A Bordo Ring che emozioni! Ray Leonard sfida Hagler

Marvin Hagler vs Ray Leonard
(6 aprile 1987)
5. continua

In un tempo in cui siamo condannati alla solitudine, mi piace ricordare i giorni in cui attraversavo il mondo andando a caccia di storie da narrare. Non è una classifica dei migliori match della mia vita, né dei più importanti. Sono semplicemente dieci incontri che mi hanno regalato intensi ricordi.

Che match ho appena finito di vedere?
È una domanda a cui, lo so, non riuscirò a dare una risposta.
“Altri tre minuti. Altri tre minuti e sarai il nuovo campione del mondo”, urla Angelo Dundee.
“Andiamo, sono pronto”.
Tutto l’angolo di Sugar Ray alza le braccia al cielo prima del suono del gong che annuncia l’inizio dell’ultimo round.
Al centro ring i due pugili sembrano scambiarsi parole feroci.
“Confermo, si sono detti parole che non posso ripetere” dirà a fine match l’arbitro Richard Steele.
“Assassino, rissaiolo, traditore, combatti come una ragazzina, sei finito”. Sono tutte sulle labbra dei protagonisti di quella notte.
“Quanto manca?” chiede Leonard girandosi verso l’angolo, mentre con il sinistro lungo tiene lontano Hagler.
“Un minuto” gli risponde Ollie Dunlop, uno del gruppo, quello che Angelo Dundee ha scelto come comunicatore ufficiale, per via di quella voce stentorea che può essere udita anche sopra le urla della folla.

È a quel punto che Leonard, sentendosi finalmente sicuro, si trasforma in artista, showman, ballerino. Danza e alza le braccia al cielo, certo che ormai nessuno potrà cancellare il suo sogno. E quando il gong sancisce la fine della sfida, si esibisce in un salto mortale all’indietro, come ha fatto dopo il trionfo su Roberto mani di pietra Duran. Ma stavolta sbaglia i calcoli e dà una leggera schienata sul tappeto. I suoi l’accompagnano verso lo sgabello.
Sul ring, anche Marvin Hagler alza le braccia al cielo e comincia una danza liberatoria. Sorride, oscilla la testa, muove i pugni facendoli roteare da sinistra verso destra. Sembra felice, è certo di riportare a casa la cintura.
Sugar Ray Leonard, dopo aver recuperato un minimo di forze, cerca un contatto visivo con la moglie Juanita. Quando finalmente si trovano, restano a fissarsi in silenzio. Lei gli ha urlato il suo amore per tutto l’incontro. Anche quando era con lo sguardo fisso sul pavimento, i pugni serrati e i piedi che calpestavano ritmicamente il terreno. Tutti pensavano stesse per crollare, ma Juanita continuava a incitare con un filo di voce il marito, quasi si trattasse di un rito voodoo, era l’unico modo in cui sentiva di poterlo accompagnare lungo il cammino che portava alla vittoria.

Gertha, la mamma, è invece rimasta in silenzio per l’intero combattimento. Papà Cicero, all’angolo, ha sofferto e dalla sua bocca sono uscite solo sei parole, sempre le stesse: “Vai campione, sei tu il campione”. Le ha ripetute una, dieci, cinquanta volte.
Sugar Ray è stato meraviglioso. Marvin troppo dolce. Si sono scambiati i ruoli e mi hanno lasciato lì, seduto su quella scomoda sedia, in compagnia dei miei dubbi.
Leonard ha danzato sul ring, non offrendo quasi mai un bersaglio fisso. Per quattro round è sembrato il pugile dei tempi d’oro. Né l’aumentare di peso, né il crescere degli anni ha tolto qualcosa alla sua boxe. Destro dritto corto, doppiato dal gancio sinistro. Così, più di una volta ha messo in difficoltà il campione. Visto che funzionava, ha ripetuto quella combinazione decine di volte.
Mentre Marvin attaccava, lui pedalava all’indietro, sulle punte, scivolava via come se i suoi piedi non toccassero il tappeto. Poi, ha usato quella che un tempo è stata la sua arma migliore, la velocità. Combinazioni, serie di colpi infiniti. Ma erano pugni leggeri, un’esibizione di stile più che di potenza. Qualcosa di assai simile a quando un pugile sale sul ring e si muove agile e disinvolto mentre il ring announcer legge il suo record.

La boxe è un’altra cosa. Non c’è spazio per il romanticismo durante il match, in quei minuti sono le emozioni forti a comandare.
Hagler è apparso lento, incapace di sfruttare anche quei momenti che sono stati a lui favorevoli. Ha commesso errori non degni di un campione quale lui è. Vero, chiudere la strada allo sfidante non era compito semplice. Ma io continuavo a chiedermi: perché mai, una volta che l’impresa gli riusciva non finiva l’azione come aveva sempre fatto in passato?
Mi sembra che al Meraviglioso sia mancata per l’intero match la rabbia, quello che in America chiamano killer instinct. Stanotte Marvin mi è apparso un padre comprensivo, un uomo pronto a perdonare.

