L’AIBA vuole intensificare la fusione tra pro’ e dilettanti. Ridicolo

Al Forum Continentale che si è tenuto alle Isole Fiji (hanno partecipato sedici delle diciassette Federazioni dell’Oceania) il presidente ad interim dell’AIBA, il marocchino Mohamed Moustahsane, ha detto che l’Associazione intensificherà il rapporto con i pugili professionisti. Ricordiamo che a due mesi dall’Olimpiade di Rio de Janiero 2016, l’Associazione annunciò l’apertura ai pro’. Solo tre parteciparono, nessuno andò a medaglia, il migliore fu il nostro Carmine Tommasone.
L’Aiba continua a parlare dei Giochi, ma non sa neppure se tornerà mai a gestirli.
E soprattutto parla di una commistione tra dilettantismo e professionismo.
Non sto qui a discutere se sia un bene o un male, se sia giusto o sbagliato. Sul tema mi sono già espresso in maniera totalmente negativa, qui vorrei solo sottolineare (con dati oggettivi, non solo con opinioni) come la boxe dilettantistica dei Giochi e quella professionistica siano due sport differenti.

  1. All’Olimpiade si combatte sulla distanza di tre round, i mondiali professionisti sono sui 12 round, qualsiasi titolo internazionale si disputa sulle 10 riprese.
  2. All’Olimpiade il peso si fa cinque volte il mattino di ogni match (se si arriva sino alla finale) in due settimane. Per un mondiale professionisti ci si pesa una sola volta a 24 ore dall’incontro. E si sa come il peso costituisca un ostacolo determinante, quello più duro da superare per un pugile. Lo è al punto che si sono inventati il catchweight per cercare un limite che convenga a entrambi i protagonisti. Lo è al punto che molti pro’ adottano quello che viene chiamato dimagrimento veloce. Riducendo idratazione e quantità di cibo ingerito fino ad arrivare al digiuno con conseguente riduzione del tono muscolare, capacità atletica, minore resistenza ai colpi subiti.
  3. All’Olimpiade si combatte (se si vuole arrivare all’oro) cinque volte in due settimane. Nei professionisti si fanno mediamente uno/due mondiali l’anno.
  4. Solo tre categorie di peso tra dilettanti e professionisti coincidono.
  5. Il bendaggio per i pugili AOB (quelli che vanno ai Giochi) ha una lunghezza che va da un minimo di 2,5 metri a un massimo di 4,5 con una larghezza di 5,7 centimetri. Per i professionisti il bendaggio arriva sino a 15 metri ed è largo 5 o 7 centimetri. Mediomassimi, massimi leggeri e massimi possono arrivare a una lunghezza di 20 metri.
  6. I guantoni olimpici pesano 10 once, da 69 chili a +91 si usano guantoni da 12 once. I professionisti usano guantoni da 8 once, dai superwelter ai massimi guantoni da 10 once.

C’è ancora qualcuno che nega che siano due sport diversi?
Lo sono al punto che sino a qualche tempo era vietato a professionisti e dilettanti di fare sparring assieme! Ce lo siamo dimenticato?
Qui non voglio discutere se siano favoriti gli uni o gli altri. Qui voglio solo cercare di spiegare come e perché sia illegittima l’intera operazione.
Sono appena cominciate, in Africa, le qualificazioni olimpiche. Non so quali professionisti vi parteciperanno, a sentire in giro sembra che andranno (se ci andranno) solo pugili di seconda/terza fascia. Ma non è neppure questo il problema, lo scandalo è un altro.
 Come e perché il CIO ha avallato l’idea nella scorsa edizione e l’ha confermata per Tokyo 2020?
Non fatemi l’esempio di altri sport. A calcio, pallavolo, basket, tennis e in qualsiasi altra disciplina mista, si gioca con le stesse regole. Nella boxe, no.
Prima di Rio 2016 l’allora imbattuto campione del mondo dei supergallo Carl Frampton disse: “Il professionismo alle Olimpiadi è ridicolo. Sono due sport differenti, è come se un giocatore di badminton volesse partecipare a Wimbledon”.
Spero proprio che il pugilato finisca in mani diverse.