L’ESTATE DI GORAN, il 22 febbraio presentazione alla Garbatella

È l’estate del 2001. Un tennista scivolato in fondo alla classifica, uno che ha già perso tre finali, vince a sorpresa Wimbledon.
Nessuna wild card c’era riuscita prima, nessuna ci riuscirà dopo.
Il libro è un viaggio nel tempo per ritrovare le magie di quell’incredibile avventura.
È il torneo in cui il mondo scopre Roger Federer che, non ancora ventenne, elimina Pete Sampras: l’uomo che aveva alzato 7 volte il trofeo nelle ultime otto edizioni.
Ma è soprattutto la storia di Goran Ivanisevic.
Ha sempre giocato per gli altri: per la sorella malata, per la patria, per il papà sofferente. Adesso capisce che è giunto il momento di giocare per se stesso.
Per farlo, riesce a mettere d’accordo le tre personalità che si agitano in lui: i tre Goran sempre in lotta tra loro. Supera in finale Patrick Rafter, in cinque set avvincenti come un thriller.

Il libro racconta i protagonisti di quel fantastico Wimbledon, in campo e fuori dal campo, le superstizioni, i pensieri, le paure, i retroscena.
Nel viaggio ci fanno compagnia due giovani tifosi croati che hanno chiesto agli amici un regalo speciale per le loro nozze: i biglietti dell’intero torneo; un portiere d’albergo: un napoletano dall’animo poetico; un barista rumeno che parla in perfetto romanesco; due gemelli indiani che gestiscono un’edicola aperta giorno e notte.
È una calda estate di felicità.
Due mesi dopo, sarà solo tragedia.

La mia regola è usare soltanto parole
che migliorino il silenzio.
(Eduardo Galeano)

Sette frasi per capire meglio GORAN IVANISEVIC.

7.
«Essere papà è fantastico ma c’è un problema. Lei non dorme. Di notte è come se si trasformasse in un vampiro. Si sveglia cinque o dieci volte, chiedendo qualsiasi cosa, cantando, chiamando. Se accade solo cinque volte in una notte è come se avessi vinto la lotteria. Ho provato a urlare, ma se urlo è ancora peggio, lei inizia a piangere e urlare più di me, così le do solo quello che vuole. Forse tra 10 anni dormirà tutta la notte».
(a Nick Harris, Independent, 28 novembre 2005)

6.
«Balotelli mi piace da morire. Lo metterei sempre in squadra perché può decidere sempre. Vorrei conoscerlo, davvero, mettiamo sul tavolo tutte le nostre personalità e vediamo quant’è grande il tavolo».
 (a Vincenzo Martucci, Gazzetta dello Sport, 27 giugno 2012)

5.
«Sulla terra forse il tennis si gusta di più, ma se permettete a me non interessa, io vado in campo per vincere, non per piacere agli spettatori. Quando gioco un’esibizione scherzo, ma è a Wimbledon che stiamo giocando. Devo divertirmi io, non gli spettatori». 
(a Roberto Perrone, Corriere della Sera, 27 giugno 1992)

4.
«Mio padre mi ha detto: se vuoi colpire un dritto, fallo e basta. È solo una pallina da tennis, non un fantasma».
 (a Gaia Piccardi, Corriere della Sera, 9 febbraio 2004)

3.
«Cosa non mi piace nel tennis? L’abitudine di usare l’asciugamano dopo ogni punto. È disgustosa, si perde tempo. Un doppio fallo e un asciugamano, una risposta in rete e un asciugamano…».
 (a Stefano Semeraro, La Stampa, 28 giugno 2012)

2.
«Era come una tragedia greca, un film western. Rafter era lì, ma era come se non ci fosse. Era il mio mortale nemico in un duello sotto il sole, ma così lontano che forse mi stavo sbagliando: forse ero sempre io, forse mi stavo guardando allo specchio…».
(a Leonardo Colombati, Il Sole 24ore, 27 settembre 2017)

1.
«Ho guardato in alto al momento del primo match point: Signore, se sbaglio il primo servizio, fammi tirare una seconda molto forte. E fa’ che sia buona. Ma è stato un doppio fallo. Allora ho detto: forse il Signore è a pranzo e non mi vede. Poi ho fatto ace con la seconda di servizio e ho pensato: okay, ora è tornato. È solo grazie a lui se sono in finale. Mi ha dato un’altra opportunità. Ha detto: ragazzo sei così noioso, sempre a chiedere un’altra possibilità. Ma sono buono e voglio dartela. Speriamo continui così».
 (
Goran Ivanisevic, dopo la semifinale)

Il libro sarà presentato sabato 22 febbraio alle ore 18:00 all’interno della manifestazione La Garbatella 20 20, festa per i cento anni. L’autore racconta in un capitolo il quartiere negli anni Sessanta…

 

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