Mi è sembrato che al match sia mancata quella cattiveria che dovrebbe comandare ogni combattimento. Hanno tolto l’anima a uno sport che vive di emozioni. Una sfida sotto anestesia, bella stilisticamente, ma priva di quella forza interiore che rende grande ogni incontro di questo livello.
Hagler è andato sotto il suo standard. Leonard è stato grande, nessuno pensava potesse esprimersi su questi ritmi dopo un’assenza così lunga e con sei chili in più rispetto al peso abituale. Ha messo in mostra tempismo, abilità negli spostamenti, senso tattico e personalità.
Due soli momenti di tensione. Alla fine del quinto e del nono round, quando i montanti destri del Meraviglioso sono andati a segno. È stato in quei momenti che Leonard è finito sull’orlo del burrone, un altro colpo e probabilmente sarebbe precipitato giù. Era in crisi, si sentiva pesante, incapace di reagire. Aveva paura che tutto potesse terminare in fretta. Ma Hagler non si è accorto di quel momento magico, non si è accanito sul rivale, non l’ha finito.
Per il resto della sfida, nessuno dei due ha corso grossi pericoli. Le loro facce pulite, senza neppure un segno al termine del match, ne sono tangibile testimonianza.
Un poliziotto della sicurezza applaude Leonard. La folla ritma Su-gar Ray, Su-gar Ray, Su-gar Ray. Tom Selleck è uno dei pochi a battere le mani in direzione di Hagler. Ha ragione Marvin, l’America resterà sempre un mondo in cui i bianchi avranno la maggioranza della gente dalla loro parte. Ma andrà così anche se sono neri, basta che si chiamino Sugar Ray Leonard.  Frank Sinatra, seduto in seconda fila, si guarda attorno con lo sguardo incredulo, anche lui probabilmente non ha capito bene a quale spettacolo abbia appena assistito.
Angelo Dundee riporta tutti alla realtà saltando come un bambino ed urlando al mondo intero attraverso i microfoni della televisione.
“Campione, campione, campione”.
È felice quel piccolo calabrese, ha saputo creare un miracolo sportivo.

Don King si aggrappa alle corde e prova a salire sul ring. Ma stanotte non è ospite gradito e soprattutto nessuno lo ha invitato. Bob Arum che tutto questo gran casino lo ha messo in piedi, si lancia all’inseguimento, lo raggiunge, lo prende alle spalle, si aggrappa alla giacca e lo tira giù. Cominciano a scambiarsi insulti pesanti per poi passare alla violenza, quella vera. Stanno tentando cercando di colpirsi, quando arriva la sicurezza, King viene allontanato dalle guardie del corpo di Arum.
Suona il gong che ha lo scopo di richiamare l’attenzione, di riportare tutti noi all’unica ragione per cui siamo qui. L’annunciatore ha nelle mani il foglio con il verdetto. Chuck con voce solenne legge i cartellini dei giudici.
“Ladies and gentlemen, there is the decision of the judges. We have a split decision”.
Le voci si rincorrono nell’arena. Salgono di tono, come un mare in tempesta che piomba sugli scogli provocando un rombo inquietante. Hall ha appena detto che ci troviamo davanti a una decisione contrastata. Questo significa che due giudici sono stati per un tipo di verdetto, il terzo per un altro. Mormora la folla, già delusa dal solo fatto che il ragazzo buono non sia stato premiato senza alcuna incertezza nella sfida contro l’uomo cattivo. La pausa prima di conoscere la verità sembra interminabile. Poi, finalmente Chuck Hall va avanti.
“Judge Lou Filippo 115 Hagler, 113 Leonard; judge Josè Juan Guerra 118 Leonard, 110 Hagler”.
Maledizione, ma che cavolo di match è stato? Dieci punti di differenza in dodici round, qui non si tratta di incompetenza. Guerra è uno strano tipo, deve aver visto bendato l’intero combattimento. È la migliore delle ipotesi percorribili.
“Questo Guerra è una disgrazia, dovrebbero metterlo in prigione per quello che ha fatto” strilla Pat Petronelli.
Ma ormai è troppo tardi. Dopo undici anni e 37 combattimenti da vincitore, Marvin Hagler sta andando incontro a una sconfitta. Per saperlo in via ufficiale basterà attendere la lettura dell’ultimo cartellino.
“Judge Dave Moretti 115-113 for the winner, by a split decision, and new Wbc middleweight champion of the world Sugar Ray Leonard”.
È stato proprio uno strano incontro.

Anche i giornalisti americani alla fine danno interpretazioni completamente differenti.
AP: 117-112 Hagler
New York Daily News: 117-111 Leonard
New York Times: 114-114
New York Post: 114-114
Newsday: 115-114 Hagler
Chicago Sun-Times: 115-114 Hagler
Chicago Tribune: 7-5 in rounds Hagler
Houston Chronicle: 115-114 Leonard
Washington Post: 114-114
Boston Globe: 117-111 Leonard
Boston Herald 116-113 Leonard
Baltimore Sun: 7-5 in rounds Leonard
Oakland Tribune: 117-112 Leonard
San Jose Mercury-News: 116-115 Hagler
E io? Ho un cartellino che indica115-114 per Leonard, ma ho dato una ripresa pari. Peccato mortale, opzione assolutamente vietata per un giudice americano. Match equilibrato, Sugar Ray è stato l’unico ad avere avuto momenti di sofferenza, ma è stato anche quello che ha avuto maggiore continuità di azione.
Leonard va lentamente verso Hagler, si fa largo tra il mare di gente che ha invaso il ring, lo abbraccia, poi gli sussurra qualcosa nell’orecchio.
“Siamo ancora amici?”
L’altro non risponde.
“Siamo ancora amici?”
“Direi che se dici così, non vai lontano dalla verità”.

(tratto da MERAVIGLIOSO di Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free)

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...