Williams, dal ko a Tyson all’angoscia. Colletta per convincerlo a ritirarsi

Louisville, 30 luglio 2004.
Il primo colpo che annuncia la fine, arriva quando mancano 25 secondi alla conclusione del quarto round.
L’ultimo, tredici secondi dopo.
In mezzo, una lunga serie di ganci, montanti, diretti.
Venticinque bastonate. Un’esecuzione.
Spalle appoggiate alle corde, sguardo privo di luce, un rivolo di sangue che scende dall’arcata sopracciliare sinistra, gambe stese sul tappeto del ring, Iron Mike guarda davanti a sé vede solo il buio.

Amyas si agita sulla sedia e urla come un ossesso all’interno della Freedom Arena. Rosso in viso per le sei birre spazzolate nell’attesa che il match cominci, si agita come se non ci fosse un domani. Ha continuato a raccontare una, dieci, cento volte la stessa storia all’amico Cedric che lo guardava fisso negli occhi, senza muovere neppure un muscolo della faccia. Di birre ne aveva messe via più del suo amico.
Avevo sedici anni quando mio padre mi ha portato in questo posto, era il 29 ottobre del 1960. Ricordo tutto di quel giorno. Eravamo venuti a vedere l’esordio di un peso massimo della nostra città. Aveva vinto l’oro all’Olimpiade di Roma nei mediomassimi. Salito di categoria, era passato professionista. Cassius Clay affrontava Tunney Hunsaker, un tipo che era a capo della polizia di Fayeteville. Sul ring avrebbe avuto bisogno dei suoi uomini per tenere a bada quella furia scatenata. A fine match aveva gli occhi gonfi e neri. “Era più veloce della luce, ho provato qualsiasi trucco conoscessi per fargli perdere l’equilibrio. Era semplicemente troppo bravo per me” diceva a un giornalista locale a match concluso. E chi se lo scorda quel giorno”.

Adesso Amyas e Cedric sono qui, a esultare per un tipo che Clay/Ali avrebbe spazzato via con uno sguardo. Danny Williams ha un sorriso che fatica a riempire quel faccione triste che si porta dietro. Ha 31 anni e un record niente male (32-0, 27 ko). Stanotte ha guadagnato, dicono, 250.000 dollari. Ma soprattutto ha messo ko Mike Tyson davanti a più di diciassettemila spettatori. E questo lo fa sentire su di giri. Abbraccia tutti quelli che gli capitano a tiro, bacia il tappeto del ring, tira giù qualche lacrima, ringrazia Allah e chiunque lo abbia aiutato anche per un solo secondo della sua vita.
È felice.

Mike Tyson, da tempo, non è più l’uomo più cattivo del pianeta. Ma questo stanotte conta poco. Gli organizzatori l’hanno pagato come se fosse ancora un ragazzo prodigio, il più giovane campione del mondo nella storia dei pesi massimi. La sua borsa è stata di otto milioni di dollari, anche se alla fine ne ha portati via solo due, costretto come è a lasciare gli altri a giudici e avvocati per i debiti accumulati. L’uomo di Brownsville porta in giro il ricordo delle sue imprese, indossa il vestito da duro e va avanti. È già stato messo ko da Douglas, Lewis e Holyfield. Adesso è toccato a un signore di Brixton che, passati i trent’anni, si è messo in testa di sognare alla grande.

Las Vegas, 11 dicembre 2004.
Il mondiale arriva quattro mesi dopo.
Affronta Vitali Klitschko sul ring del Mandalay Bay, in palio la corona del Wbc.
Nei sogni, Danny si vedeva a fine match con le braccia alzate e la cintura mondiale in vita. La realtà trasforma quel sogno nel peggiore degli incubi. È una mattanza. Quattro volte al tappeto, torturato dai colpi dell’ucraino, incapace di reagire, massacrato dalla quantità e dalla potenza dei pugni incassati, resiste fino all’ottava ripresa. Poi crolla.

