flavio D’Ambrosi è stato l’uomo di facciata e di sostanza dell’ultimo quadriennio, lasciando per la maggior parte del tempo a Vittorio Lai un ruolo simbolico.
D’Ambrosi arriva a questa tornata elettorale portando dunque con sé il peccato originale. Nel 2017 a vincere per una manciata di voti è stato Lai, protagonista di alcuni autentici capolavori.
Ne cito tre, tanto per non dimenticare.
In campagna e anche dopo ha affermato che sarebbe stato un errore designare alla guida delle nazionali un tecnico italiano. “Da noi ogni allenatore si crede il migliore di tutti, per questa ragione contesterebbe chiunque fosse scelto. Bisognerà optare per una persona al di sopra di ogni sospetto“.
Il ct delle nazionali è Giorgio Coletta. Il tecnico della femminile Emanuele Renzini. Due italiani, appunto.
Lai aveva promesso una rivoluzione anche per quel che riguarda la gestione del Centro Tecnico di Santa Maria degli Angeli. “Di una cosa sono certo: non dovrà più essere un Centro Vacanze. I ragazzi ci andranno con i loro tecnici a fare la rifinitura della preparazione. Ha tutto per essere un luogo di altissima specializzazione. È questo che dovrà essere. Dobbiamo tirare fuori il meglio dai dilettanti senza portarli fuori dal loro ambiente, senza allontanarli da scuola, famiglia e per molti il lavoro. Assisi è un posto fantastico che il mondo ci invidia. Ma deve essere un posto dove allenarsi, dove ritrovare tutti assieme l’orgoglio. Insisto, non potrà essere un Centro Vacanze”.
Non sarà un Centro Vacanze (definizione a cui pugili, allenatori, gestori del Centro avrebbero dovuto ribellarsi. Cosa che non mi risulta abbiano mai fatto), ma dal precedente quadriennio a oggi non è cambiato in alcun aspetto.
Accade sempre così. Il politico di turno promette. A giochi fatti tutto resta come prima.


Per fortuna, credo che né Musone, sponsorizzato Macchiarola, né D’Ambrosi potranno macchiarsi del terzo capolavoro firmato dal presidente uscente: l’assunzione di Jorge Valdez Perez e Gerardo Gonzalez Bicet. I due tecnici cubani, arrivati da noi per arricchire il movimento, hanno dovuto iscriversi al corso per la prima stella Aiba. Non potevano neppure andare all’angolo.
Flavio D’Ambrosi ha cercato di mascherare sotto una montagna di numeri il fallimento, sul piano dei risultati, della nazionale azzurra. In quattro campionati del mondo (due maschili e due femminili) una sola medaglia (Angela Carini nei 64 kg). Forse così forti non lo siamo.
Ha parlato più volte di un grande ritorno alla promozione sui media, una presenza degna dei tempi d’oro. Andare in streaming o su emittenti che nel migliore dei casi stanno attorno ai 200.000 spettatori di audience, finire relegati nelle brevi per dei campionati europei o in mini articoli per un titolo di sigla non mi sembra cosa di cui potersi vantare.
Ci sono altri aspetti di questa campagna che non mi sono piaciuti.
A ogni contestazione è scattata una reazione verbale violenta. Prima da parte del titolare di cattedra, poi dalla schiera dei seguaci più battaglieri che mi hanno sempre dato l’impressione di essere più tifosi che acuti osservatori politici. E come se non bastasse, questo appunto è quasi esclusivamente per il gruppo Macchiarola, ci si è ribellati a qualsiasi dissenso con una frase usata da chi non ha argomenti a sostegno: “Mi contesti? E allora candidati tu. Vuoi cambiare le cose? Vieni e corri per la presidenza”.
Fare il politico significa assumersi le responsabilità di quello che si dice e di quello che si fa, non solo urlare contro l’oppositore di turno. Hai deciso di candidarti? Bene, cerca di fare al meglio il tuo lavoro, nessuno ti ha obbligato a cimentarti nella competizione elettorale. Nessuno ti ha puntato una pistola alla testa minacciandoti nel caso non ti fossi presentato. È stata una tua libera scelta.


Un’ultima considerazione.
La nicchia degli appassionati si restringe sempre di più. La boxe è diventata autoreferenziale, qui tutti ormai si fanno i complimenti tra loro. Il successo in titoli di scarso valore è esaltato come se si trattasse di un risultato epocale, la sconfitta non è quasi mai frutto della bravura dell’avversario ma colpa dei giudici. Il pubblico ha perso l’abitudine ai livelli alti che un pugilato di qualità dovrebbe proporre, si accontenta di quello che c’è e lo esalta senza capire che così facendo si autocondanna alla mediocrità.
C’è un’imbarazzante autocelebrazione di ciascuna categoria, quando invece l’unica salvezza potrebbe arrivare da una unità di intenti. Ogni componente del mondo pugilistico è convinta di essere il traino del movimento dietro cui tutti dovrebbero accodarsi.
Senza pugili la boxe è finita.
Senza maestri il movimento non esisterebbe.
Senza arbitri le riunioni non si farebbero.
Senza dirigenti la situazione precipiterebbe.
Ogni singola affermazione corrisponde al vero, ma è figlia di una realtà parziale. Fino a quando tutti assieme non capiranno che è l’unione ad essere la vera forza del movimento, non si andrà da nessuna parte.
Flavio D’Ambrosi o Angelo Musone?
Lo sapremo sabato.
Ci risentiamo dopo le elezioni.

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