Ruiz… non è un biscotto, ma neppure il riscatto dell’uomo comune

Ho letto molto in questi due giorni. Ho letto articoli su giornali importanti, post sui social network, email, messaggi. Parlavano tutti di Andy Ruiz jr, della sua sorprendente vittoria contro Anthony Joshua.
Prima di andare avanti mi fermo solo per sottolineare come prima che iniziasse il settimo round due giudici avessero il messicano avanti di un punto, e il terzo avesse Joshua avanti con lo stesso vantaggio come dimostrano i cartellini ufficiali.

In molti, nel raccontare questa splendida storia, non sono andati oltre la prima fermata. La chiave di lettura dell’evento è stata quasi sempre la stessa.
Il ciccione che vendica tutti noi comuni mortali, battendo il campione con i muscoli scolpiti e il fisico senza difetti.
Ruiz jr non deve illudere nessuno. È sovrappeso, vero. Ma è anche un pugile di livello medio alto, non l’uomo qualunque. Non è uno di noi. Ha una grande attitudine difensiva, un’elevata velocità di esecuzione, è mobile sul tronco e abile negli spostamenti. Ha preparazione atletica, determinazione, coraggio e fame. E, non ultimo, ha un diretto destro/gancio sinistro che fa davvero male.


Avrei voluto leggere  anche la sua storia, quella di un messicano costretto a emigrare in California, quello del figlio di una famiglia in perenne conflitto con la vita. “Mamma oggi le nostre esistenze cambiano per sempre. Non dobbiamo più lottare” è una frase che avrei preferito fosse esaltata, magari rubando spazio a ciccione, grassone, panzone. Perché ci sta che si sottolinei l’eccesso del suo fisico, ma non ci sta che si ignori tutto il resto. L’eccesso di romanticismo a volte diventa noiosa retorica.

Fisico esagerato dunque, ma anche abilità tecnica. E orgoglio. L’ha detto e l’ha fatto. “Sono un guerriero messicano, solo il cielo è il limite dei bambini. L’avevo promesso a papà la prima volta che sono entrato in palestra: “Diventerò campione”. Missione compiuta”. Ecco, Ruiz è anche questo.
Ho letto accuse di combine, di biscotto.
Pausa per spiegare il termine.
L’espressione deriva dal mondo dell’ippica, in particolare dagli ambienti delle scommesse clandestine. Il biscotto in questione sarebbe una galletta, impastata con sostanze proibite (stimolanti o sedative, a seconda dello scopo), che viene data da mangiare a uno o più cavalli prima della gara, per alterare il risultato della competizione (e gli esiti delle scommesse). Preparare un biscotto è diventato sinonimo di combine, di truccare a proprio vantaggio l’esito di una gara. E con modalità diverse, ma finalità analoghe, è stato adottato nel mondo dello sport.

Ma se fossero stati d’accordo nel confezionare un bel biscottone (a parte il fatto che lui preferisce gli Snickers…), perché Joshua avrebbe bombardato Ruiz con il gancio sinistro nella seconda ripresa? Perché avrebbe sparato quella combinazione all’inizio del terzo round? Un gancio sinistro/diretto destro che ha mandato al tappeto lo sfidante. E poi, perché subito dopo avrebbe tirato quel diretto destro che ha centrato Junior in pieno tra muso e naso? Il messicano l’ha portato via alla grande, ma quello è un colpo che avrebbe steso per il conteggio totale l’80% dei pesi massimi in circolazione. E perché AJ si sarebbe tirato su dopo il secondo atterramento? Il gong non lo avrebbe salvato e la sfida si sarebbe chiusa senza prendere altri colpi. E perché avrebbe chiesto al coach Roben McCracken: “Come mai mi sento così stordito?”, prima dell’inizio del settimo round?
E, lo ripeto, smettetela di inventare numeri. Non siamo al Superenalotto. La quota massima sulla vittoria di Ruiz jr era 10, dieci, ten, dix, десять, decem, zhen o in qualsiasi altra lingua lo vogliate dire. Nessun bookmaker del mondo ha mai pensato di offrirlo a 25!
A meno che voi non sapeste anche che lo avrebbe messo kot al settimo round, nel qual caso alzo le mani. Il biscottone lo avete cotto e mangiato voi, di persona personalmente.


Siamo un popolo che fa del complotto una regola di vita. Siamo gente che è convinta di sapere tutto. Anche se non ha testimoni, prove, indizi, neppure una semplice soffiata.
Le torri gemelle sono state minate e non distrutte dall’impatto con due aerei dei terroristi, Kennedy è morto per un raffreddore, Elvis è a Buenos Aires dove si è rifiugiato per sfuggire alla mafia e a 84 anni vive gestendo una toeletta per cani, Marilyn Monroe si aggira tra le rovine del Colosseo esercitando il mercimonio del suo corpo di bionda 93enne rigenerata dalla chirurgia estetica, l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna: al massimo è atterrato alla Garbatella. E via andare.
Fidate de ‘no stronzo, diceva un mio amico, guardandomi fisso negli occhi, quando voleva rivelarmi una grande verità. Peccato che il 99,9% della volte quella verità non si rivelava tale e lui rimaneva solo ‘no stronzo.
Prima nessuno, o quasi, si filava il buon Andy junior. Adesso dicono che è un campione fantastico, aspetto una sua prossima collocazione nella Top 10 di sempre. È accaduto lo stesso a James Buster Douglas quando ha sconfitto Mike Tyson (i bookmaker dell’epoca pagavano 42 volte la posta). È stato in carica per sei mesi, poi ha perso il titolo alla prima difesa contro Evander Holyfield e si è ritirato. È tornato dopo sei anni senza lasciare tracce nella storia della boxe.
Non voglio dire che Andy Ruiz seguirà lo stesso percorso. Ma resto comunque convinto che, tanto per citarne qualcuno, Joe Louis, Muhammad Ali, Joe Frazier, George Foreman, Jack Dempsey, Rocky Marciano, Gene Tunney, Larry Holmes, Sonny Liston, Mike Tyson, Lennox Lewis, Evander Holyfield e altri ancora fossero un’altra cosa.
È così difficile entusiasmarsi per una bella storia, senza sconfinare nella fantaboxe?

 

 

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Un commento

  1. Bellissimo articolo. La differenza sul ring molte volte è proprio dovuta alla voglia di riscatto, spesso non vince il più forte fisicamente, ma il più forte con la testa, chi ha più rabbia più fame, più motivazioni. Il motivo per cui non esistono quasi più pugili Italiani di un certo livello, la box arricchisce solo ad un certo livello, ma per arrivare a quel livello è veramente duro.
    Foreman era più forte di Clay, fisicamente, ma ha perso ugualmente.

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