Londra, 15 maggio 2010
Williams va avanti altri tredici match, mettendo assieme nove vittorie e quattro sconfitte.
Poi, Derek Chisora lo distrugge in due round all’Upton Park.
Il British Boxing Board of Control gli proibisce di combattere ancora in Gran Bretagna. È pericoloso per la sua salute. Ma a lui servono soldi per vivere, altro non sa fare e le sterline guadagnate in carriera non ci sono più. Prende la licenza nella Repubblica Ceca e diventa un vagabondo del ring. Un emigrante a caccia di ingaggi, un pugile con la valigia che per guadagnare si batte in tredici differenti Paesi. Viaggia in continuazione. Germania, Spagna, Finlandia, Norvegia, Latvia, Russia, Romania, Emirati Arabi, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Austria, Kazhakistan.
In quei trentaquattro match, 23 dei quali persi, ce ne è uno davvero curioso.

Abeerden, 28 luglio 2019.
Lee McAllister è un peso leggero che ha sconfinato nei superleggeri.
Sale sul ring dell’Aberdeen Beach Ballroom per sfidare in 12 riprese Danny Williams, che, lo ricordo, è un peso massimo. Neppure Stanley Ketchel aveva osato tanto, lui in fondo era un peso medio con qualche chilo in più quando ha affrontato Jack Johnson.
Williams è alto 1.91 e pesa 120 chili.
McAllister in sei mesi ha dovuto mettere su quasi 25 chili. Combatte a 95, un po’ troppo per uno alto 1.75.
Lee, che i tifosi chiamano The Aberdeen Assassin, vince per kot al decimo round, dopo avere inflitto tre atterramenti al rivale che subito dopo il match annuncia per la terza volta il ritiro.

Kimkhi, 11 settembre 2020
Williams combatte altri cinque volte, l’ultimo nove giorni fa. Perde contro Sergey Kharitonov.
Il russo viene dalla kickboxing, ha 40 anni ed è al debutto nel pugilato. Entra nell’arena e si avvia verso il ring assieme a un orso (vero?), accompagnato dalla musica heavy metal di un gruppo che suona dal vivo, spalleggiato da colossi che indossano i panni delle guardie della Regina, seguito da un gruppo di ballerine di poco vestite. Danny perde per kot 2, anche il suo avversario chiede all’arbitro di intervenire davanti a quell’impari sfida.
Williams
annuncia l’ennesimo ritiro.
Sembra che il 3 ottobre lo rivedremo in Belgio, contro Joel Djeko.
La speranza è che non accada. Guardate il secondo video di questa storia, capirete perché il britannico non deve più salire su un ring. Avrebbe dovuto farlo molto tempo fa.

Un suo amico, la notizia è stata pubblicata la prima volta da worldboxingnews.com, ha aperto una sottoscrizione attraverso il sito gofundme.com. L’obiettivo è raccogliere 100.000 sterline, tanti quanti gliene servirebbero per ritirarsi definitivamente, creare un’attività lavorativa, dare sostentamento alle due figlie e pagare i loro studi.
In una settimana ne sono state raccolte 710.
Il promoter Lou Di Bella ha versato 350 dollari.
Credo sarà difficile andare a meta.

Danny Williams ha 47 anni, combatte da venticinque e ha disputato 83 match: 54 li ha vinti (41 per ko), 29 li ha persi (16 per ko). Quello contro Lee McAllister, che sembra avesse in palio la cintura Wbu, non è stato inserito nel record di boxrec.com.

Sedici anni dopo la notte della gloria, l’uomo di Brixton cerca un po’ di serenità.
Credo faticherà a trovarla.
Non so cosa facciano in questi giorni Amyas e Cedric. Ho dato un’occhiata a gofundme.com, non ho trovato alcun versamento, neppure un dollaro per il loro vecchio idolo di una notte.

 

 

 

 

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