AIBA, tentativo disperato. CIO, il 22 maggio decide sui Giochi

Continua l’incertezza sulle sorti del pugilato olimpico.
Oggi il CIO, riunito a Losanna, ha comunicato ufficialmente che il 22 maggio annuncerà le sue decisioni sull’inserimento o meno del pugilato nel programma di Tokyo 2020 e su chi sarà l’Ente che dovrebbe gestire il torneo.
L’annuncio è stato quindi anticipato di un mese, rispetto alle ultime notizie provenienti sempre dal Comitato Olimpico Internazionale.
Ferma restando la convinzione che fine maggio sia sempre troppo tardi, un piccolo passo in avanti è stato fatto.
Continuo ad essere convinto che non dovrebbe esserci alcun problema sulla presenza della boxe in Giappone: cinque categorie per le donne (51, 57, 60, 69, 75 chili), otto per gli uomini (52, 57, 63, 69, 75, 81, 91, +91 chili).

Resta da vedere chi gestirà questo sport.
L’Aiba oggi ha prima lanciato un allarme, poi ha fatto un tentativo (disperato) di salvataggio.

L’allarme è arrivato direttamente dal sito web dell’International Boxing Association. Poche, ma chiare parole: se il CIO non riprenderà a versare i contributi alla Federazione Internazionale, l’AIBA fallirà. Per la prima volta sono state comunicate anche le cifre del contendere. Lo ha fatto il direttore esecutivo Tom Virgets.
Al momento l’Associazione ha debiti per un totale di 16 milioni di dollari, tre potrebbe recuperarli autonomamente entro la fine dell’anno. Se arriveranno i soldi, ne ammortizzerà altri quattro/cinque entro il 2020. Il contributo che il CIO dovrebbe riprendere a versare, se il rapporto tornerà regolare, è di 14,5 milioni di dollari entro il 2020, più altri 3,6 entro fine 2021.

Per accelerare i tempi è intervenuto Umar Kremlev (foto sopra), che si è candidato alla presidenza con una dichiarazione all’agenzia Tass (il Congresso elettivo dovrebbe essere convocato entro metà dicembre 2019). Il russo è uscito allo scoperto: in una lettera (foto sotto) inviata a Thomas Bach, presidente del CIO (e pubblicata dal sito insidethegames.biz), ha annunciato l’intenzione di coprire con le sue finanze personali i debiti AIBA per l’intero ammontare dei 16 milioni di dollari. Nella stessa lettera dice di essersi convinto a offrire il suo contributo per il bene del pugilato, sperando che l’azzeramento dei problemi economici conservi la presenza di questo sport all’interno dei Giochi. Kremlev chiude la missiva invitando Bach a tutelare la figura dell’AIBA all’interno del movimento olimpico.

L’AIBA, sempre attraverso le parole di Tom Virgets, pubblicate sul sito ufficiale e mandate via email ai giornalisti accreditati, si è fortemente lamentata del fatto che a poco più di un anno dai Giochi la situazione sia ancora in fase di stallo. Ha sottolineato come siano stati presentati al CIO quattro differenti rapporti esaustivi, l’ultimo il 20 febbraio scorso, a cui non è mai stata data alcuna risposta. Ha infine esternato la sua insofferenza per l’atteggiamento del CIO che neppure nella sessione che si è chiusa oggi a Losanna è stato in grado di fornire una soluzione.

Nessuna certezza sui tornei di qualificazione, niente regolamento sui criteri di partecipazione, nessuna notizia su numeri e nomi degli ufficiali che dovranno operare nel settore arbitri/giudici. I pugili, i protagonisti assoluti di questo sport, continuano ad essere considerati alla stregua di ostaggi a cui nessuno deve rendere conto.

La boxe in Gippone ci sarà. Le conferme arrivano anche dal sito del CIO e da quello di Tokyo 2020. Il pugilato è inserito nel programma, sia degli organizzatori che del Comitato Olimpico Internazionale senza alcun distinguo.

Il popolo della boxe dovrà pazientare altri due mesi per sapere chi sarà chiamato ad amministrare il torneo. Ma soprattutto ad aspettare saranno gli atleti, vittime incolpevoli delle malefatte del proprio Ente mondiale e della lentezza del CIO nel recepire il problema, intervenire e trovare la soluzione.
Tutti colpevoli.

Ma, come dice Myke Tyson: “Tutti nella boxe se la cavano bene, tranne il pugile“.

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