Rocky Mexicano non è un fumetto, ma un eroe in carne (tanta) e ossa

1 giugno 2019

Otto uomini in preghiera nella pancia del Madison Square Garden.
Un cerchio chiuso, le braccia dell’uno sulle spalle dell’altro, teste basse. Coach Manny Robles recita parole di speranza.
“Ti preghiamo Signore, dai la tua benedizione. Aiuta Andy a mostrare al mondo quello di cui è davvero capace. Nel nome di Gesù Cristo, amen”.

Anno di grazia 2008

Imperial Valley. Case basse e ordinate, strade tranquille, baracchini di taco e centri commerciali, immigrati in cerca di un futuro.
Sembra che tutto scivoli via tranquillo. Ma il pericolo è in agguato ogni giorno, da una parte all’altra del confine. La vita è una battaglia che va combattuta tenendo sempre alta la guardia.
Andy jr viene da Mexicali, Bassa California, terra di frontiera.
Cranio rasato, bandana sulla fronte, petto in fuori, mento alto. Il ragazzo, pantaloni larghi e calanti, cammina con andatura lenta ma sicura. Da queste parti lo conoscono tutti. È quello che si tuffa nelle risse, ama le scazzottate. Si unisce alle gang, rischia di confondersi con gli spacciatori, evita la scuola e si mette sempre nei guai.
Andy senior (foto sopra) ha una piccola azienda di costruzioni a Imperial Valley. Casa e lavoro, lavoro e casa. Cinque figli, una moglie che si prende cura della famiglia. Felicitas è in perenne angoscia per Junior, il ragazzino che sembra avere un conto aperto con i guai.

Senior lo porta in palestra. Suo papà ne ha una a Mexicali. Lì, dicono, si è allenato anche Jorge Maromero Paez: campione del mondo dei piuma.
Junior a sette anni disputa il primo match. Combatte contro ragazzini più grandi. È grasso, cicciottello. Per trovarne uno del suo stesso peso, bisogna cercare tra i dodicenni.
A undici l’avversario è un poliziotto che tenta di portarlo via dalla strada. A Junior la compagnia di quegli amici piace, non pensa siano poi così pericolosi.Andy sr dispera, ma non si arrende.
Dorme sul divano, sempre accanto al ragazzo. Non lo molla un secondo. Lo affida a Fernando Ferrer. Il coach cubano cerca di correggerne ogni impurità tecnica. Quel giovanotto è convinto che per battersi debba usare le braccia come bastoni.
Con tempo e pazienza il maestro lo trasforma in un piccolo pugile di successo. Piccolo per età, non certo per dimensioni.
Crescendo non cambia abitudini.
È sempre taglia XXXL, incapace di rispettare qualsiasi regola alimentare. Mangia dolci anche nel camerino prima di un match.
Ha un faccione da gaudente, l’espressione candida di un bambino, ma sono i suoi occhi da tigre a impressionarti. Ti fissano, ti scrutano. Capisci che si sta preparando all’attacco.
Un’altra rissa.
Senior va da un amico poliziotto, gli chiede un favore.
Junior passa tre giorni nella cella dell’Unità di soccorso nazionale per le gang di strada.
Quando esce, sembra abbia imparato la lezione.
In palestra lavora duro. Mette assieme più di cento match da dilettante.

Ottobre 2007

I Mondiali si disputano all’UIC Pavillon di Chigago. Junior (foto sopra con le tre sorelle) combatte per il Messico. Perde contro Michael Hunter.
L’anno dopo, battuto ai Trials da Oscar Rivas, fallisce la qualificazione per i Giochi di Pechino 2008.
Fa un salto all’indietro nel tempo, tornano i vecchi dubbi, le paure, le cattive amicizie. Cerca un punto di appoggio. Deve rafforzare il senso di appartenenza. Si sente messicano nel cuore, si fa tatuare quel sentimento all’interno del bicipite destro: HECHO EN MEXICO, made in Messico. Sul torace ha due mani che si uniscono in preghiera, circondate da nuvole e rose. Sulla schiena una scritta enorme: VICTORIOUS. Sull’avambraccio destro il suo nome in corsivo.
Ha scritto sulla pelle la fede, i sogni.
Deluso per la mancata qualificazione olimpica, sfoga la rabbia nel cibo. Divora barrette di cioccolato, consuma in quantità industriale torroncini di caramello e arachidi ricoperti di cioccolato al latte.
Sfonda la barriera dei 160 chili.

28 marzo 2009

Plaza de Toros, Tijuana.
Senior tenta l’ultima carta.
Junior diventa professionista.
Ha diciannove anni, è alto 1.88, sulla bilancia del primo match segna 135 chili. Mette ko dopo trentaquattro secondi del round iniziale Miguel Salvador Ramirez.
La vita sta cambiando.
Sposa Julie (foto sopra), una brunetta di cui si sa davvero poco, una presenza misteriosa al suo fianco. Hanno quattro figli: Andy III, Bella, Beverly e Richie. Il papà continua a stargli accanto. La mamma vigila a distanza.
Lui combatte e vince, quasi sempre per ko.

