Pacquiao campione senza tempo. Thurman kd all’inizio, poi cede ai punti

Il tempo è una delle variabili che regolano la nostra vita, Manny Pacquiao ha trovato la strada per gestirlo a suo piacimento. A dicembre compirà 41 anni, ieri notte ha combattuto con la freschezza di un giovanotto che ha appena intrapreso il duro cammino della boxe.
Davanti aveva Keith Thurman, pugile più  grosso, più giovane, meno toccato dai colpi dati e presi in carriera. Lo ha sconfitto ai punti, in maniera chiara, netta.
Non tanto nella dimensione del punteggio, quanto nel modo di concepire il match, di affrontare la sfida.

Alla fine i giudici hanno espresso un verdetto di split decision, due cartellini per il filippino (115-112 per entrambi), uno per lo statunitense (114-113). Io avevo due punti per Pacquiao, supercampione mondiale dei welter targati WBA.
Ma non è nella dimensione del punteggio che si vede l’impresa di un uomo che ha saputo vincere il titolo in otto differenti categorie, è nel modo in cui ha condotto il combattimento dall’inizio alla fine che è scritta la firma del campione.
Ha comandato il con il suo jab destro, cosa di per sè strana in simile contesto. L’altro è più alto, più massiccio. Avrebbe dovuto essere lui a dettare i tempi con il diretto sinistro lungo. E invece è stata la scelta di tempo di Pacquiao, la maggiore velocità di braccia a marchiare l’incontro.
Un knock down nel primo round, gancio destro in piena mascella, ha permesso a Manny di partire nel modo migliore. Thurman è andato giù, non è sembrato accusare il colpo più di tanto, ma resta il fatto che l’ha preso e l’unico a finire al tappeto nell’intero match è stato lui.

È stato un incontro di incredibile intensità, senza un attimo di pausa, senza un secondo per riprendere fiato. Sempre con il piede sull’acceleratore, sempre in spinta.
Pressione e colpi, pressione e colpi.
Dieci anni di differenza e non sentirli. A 40 anni dovresti perdere intensità, dovresti avere necessità di maggiori tempi di recupero, dovresti sentire nel finale il peso dell’età sulle braccia e nelle gambe.
Vale per molti, non per Manny Pacquiao un campione senza tempo.
È stato un bel match, uno di quelli che riportano la mente alle grandi sfide. A Thurman è mancata la consistenza e la continuità. Ha espresso un grande pugilato, ma solo a sprazzi, solo per  qualche round. Ha tenuto il piede nella battaglia in ogni momento, ma non mi ha dato mai l’impressione di poterla dominare. Cosa che per lunghi tratti ha invece fatto Pacquiao.
Un mondiale che riconcilia con la boxe, se mai fossimo stati così ingenui da smettere di amarla. Un match incerto, vinto dal migliore. Colpi a segno, capacità di esprirmersi su alti livelli per l’intero incontro.
Se  proprio qualcosa è mancata lungo il cammino è stata la perfezione nella fase difensiva. Grandi in attacco, meno in difesa. In prima fila, spettatore ammirato, c’era Floyd Mayweather: uno che sul tema avrebbe molto da dire.
Ma i fatti parlano chiaro.
Keith Thurman è appena un gradino sotto, ha perso reggendo bene la scena. Manny Pacquiao è un fenomeno che a quarant’anni ha scritto un’altra pagina della sua leggenda.

Ecco i cartellini del match.

RISULTATIWelter (supermondiale WBA) Manny Pacquiao (62-7-2) b Keith Thurman (29-1-0)SD 12 (115-112, 115-112, 114-113); Yordenis Uges (23-5-0) b Omar Figueroa jr (28-1-1)UD 12; Sergey Lipinets (16-1-0) b John Molina jr (30-9-0)kot 2; gallo (WBC silver) Luis Nery (30-0) b Juan Carlos Payano (21-3-0) ko 9; supermedi (IBF, 12×3) Caleb Plant (19-0) b Mike Lee (21-1-0) kot 3; massimi (10×3) Efe Ajagba (11-0) b Ali Eren Demirezen (11-1-0) UD 10.

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