Sedeva in platea. Lo strappano dalla sedia: Vai su e battiti per il titolo

Tim lascia il carrello elevatore nel parcheggio del grande magazzino dove lavora.
È il fine settimana di una calda estate.
Torna a casa, stappa una birra, si siede in poltrona e accende la Tv. Tra qualche minuto trasmetteranno la partita dei Green Bay. È solo uno di quei test in avvicinamento alla nuova stagione del football, ma i Packers sono la sua squadra da sempre. Quando giocano, non può perderli.

Squilla il telefono. Il giovanotto maledice il mondo. Devono chiamare proprio adesso che i Packers stanno per dare il calcio di inizio?
È il suo manager.

“Ehi Tim, che giorno è oggi?”
Non fare il cretino, voglio vedere la partita.
“Che giorno è oggi?”
Il 22 agosto. Contento?
“E cosa si festeggia in casa Tomashek il 22 agosto?”
Il mio compleanno, ne faccio 28. Vuoi farmi gli auguri? Grazie, ciao.
“Ehi, ho un regalo per te”.
Cosa?
“Te la senti di presentarti a Kansas City come sostituto per il mondiale contro Tommy Morrison?”
Quando c’è il match?
“Tra otto giorni, il 30”.
Non posso, devo andare alla festa di Playboy.
“Non fare il cretino. Ti danno 2500 dollari”.
Sono fuori dalla porta, sto arrivando.

Il 30 agosto del 1993 Tommy Morrison ha in calendario la difesa del titolo dei pesi massimi WBO, conquistato contro George Foreman. L’avversario designato è Mike Williams (20-3-0, 13 ko). Discreto pugile, che però l’ambiente considera poco affidabile.
Organizza la Top Rank di Bob Arum, il match sarà trasmesso dalla ESPN.

Il giovedì della conferenza stampa, Williams non si presenta.
Non si presenta neppure il venerdì e il sabato.
Arriva domenica, a 24 ore dal combattimento.
Lunedì una limousine dell’organizzazione va a prenderlo in albergo, deve recarsi alla Kemper Arena per sottoporsi a un esame antidoping prima dell’incontro.
Non se ne parla.
Mike Williams si chiude nella sua stanza e non risponde a nessuno.

Tim Tomashek si avvia verso lo stadio, ha messo in cassaforte i 2500 dollari e adesso è pronto a sedersi a bordo ring per godersi la serata.
Una mano batte sulla sua spalla. È Bruce Tampler, matchmaker che lavora con i più grandi del giro.
“Tocca a te”.
In che senso?
“Stasera combatti per il titolo mondiale dei pesi massimi. Sei pronto?”.
Certo.

Tim si è allenato per due giorni e quando sale sul ring si capisce subito che sarà una pagliacciata.
Capelli tra il biondo e il castano, 1.85 di altezza per meno di 93 chili di peso. Un massimo leggero con un po’ di ciccia di troppo. Non a caso lo chiamano pasticcino.

Duemilacinquecento dollari sono tanti.
“Lo sono soprattutto per me che mi sono battuto anche per una cassa di birra”.
Due anni fa ha perso ai punti contro Anaclet Wamba in Francia.
“Ma sono stato truffato. Sull’aereo il vino era gratis…”
Buon battutista, meno abile come pugile.

 

Il gong del primo round legittima lo scandalo.
Un atleta con due giorni di preparazione, senza un record che giustifichi l’occasione che gli viene offerta, fuori dal giro dei migliori, chiamato appena otto giorni prima, si batte per il titolo della WBO dei pesi massimi.
La commedia va avanti per tre round in cui Tim mette a segno qualche colpo decente e Tommy si muove con il freno a mano tirato.
Morrison colpisce soprattutto alla testa.
“È stato fortunato, se mi avesse colpito allo stomaco, gli avrei vomitato addosso”.
Nella quarta ripresa il pubblico comincia a protestare e Morrison accelera. Tim va giù quando mancano 24 secondi alla fine. Si rimette in piedi prima che l’arbitro Danny Campbell chiami l’out.

Nell’intervallo il medico va all’angolo di Tomashek e gli dice che è finita.
“Ma io sto bene”.
Credimi, è meglio così.
“Fatemi andare avanti”.
Finisce qui.
Il quarto d’ora di popolarità l’ha avuto, se lo è goduto.
Per la boxe, sono stati quindici minuti di vergogna.

Dopo quel match, Tim Tomashek è stato invitato al Late night with Dave Letterman, uno dei talk show più famosi d’America, in onda sulla NBC. Poi, è tornato sul ring. Ha vinto sedici match di fila, ha perso contro Bobby Czyz. Ha vinto altri due incontri e nel 1996 si è ritirato.
Ha lavorato negli ultimi vent’anni nel reparto spedizioni presso lo stabilimento Georgia-Pacific (ex Fort Howard Paper) a Green Bay.
“Tutto funziona al meglio. Sono molto contento del mio lavoro”.
Si tiene in forma giocando a squash, ma da ventiquattro anni non colpisce più un sacco, non mette più i guantoni da boxe.
“Ho perso interesse per tutto questo. Mi sento benissimo. È vero, mi sveglio con un sacco di bava sul cuscino, ma questo è tutto” ha detto al sito di onmilwaukee.com.
Vive a Green Bay, Wisconsin.

Tommy Morrison ha perso il titolo nel successivo match contro Michael Bentt, è stato sconfitto per kot a 1:33 del round iniziale, dopo essere stato messo per tre volte al tappeto.
Ha chiuso la carriera nel 2008 con un record di 48-3-1, 43 ko.
È morto il primo settembre del 2013 in un ospedale di Omaha, Nebraska.

 

 

 

 

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