10 dicembre 2016

Spark Arena, Auckland, Nuova Zelanda.
Sfiora la conquista del mondiale.
Perde di misura contro Jospeh Parker per il titolo Wbo. Si chiude in se stesso, non vuole più vedere nessuno. È convinto di avere subito una grande ingiustizia, si allontana dal pugilato.
Quindici mesi dopo torna sul ring e mette ko in 1:38 Devin Vargas.
The Destroyer is back.
La grande occasione arriva quasi per caso.
Jarrell Big Baby Miller, rivale designato, risulta positivo all’ultimo esame antidoping. Bisogna trovare in fretta qualcuno che lo sostituisca. Eddie Hearn pensa a Andy jr, ma sa che imporlo non sarà facile. Con quel fisico un po’ così, quella pancia che scende sopra la cintura e il grasso che abbonda, farlo passare come sfidante accettabile sarà impresa ardua. Decide di rischiare.
Junior lo aiuta.
“Sono un ragazzo paffuto venuto dal nulla”.
Si presenta così al mondo.
E tutti sorridono. Per la battuta, ma anche perché nessuno pensa possa farcela. Eppure a molti piace quel sorriso sornione, quello sguardo sicuro di chi davvero crede in se stesso. E poi ha una combinazione, diretto destro/gancio sinistro, che potrebbe regalare una grande sorpresa.
Affronterà Anthony Joshua: 22 match, 22 vittorie, 21 per ko. Campione del mondo per Wba, Ibf, Wbo, Ibo. Fisico da statua greca, fascinoso, orgoglio del popolo britannico.
Può farcela?
Ci credono solo i familiari e qualche amico. Tutti gli altri sono convinti che andrà knock out prima che finisca il quarto round.
I bookmaker di Las Vegas lo quotano 11/1.
Ma Andy jr non è più il ragazzo a cui piacevano le risse, non tira colpi senza averne prima studiato traiettorie e bersagli, non è coinvolto in attività pericolose con gang locali.
Casa e palestra, palestra e casa. Come il papà.

1 giugno 2019

Arena del Garden.
È il terzo round e Junior è già con il sedere sul tappeto. Gancio sinistro, doppiato da un diretto destro di Joshua e tutto sembra già finito. Ma è una sensazione che dura pochi secondi. Da terra lo sfidante ha lo sguardo fisso sul campione. Non perde il contatto visivo neppure per un istante, la lotta è appena cominciata. Guarda il rivale, poi l’arbitro, si rialza pronto a riprendere la battaglia. Da quel momento in poi, giura a stesso, non ci cascherà più. Non permetterà al britannico di spezzare il suo sogno.
Si torna a combattere.

Gancio sinisto di Ruiz, Joshua va giù.
Il ragazzo paffuto venuto dal nulla si è appena presentato.
Il campione si rimette in piedi. Ha le gambe traballanti, è al centro di un incubo. Quel signore davanti a lui, dieci centimetri più basso, con il fisico sgraziato e la pancia debordante, lo sta distruggendo.
Gancio destro di Ruiz. Ancora una volta AJ è al tappeto. Rimette assieme i pezzi appena in tempo. Aspetta il suono del gong che arriva a chiudere una ripresa che non dimenticherà mai.
Per i successivi tre round AJ e Junior portano avanti la sfida cercando di capire quanto ancora abbiano dentro. Si sono appena giocati le energie di una vita.
Settima ripresa.
Gancio sinistro, diretto destro di Junior. Ancora una volta Joshua va giù. Ha gli occhi spenti, le gambe molli e la mente che non riesce più a dare i giusti comandi al corpo, a mettere assieme uno straccio di reazione.
Un diretto destro apre le porte dell’inferno. Il baratro è lì, Joshua lotta per non sprofondare nel burrone. Va giù, si rialza, ma non ne ha più.
L’arbitro lo conta, poi agita le mani. È finita, lui non protesta. Sa di avere appena consegnato al nemico quello che era il suo bene più grande. L’orgoglio del campione.
Poco dopo sente un’enorme tristezza salirgli dentro, capisce che il mondo si è appena rivoltato.
Andy Ruiz jr ha fatto saltare il banco.
Il re è nudo.
Joshua non ha scuse.

Junior è stato perfetto. Ha disputato un match senza sbavature. La velocità di braccia la conoscevo, non mi ha sorpreso. Quello che non mi aspettavo è stata la perfezione con cui ha saputo realizzare ogni minimo dettaglio del piano. Abile in difesa, pronto a scaricare le serie una volta raggiunta la corta distanza. E quel gancio sinistro, che spettacolo! Conoscevo anche quello, ma non pensavo potesse entrare così facilmente nella guardia del campione.Sorride Andy jr, guarda Felicitas (foto sopra) negli occhi e le dice parole che sono una promessa di felicità.
“Mamma la nostra vita sta cambiando, non dovremo più lottare”.

9 agosto 2019

L’annuncio arriva in tarda serata.
Chiuso l’accordo per la rivincita.
Si farà a Diriyah, Arabia Saudita, il 7 dicembre.
Junior è ospite del Jimmy Kimmel Live! sulla ABC.
“ROCKY MEXICANO!” urla Senior, seduto tra il pubblico.

Pensavo che Andy Ruiz jr fosse un fumetto creato dalla fantasia di un artista, o al massimo l’ultimo personaggio partorito dall’estro di Stallone. Adesso so che è il vero Rocky.
Un uomo in carne (tanta) e ossa che non rinnega nulla del suo passato.
Trasformato in eroe, non ha tradito i luoghi dell’anima.
Johnny’s burritos, Donut Avenue, El Zarape.
Chiedetegli tutto, ma non provate a togliergli la passione per il cibo. Perché è lì che si nasconde un bel pezzo di felicità.

 

 

 

 

 

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