Scandalo arbitri/giudici AIBA. I risultati di Rio 2016 vanno azzerati

La boxe olimpica ha perso la sua credibilità.

Lascio da parte le opinioni personali, mi atterrò ai fatti, a episodi provati, incontestabili.

Al termine di questo articolo qualsiasi persona di buon senso arriverà a una sola conclusione: i risultati dei Giochi di Rio 2016, per quanto riguarda il pugilato, non sono veritieri. Lo dice l’AIBA con i suoi comportamenti, non lo dico io. Devono essere azzerati.
Purtroppo l’AIBA lo dice nei fatti e lo smentisce a parole.

Procedo con ordine.

Durante l’Olimpiade brasiliana ci sono state violente contestazioni sui verdetti.

A tre giorni dalla conclusione del torneo, l’AIBA ha sospeso i sette giudici/arbitri più affermati, i cosiddetti cinque stelle, i capi.

Mik Basi (Gbr), Kheira Sidi Yakoub (Alg), Michael Gallagher (Ire), Mariusz Gorny (Pol), Vladislav Malyshev (Rus), Gerardo Poggi (Arg) e Rakhymzhan Rysbayev (Kaz). Facevano parte del gruppo soprannominato i Magnifici Sette, i capi dell’intero sistema. Sono rimasti a Rio, ma non hanno più officiato. Hanno un regolare contratto con l’Aiba con uno stipendio fisso di 5.000 dollari l’anno, più un bonus di 500 dollari per ogni match arbitrato nelle WSB o di 1.000 per quelli che li vedono impegnati nell’APB”  ha scritto il giornalista bulgaro Ognian Georgiev su Fightnews.

Indiscrezione confermata dai fatti.

Successivamente l’AIBA ha preso un altro duro provvedimento e l’ha comunicato in una nota ufficiale: “I risultati dell’indagine attualmente in corso consentiranno all’AIBA di valutare pienamente quali possano essere le misure finali da adottare. Nel frattempo è stato deciso che i 36 giudici e arbitri che sono stati utilizzati nell’Olimpiade brasiliana non potranno officiare in qualsiasi evento Aiba fino a quando l’indagine non avrà la sua conclusione e le commissioni non sanciranno ulteriori misure da adottare nei confronti di chi ha sbagliato.”

Sono passai quasi tre anni da quel documento e i 36 arbitri non sono stati ancora reintegrati a pieno titolo. Molti di loro hanno chiesto spiegazioni ufficiali, hanno preteso il risultato dell’indagine, hanno minacciato di andare in tribunale.

L’AIBA ha continuato a tacere.

Mi chiedo: se tutti gli arbitri e giudici, compresa la classe dirigente, è stata sospesa e mai reintegrata, come possono essere considerati validi i risultati del torneo olimpico officiato da dirigenti che la stessa AIBA non giudica all’altezza?
Le strade sono solo due: o sono colpevoli e vanno squalificati, o sono innocenti e vanno reintegrati. Nel primo caso i risultati di Rio vanno azzerati e le medaglie restituite al CIO, nel secondo l’AIBA deve prendersi le sue responsabilità e fronteggiare le cause di risarcimento in arrivo da parte di chi era estraneo alla vicenda.

I medagliati meritavano davvero quelle medaglie? E chi è stato ingiustamente fermato, come può rivalersi?

E non è finita qui. È di queste ore la pubblicazione di un’inchiesta di Le Monde e Bulgaria Today. Nei loro articoli, i giornali dicono che Karim Bouzidi, direttore esecutivo dell’AIBA al tempo dei Giochi brasiliani, avrebbe chiesto arbitri e giudici diversi da quelli designati per alcuni match, avrebbe esercitato il suo potere per condizionare gli stessi arbitri e giudici.

Il dirigente di origini berbere, ex commerciante lanciatosi a capofitto nel mondo del pugilato, è stato rimosso il 18 agosto 2016 dal suo ruolo.

Questo, in quell’occasione, il comunicato.

In seguito alla decisione presa dall’AIBA, decisione riguardante una nuova valutazione dei giudici e arbitri impegnati nei Giochi Olimpici di Rio 2016, i vice presidenti e il Comitato Esecutivo hanno deciso con effetto immediato di riassegnare l’attuale direttore esecutivo (Karim Bouzidi, ndr) a un nuovo incarico all’interno dell’organizzazione. Di conseguenza, le responsabilità operative per il resto dell’Olimpiade saranno affidate al più anziano Vice Presidente AIBA, Franco Falcinelli, Presidente della Confederazione Pugilistica Europea“.

Ora Le Monde e Bulgaria Today dicono che Bouzidi non è uscito dall’AIBA, ma vi è rimasto in qualità di consulente del presidente recentemente dimissionario Gafur Rakhimov.

Concludo. L’AIBA ha sospeso trentasei giudici/arbitri, ha allontanato i sette capi dei giudici/arbitri, ha deposto il direttore esecutivo. Tutto questo senza che, a tre anni di distanza, sia stata data alcuna spiegazione ufficiale o siano stati annunciati i provvedimenti definitivi.

Per quale motivo dobbiamo credere che i risultati di Rio 2016 possano essere considerati validi?
Il banco è saltato e a farlo saltare è stato il banco stesso.
Attorno a questo mondo allo sbando in tanti tacciono. Da noi, dirigenti, maestri, pugili e mestieranti girano la testa dall’altra parte e fanno finta di non vedere, non sapere, da loro neppure una parola sulla gestione diciamo avventurosa dell’Ente mondiale che li governa. Sono in buona compagnia, solo pochi Paesi infatti osano fare domande, gli altri vanno avanti come se nulla fosse.

È ufficiale: la boxe olimpica ha perso tutta la sua credibilità.
L’unico segnale di rinnovamento arriva dall’Africa: l’elezione  a presidente ad interim di un giovane dottore marocchino, apparentemente fuori dai giochi di potere, fa sperare nella possibilità di un lento ravvedimento. I cattivi sembra siano stati tutti avvertiti di non fare ulteriori danni, altrimenti saranno chiamati ad allontanarsi dal tavolo da gioco. Il tempo del divertimento è finito.

Da domani a giovedì, a Losanna, si riunisce il CIO. Si parlerà anche di pugilato e del suo inserimento nel programma di Tokyo 2020, oltre che di chi dovrà gestirlo ai Giochi. Al momento si escludono decisioni definitive, ma la boxe olimpica ci ha abituati a non dare nulla per scontato.

 

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