Oliva: Sono dentro al pugilato. Ma quello che vedo mi disgusta…

Patrizio Oliva, cosa pensi delle ultime mosse all’interno dell’AIBA?

“Credo che a questi signori il pugilato non interessi. E penso anche che non conoscano la vergogna”.

Il CIO aveva chiesto una governance chiara, un rinnovamento. E invece il presidente ad interim ha addirittura cancellato le dimissioni, date solo 25 giorni prima, ed è tornato al suo posto.

“Ci sono molte cose stonate nell’AIBA. Comportamenti che del resto troviamo anche all’interno di alcune Federazioni Nazionali che, non a caso, si guardano bene dal contestare questa assurda situazione. Il marocchino Mohamed Moustahsane, lo sanno tutti, era il presidente dei sorteggi ai Giochi di Rio 2016. Il comitato investigativo speciale dell’AIBA stessa ha rilevato che “la manipolazione del sorteggio degli arbitri e dei giudici durante l’Olimpiade di Rio 2016 sia stata il risultato degli interventi di diversi attori sotto la responsabilità principale di Karim Bouzidi”. Allora io mi chiedo: come ha fatto Moustahsane ad arrivare al grado più alto, seppure come interregno, dell’associazione e in che modo lo hanno convinto a restare al suo posto?”.

Trentasei arbitri e giudici sospesi, tutto il settore operante a Rio 2016. I risultati dell’inchiesta interna hanno evidenziato la manipolazione dei sorteggi. Eppure i risultati del torneo olimpico sono stati omologati, non annullati. Perché?

“Perché la gestione AIBA ha poco di sportivo, poco di olimpico. Nell’antica Grecia gli arbitri vivevano e si allenavano assieme ai pugili, oggi devono restare lontani perché potrebbero in qualche modo farsi corrompere. I valori olimpici sono stati pesantemente offesi. È un’utopia pensare che chi è chiamato a giudicare l’operato di atleti che faticano, sudano e soffrono, non dovrebbe alterare il risultato? Hanno allontanato arbitri e giudici, hanno lasciato ai posti di comando chi gestiva l’apparato. E, a completare il pastrocchio, hanno omologato risultati che loro stessi hanno definito in qualche modo manipolati. Ma ti sembra una cosa normale?”.

È la delusione per questi atteggiamenti che ti sta facendo allontanare dalla boxe? Non sei mai presente alle riunioni, non vai all’angolo dei pugili che alleni. Perché?

“Io sono pienamente dentro al pugilato. Ma quello che vedo mi disgusta. Mi diverto in palestra, cerco di trasmettere ai ragazzi quello che so. Ma non metto a disposizione la mia immagine per il bene di chi la boxe non la ama”.


Eppure il 12 giugno dello scorso anno avevi accettato il ruolo di capo allenatore della squadra italiana che avrebbe partecipato alle WSB.

“Vero. Avevo accettato, ma senza contratto, senza preoccuparmi di chiedere chissà quali compensi, ma solo per il gusto di allenare. Perché amo questo sport. Ero convinto che avrei potuto offrire un contributo allo sviluppo tecnico dei ragazzi. La mia era una scelta sentimentale. L’idea mi piaceva, mi appassionava. Ma evidentemente per loro era solo un modo per prendersi gioco di me. Sono piccoli, piccoli”.

In che senso?

“A novembre dello scorso anno le WSB chiudevano in modo rocambolesco la loro ultima stagione. Stop, fine della storia. C’è qualcuno così ingenuo da credere che a livello dirigenziale nessuno sapesse che quel torneo non avrebbe avuto futuro? Il presidente onorario della Federboxe italiana è Franco Falcinelli: vice presidente, presidente ad interim e altro ancora all’interno dell’AIBA. Un uomo che è molto presente in FPI, se non fisicamente sicuramente telefonicamente. Lui non poteva non sapere, così come non potevano non sapere i vertici federali. Mi hanno quindi proposto un ruolo che non esisteva. Io con persone che si comportano in questo modo non voglio avere niente a che fare. Mi sembra di avere dimostrato qualcosa anche nel ruolo di allenatore. Sono arrivato secondo al mondo in una selezione AIBA. Secondo al mondo, mai preso in considerazione in Italia. Qui qualcuno sbaglia. L’AIBA? La FPI? La risposta dovrebbe darla il presidente Vittorio Lai, ma forse prima avrebbe bisogno di una pausa di riflessione”.

Torniamo all’AIBA. È stata sospesa dal CIO, estromessa dai Giochi di Tokyo 2020, le sono stati bloccati i contributi finanziari. Eppure a fine anno ha in programma due campionati del mondo.

“Organizzati entrambi in Russia, i dirigenti di quella nazione si stanno  proponendo come il nuovo centro di potere mondiale del pugilato a livello olimpico. Rinnovo della governance? Ma di cosa stiamo parlando? I signori dell’AIBA non cambiano neppure la poltrona dove siedono, per paura che qualcuno possa portargliela via. Offendono i valori olimpici, non hanno alcun riguardo nei confronti dello sport che dovrebbero amministrare. Sono sempre gli stessi da anni. A questo punto mi chiedo: perché mai tanto interesse, perché sono disposti a fare mille giravolte pur di restare al loro posto? Ho letto sul tuo blog quello che, su Franco Falcinelli, ha scritto il giornalista Liam Morgan sul sito insidethegames.biz: “Ha cambiato posizione in numerose occasioni, al punto che non sarà mai chiaro dove poggi la sua adesione”. È un’osservazione che dipinge in modo accurato il personaggio. Non a caso, mi sia concessa la battuta, il concetto l’ho anticipato a modo mio qualche tempo fa, quando ho detto: “Salta più lui che una pallina da ping pong”…”.

Non c’è dunque futuro per la boxe olimpica?

“Qualche tempo fa mi chiedevo: l’AIBA vuole distruggerci? Ora mi rendo conto che quella era una domanda sbagliata. L’associazione non pensa a distruggere la boxe, perché non è quello il suo obiettivo. Il pugilato è solo il mezzo per ottenere potere e gestirlo a proprio piacimento. Per guardare avanti bisogna quindi sradicare il modo di governare attuale. Il futuro lo vedo in un solo modo. Azzeramento dell’AIBA, nascita di un nuovo Ente che abbia una dirigenza totalmente nuova. Solo quando il pugilato sarà rimesso al centro del progetto potremo parlare di futuro. Ma questo lo sa il CIO, come lo so io. Ne sono consapevoli anche le Federazioni nazionali. Qualcuna si è già mossa, altre dormono in attesa che squilli il telefono per sapere come comportarsi. E a forza di aspettare, presto attorno a noi avremo solo silenzio. Nelle palestre, nei palasport, tra la gente che ha scritto la storia di questo sport”.

 

 

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