HALL OF FAME. Arriva Carnera e l’Italia si scopre campione del mondo

HALL OF FAME ITALIA 1. continua
Apriamo con Primo Carnera la galleria
dei ritratti dei personaggi che,
il 26 ottobre a Castrocaro Terme, entreranno
a far parte della Hall of Fame Italia

 

di Gualtiero Becchetti

Primo Carnera.

Sono passati centotredici anni dal 25 Ottobre 1906 quando a Sequals, paesino friulano allora sconosciuto persino alle carte geografiche, veniva alla luce colui che sarebbe diventato il gigante per eccellenza. Una semplice prova di cosa abbia rappresentato nella società italiana: appena alcuni anni fa i grandi esortavano i bambini a mangiare e a praticare sport per diventare come Carnera. Nessun altro atleta italiano ha più raggiunto un tale radicamento popolare e forse solo Fausto Coppi e Nino Benvenuti gli si sono avvicinati.

In tempi in cui la statura media degli italiani era di 165 cm, a dodici anni Primo sovrastava già tutti i compaesani, ma nessuno immaginava cosa sarebbe diventato quel ragazzino cresciuto nell’amore del papà e soprattutto della mamma, in una miseria che più nera non poteva essere.

Per mangiare ogni giorno, assieme ai fratelli chiedeva persino la carità. E un giorno, con una borsa piena di vecchi abiti del padre troppo piccoli per lui, partiva ancora adolescente per la Francia, dove vivevano gli zii, a cercare fortuna. La svolta nella vita di Primo avvenne nel 1925 in un circo. Il padrone lo notò per la stazza imponente e l’assunse come lottatore. Si esibiva per città e villaggi guadagnando cifre incredibili rispetto a quelle cui era abituato. Ora era alto attorno ai due metri. 
Alla fine degli anni Venti veniva adocchiato da un ex pugile francese, Paul Journèe, che lo convinse a tentare la via del ring. Gli insegnò le basi della nuova disciplina e lo portò negli Stati Uniti fra tanti connazionali emigrati. Era guidato con grande abilità e presto divenne un personaggio. La gente accorreva per il Golia italiano e i dollari giravano sempre più abbondanti. 
Centodue il totale dei match disputati, ma per illuminare la sua figura leggendaria ne bastano alcuni. Contrariamente a quanto la maggioranza immagini era più un tecnico che un colpitore e proprio per questo, il 31 agosto 1932, ecco esplodere la notizia dolorosa e tecnicamente inattesa. Nella semifinale al titolo mondiale Carnera affrontava al Madison di New York il ventiquattrenne Ernie Schaaf mettendolo ko al tredicesimo round.

Dopo quattro giorni di coma lo sfortunato pugile moriva. Solo la mamma di Schaaf riuscì a convincere Primo a riprendere l’attività. E così, il 29 giugno 1933 Carnera toccava il cielo, scopriva di nuovo l’America!

In patria e sparsi nel mondo milioni di connazionali si sentirono orgogliosi d’essere italiani, come l’uomo più forte del pianeta: il campione del mondo dei pesi massimi.

Al Madison Square Garden Bowl di Long Island, di fronte a 40.000 spettatori, aveva messo Jack Sharkey ko al sesto round. Per la prima volta un paisà indossava la cintura iridata, proprio della categoria regina e sul suolo americano.

Passeranno ben trentaquattro e cinquantasei anni perché rispettivamente Nino Benvenuti contro Griffith e Gianfranco Rosi con Van Horn vincessero un mondiale oltre l’Atlantico. In uno sport che allora era parte viva nell’interesse della gente, Primo diventava un eroe, il simbolo vivente dell’Italia.

La stampa, i fumetti, i cinegiornali, le pubblicità lo resero un protagonista tale da affacciarsi persino, osannato dalla folla, al balcone di Piazza Venezia a Roma, accanto a Benito Mussolini.

Il 22 ottobre dello stesso anno, difendeva vittoriosamente la cintura di fronte ai settantamila di Piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese, battendo in quindici riprese lo spagnolo Paulino Uzcudun, paralizzando persino la capitale a causa dell’incredibile afflusso di spettatori, tanto che l’inizio della manifestazione fu posticipato dalle 14 alle 16 per consentirne l’arrivo.

Dopo avere difeso ancora i titolo con Tommy Loughran, l’1 marzo 1934 a Miami, arrivò la drammatica sfida con Max Baer, il forte e cattivo pugile californiano.

Al primo round, finendo al tappeto, Primo Carnera si fratturava una caviglia eppure resistette sino all’undicesimo quando l’arbitro pose fine alla sua tremenda punizione. Cadde e si rialzò undici volte e pur battuto confermò il coraggio e l’orgoglio del leone. Poi riprese a combattere, ma il meglio di sé l’aveva ormai speso.

Il 15 giugno 1935 l’astro nascente del pugilato, Joe Louis, lo costringeva al kot alla sesta ripresa. Probabilmente desiderava ritirarsi, ma pensava alla famiglia, alla miseria dei tempi bui e continuò con alterna fortuna per mettere altro fieno in cascina.

Il 13 marzo 1939 si sposava con Pina Kovacic e dal loro amore nacquero Umberto e Giovanna Maria. Poi, la guerra con tutte le tragedie connesse. Solo il 22 luglio 1945, a quasi quarant’anni, risaliva vittoriosamente sul ring ad Udine. Era ormai ridotto a vendere solo il proprio nome.

Perdeva tre volte consecutive con il goriziano Luigi Musina, l’ultima il 12 maggio 1946 a casa sua. Era la fine della carriera agonistica. Negli Stati Uniti, a suon di bigliettoni, lo riportarono alla ribalta nel wrestling in cui le sue dimensioni fisiche costituivano ancora un’attrazione.

Forse guadagnò persino di più che con il pugilato e si adeguò alle sceneggiate di tale disciplina sino al 25 ottobre 1963, quando a cinquantasette anni, a Bakersfield in California, scavalcava le corde per l’ultima volta.

Nel frattempo aveva girato film, partecipato a tournèe teatrali, presenziato a spettacoli della giovane Rai. Ma aveva soprattutto costruito il futuro per i suoi figli e allorché si laurearono, beh, la parabola di Primo poteva considerarsi completa.

Ora poteva ricordare con tenerezza la mamma e Sequals, dove si era costruito la bella villa tuttora visitata da turisti e ammiratori. Aveva sessant’anni quando la salute gli presentava il conto e Primo capì che doveva fare in fretta perché l’avversario non avrebbe tollerato rinvii. Tornò in Italia nel maggio 1967, accolto all’aeroporto di Fiumicino come fosse un sovrano, ma negli occhi era già scritto tutto.

Tra la sua gente, le sue colline, i ricordi della propria famiglia piena di amore e di miseria, il gigante chiudeva gli occhi il 29 giugno 1967, il giorno esatto in cui era diventato campione del mondo. L’ennesimo capolavoro di Carnera, il gigante buono che oggi, nel piccolo cimitero del paese, si erge umile ed enorme come una montagna indistruttibile. 

 

PRIMO CARNERA
(25 ottobre 1906/29 giugno 1967)
88-14-0 (71 ko, 70%)

Debutto: 25 novembre 1928
Ultimo match: 12 maggio 1946

Mondiali
29 giugno 1933 Jack Sharkey +ko 6
22 ottobre 1933 Paolino Uzcdum + p. 15
1 marzo 1934 Tommy Laughran + 15
14 giugno 1934 Max Baer – kot 11 

1. continua (prossima puntata: Sandro Mazzinghi)

 

 

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