Bundu parla del suo mondo, quello dei welter: “Il più forte è…”

Leonard Bundu, pugile di grande talento, campione europeo
e sfidante mondiale, ha disputato il suo ultimo match
tre anni fa. Adesso insegna boxe all’Accademia Pugilistica Fiorentina,
assieme ai maestri Ivano Dagliana e Paolo Vignoli.
Da poco è entrato nel gruppo anche Angelo Ardito. Ho chiesto
a Bundu di parlarmi del suo mondo, quello dei pesi welter.

 

Leo, i pesi welter diventano sempre più forti.

Si confermano la categoria regina del pugilato, dentro ci sono i migliori talenti in circolazione”.

Chi è il tuo preferito?

Mi piace molto Terence Crawford, ma sullo stesso livello metterei Errol Spence jr. Non so se faranno mai uno scontro diretto, di certo lo vedrei molto volentieri”.

Errol Spence jr è stato il tuo ultimo avversario, il 21 agosto del 2016.

È il pugile che a mio avviso ha fatto i progressi più evidenti. Tre anni fa pensavo che Keith Thurman fosse più bravo di lui. Per carità, Spence jr ha pugno potente. Con lui ho perso per ko, con Thurman sono andato sino alla fine. Ma Spence jr lo vedevo sopratuttto come distruttore, mi sembrava si esponesse più dell’altro ai colpi del rivale. In altre parole, aveva qualche pecca difensiva. Thurman prendeva pochissimi rischi, anche lui sapeva fare molto bene la boxe e aveva pugno pesante. Difesa solida e colpo dopo colpo chiudeva il match. In sintesi: pensavo fosse più bravo”.

Hai cambiato idea?

Sì. Per carità, l’infortunio alla spalla ha creato molti problemi a Thurman. Ma ora vince raramente prima del limite, non è sicuro come una volta. Credo abbia bisogno di altro tempo per tornare al 100%”.

Errol Spence jr ha invece fatto dei passi in avanti, giusto?

Direi di sì. È sempre stato bravo tecnicamente ed ha sempre avuto una potenza devastante. Ma ora la sua boxe è più tranquilla, addirittura più efficace. Si espone meno e ottiene di più”.

Pensavi che avrebbe vinto così facilmente contro Mikey Garcia?

Assolutamente no. Era il mio favorito, ma ero convinto che avrebbe faticato almeno un po’. E invece ha dominato, lo ha surclassato tecnicamente”.

Veniamo a Crawford, è il mio favorito. Tu mi sembri invece meno disposto a sbilanciarti.

Per carità, mi piace tantissimo. Boxa bene, spreca poco, se necessario si adatta facilmente alla tattica dell’avversario, sa come imporre la sua. E poi, non per tirarmela, ma quando cambia guardia mi fa venire in mente il passato. Era una mia specialità. La differenza è che lui è un fenomeno. Ma sono convinto che contro Spence jr il match sarebbe molto equilibrato”.

Il 20 aprile affronterà Amir Khan, risultato scontato come pensiamo tutti?

Probabilmente sì. Khan era veloce, aveva grandi qualità. Ora non credo sia al massimo, il tempo del picco di condizione è passato. Il devastante knock out subito contro Canelo si farà sentire. È meno competitivo di un tempo, ma sono convinto che potrebbe essere protagonista di un bel match, una prova d’orgoglio”.

Manny Pacquiao a 40 anni è ancora sulla breccia. È pieno di soldi, ha una famiglia che ama, è adorato nel suo Paese, ha una carica politica. Perché pensi continui a combattere?

Bravo, me lo sono chiesto anch’io. Non ha più niente da dimostrare. È stato campione del mondo in sei categorie di peso, ha affrontato i migliori, guadagnato borse ricchissime. Al pugilato non ha più nulla da chiedere. Lo fa per passione. E a quella non si resiste. Vedo in palestra ragazzi che per un match sono pronti a qualsiasi sacrificio. Non lo fanno per la gloria o per i soldi, solo per passione. Tornando a Pacquiao, mi chiedo anche dove trovi il tempo per fare tutte quelle cose. Mi ricorda mia sorella Antonella”.

La candidata a sindaco di Firenze?

Lei. È sempre in movimento, attiva. Mi stanco solo a guardarla. Pensa che ha fatto anche la 100 km del Passatore! Al pensiero mi sento male. La corsa non mi è mai piaciuta, la facevo quando ero in attività perché era indispensabile. Ma ora, basta. Tutto il contrario di lei”.

Non ha avuto niente a che fare con il pugilato?

Era una grande tifosa. È stata l’unica, assieme a mia moglie Giuliana e ai bambini, che mi ha seguito ovunque. In Inghilterra, negli Stati Uniti. Ha anche provato a tirare qualche colpo sul ring. Veloce, potente. Poi si è stufata”.

Hai due figli: Andrè di quasi dodici anni e Frida (nella foto sopra quando era piccolina**…) che ne ha quasi dieci. Anche loro sono stati coinvolti nella boxe?

Mi hanno seguito. In palestra e nei viaggi in giro per il mondo. Ogni tanto mettevano i guantoni e tiravano qualche colpo. Ne uscivano traiettorie pulite, precise, efficaci. Erano nati e cresciuti all’interno di questo sport”.

E poi?

Poi si sono stancati anche loro. Chissà che crescendo non ci ripensino”.

Ci siamo persi per strada Shawn Porter.

Vero. Sono talmente tanti i welter forti che uno come lui rischia di uscire dal cono di luce. Ha un gran bel fisico, è molto forte. Come è forte Danny Garcia, tanto per fare un altro nome”.

Non ti sei mai detto: porca miseria, ma proprio nei welter dovevo combattere? Magari in un’altra categoria, il mondiale avresti potuto vincerlo.

Non ho alcun rimpianto. Io sono nato welter. Al top della carriera ho incontrato i migliori. Mi sono tolto le mie soddisfazioni. Forse, fossi stato giovane oggi con la Matchroom di Eddie Hearn che agisce in Italia, qualche possibilità in più l’avrei avuta. Ma non sto certo qui a lamentarmi, sono contento di quello che ho fatto. Anche se…

Anche se, cosa?

Un rimpianto ce l’ho”.

Quale?

Se da giovane, quando ero dilettante, mi fossi dedicato con maggiore impegno alla boxe, se avessi capito che avrebbe potuto diventare la mia professione, la mia fonte di guadagno, forse avrei ottenuto di più. Ho capito tardi, solo dopo il passaggio al professionismo, che mi sarei dovuto porre prima degli obiettivi e avrei dovuti inseguirli con tutte le mie forze. Ma a quel tempo non me la sentivo di fare sul serio…

A proposito di obiettivi, ce n’è qualcuno che in questo momento ti sta a cuore?

Vorrei tanto mettere su una palestra mia, la Bundu Boxe. A Firenze, ovviamente. È la mia città. Quando ero campione d’Europa e marciavo forte, avevo attorno tante persone, giuravano che avrebbero fatto qualsiasi cosa per aiutarmi a realizzare il progetto. Ho smesso di combattere nel 2016, da tre anni non vedo più nessuno di quegli amici pronti ad aiutarmi…

**correzione. Nella prima stesura avevo commesso un errore, pensavo fosse Andrè. Mi ha scritto Giuliana Riunno e l’equivoco è stato chiarito. Troppo facile per lei riconoscerli anche a distanza di anni e nascosti dal casco protettivo. È la mamma…

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