Wilder furioso, attacca Fury, l’arbitro, Breland. E chiede la rivincita

Sereno, diplomatico, conciliante subito dopo il match.
Aggressivo e furioso due giorni dopo, secondo quando riportano i tabloid inglesi.
“Prima del match Bayless è entrato nel mio camerino. Mi ha detto che se avessi colpito Fury sulla nuca o se lo avessi colpito dopo il break, mi avrebbe squalificato o avrebbe applicato un punto o due di penalizzazione. Quelle regole sono state applicate solo nei miei confronti, non sono mai state applicate nei confronti del mio avversario. Fury mi ha colpito sulla nuca per tutta la notte e Bayless non è mai intervenuto, al punto che ho numerosi ematomi e lividi. È stata una cosa molto frustrante per me” ha detto alla Commissione Atletica del Nevada.
Poi si è rivolto direttamente all’arbitro Bayless.
“Che cosa è successo a quel discorso che mi hai fatto prima dell’incontro? Che cosa è successo a quella squalifica che avevi promesso? Perché non hai fatto tutte quelle cose che hai detto che avresti fatto?”
Successivamente si è rivolto ai giornalisti.
“Quando sono caduto la prima volta, quando mi ha colpito sulla nuca, mi sono girato e ho alzato le braccia verso l’arbitro. Ma lui, niente. Ho fatto una grande preparazione, ero pronto per qualsiasi tipo di incontro. L’unica cosa che non ero preparato a fare era quella di combattere su delle gambe traballanti. E i suoi pugni alla nuca hanno reso le mie gambe traballanti.”
Parlando con Yahoo, Wilder ha detto: “Sono arrabbiato con Mark (Breland, ndr) per il semplice fatto che ne abbiamo parlato molte volte di una situazione come quella che si è verificata. La decisione non avrebbe dovuto essere dettata dalle emozioni. Non si doveva ragionare facendosi condizionare dalle emozioni, eravamo in un momento fondamentale dell’incontro. Avevamo parlato di questa situazione molti, molti giorni prima ancora che si verificasse. Ho detto che come guerriero, come campione, come leader, come sovrano, volevo poter sfruttare ogni opportunità, volevo scendere dal ring con la mia cintura. Ho chiesto e chiedo solo rispetto. Ho detto al mio gruppo: Non importa quale possa essere la situazione, mai e poi mai dovrete lanciare l’asciugamano, perché io sono un tipo speciale. Mi restavano ancora cinque round. Non importa come stessi in quel momento, l’unica cosa che doveva contare era il fatto che fossi ancora nel match.”
È molto probabile che quello di sabato notte sia stato l’ultimo match in cui Mark Breland sia andato all’angolo di Deontay Wilder.
L’ex campione del mondo Andre Ward è stato tra quelli che hanno difeso l’intervento di Breland.
Ha twittato: ‘Rispetto Mark Breland. Abbiamo bisogno di più allenatori come lui nello sport della boxe. Sono con te, coach.”
Adesso Wilder vuole il terzo match.
“La rivincita avverrà sicuramente. La faremo. Voglio tornare subito campione.”
Per ora dovrà rimanere a riposo. La Commissione Atletica dello Stato del Nevada gli ha imposto uno stop fino all’8 aprile. Potrà tornare a combattere dal 23 aprile.
La rivincita dovrebbe svolgersi a Las Vegas in luglio.

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