Francesco Damiani, da massimo a massimo: Joshua è il migliore

L’ultima volta che l’avevo visto senza la tuta della nazionale si stava allenando in una vecchia scuola elementare del secolo scorso a San Potito, frazione di Lugo. Avevano traformato quel posto in una palestra di boxe, accanto alle guardie venatorie. Per uno strano scherzo del destino ho parlato l’altro giorno con Francesco Damiani fra una battuta di caccia e l’altra, proprio lì vicino, da quelle parti. Perché adesso è lì che suda e allena giovani speranze, adesso però il ring dove i ragazzi fanno sparring è cambiato. Quella volta di tanti anni fa era qualcosa di unico al mondo, era rettangolare.

“Non c’era spazio, così avevamo dovuto tagliare a metà quello di Bagnacavallo e l’avevamo messo lì”.

Francesco ha compiuto da poco sessant’anni, è sereno, felice. La boxe continua ad appassionarlo, non poteva essere altrimenti dal momento che sono più di quarant’anni che la frequenta.

Abbiamo parlato di pesi massimi, abbiamo cominciato con un azzurro che ha deciso di scegliere la strada del professionismo.

Francesco, cosa pensi della scelta di Vianello di firmare un contratto con Bob Arum e di andare negli Stati Uniti a combattere?

“Guido è un giovane (ha 24 anni, ndr) dotato di un grande fisico. È un bravo ragazzo, educato e rispettoso. Lì, negli States, non stanno a guardare tanto per il sottile. Ti lanciano nella mischia. Se vai, bene. Altrimenti, sotto un altro. Lui è un pugile in fase evolutiva, deve acquisire esperienza, migliorare sul piano tecnico. Non conosco i motivi per cui abbia fatto questa scelta, forse è prematura. Sono convinto che potenzialmente Vianello possa diventare un ottimo peso massimo, ma deve crescere a piccoli passi. Spero che in America non vogliano tutto e subito”.

Pensi che avrebbe dovuto aspettare almeno i Giochi di Tokyo 2020?

“Ne sono convinto. Rinunciare a un’Olimpiade per la quale, ne sono certo, si sarebbe qualificato, sarebbe un errore. Fa ancora in tempo a chiedere di aiutarlo a rispettare questa opportunità. Non so che tipo di contratto abbia firmato, ma penso che la Federazione non l’abbia lasciato andare via senza garantirsi la possibilità di una sua presenza a livello olimpico, può farlo anche da professionista”.

Da quanto non lo senti?

“Mi ha mandato un messaggio sul telefonino un paio di giorni fa. Attualmente si allena a Los Angeles, esordirà l’8 dicembre, credo a New York. Mi ha proposto di stargli vicino, mi ha detto che erano pronti due biglietti aerei per me e mia moglie Claudia”.

Cosa gli hai risposto?

“Che farò il tifo per lui dall’Italia. Gli auguro ogni fortuna, è un ragazzo che merita il meglio. Ma la mia vita è qui, la famiglia, la caccia, gli amici, la palestra con giovani dilettanti e professionisti con tanta voglia di andare avanti”.

Passiamo ai tre pesi massimi di cui si parla di più. Chi pensi sia oggi il migliore in circolazione?

“Senza dubbio Anthony Joshua. L’ho conosciuto molto bene da dilettante. L’ho visto agli Europei in Turchia, alle qualificazioni di Baku e l’ho visto perdere in finale ai Giochi di Londra 2012. Lasciate perdere il verdetto ufficiale, quella sera Roberto Cammarella aveva vinto chiaramente. Il britannico era un pugile di medio/alto livello, uno che soffriva contro quelli più bassi di lui, quelli che venivano a cercarti, ti pressavano e quando erano a corta distanza scaricavano lunghe serie. In difesa non era un fenomeno, attaccato si trovava in difficoltà”.

Poi è passato professionista, cosa è cambiato?

“È cambiato il modo di gestirlo. Ha trovato dei manager/organizzatori eccezionali. Hanno saputo condurlo lentamente verso miglioramenti evidenti. Oggi ha la struttura fisica per sopportare sforzi prolungati, per sostenere un ritmo costante nel corso dell’intero match. Sul piano tecnico è nettamente il migliore di tutti i pesi massimi in circolazione. E quando arriva fa male”.

Ma…

“Ma gli manca ancora l’esperienza necessaria per essere al massimo. Ha margini di miglioramento. Davanti a un pugile che gli toglie spazio e lo pressa, ha ancora qualche problema. È vero, gancio e montante lo aiutano a risolvere molti match. Ma se dovesse trovarsi davanti un tipo tosto, mobile sul tronco e deciso a cercare l’obiettivo penso avrebbe qualche difficoltà”.

Sintetizzando, come lo definiresti?

“Un pugile ben costruito fisicamente, dotato di potenza soprattutto nel gancio e nel montante, molto bravo tecnicamente. I punti deboli sono costituiti da qualche lacuna ancora in fase difensiva e, ma questa per ora è solo una mia considerazione, dai problemi che avrebbe a risolvere una situazione diversa da quelle che finora ha affrontato. Contro un rivale forte, tosto, un attaccante senza paura che gli togliesse spazio per svolgere la sua azione, come si troverebbe?”

Passiamo a Deontay Wilder. Che mi dici?

“Fa male, ha grande potenza”.

Tutto qui?

“Sul pianto tecnico è grezzo, nettamente inferiore a Joshua. Mi sembra anche lento nei movimenti, scoperto quando porta l’azione d’attacco, in potenziale difficoltà contro un tecnico”.

Eppure è campione del mondo ed è imbattuto.

“Non dimenticare la prima cosa che ti ho detto di lui. Ha una potenza devastante. Se gli lasci lo spazio per piazzare i suoi colpi, sei finito”.

E Tyson Fury?

“Parliamo subito del lato umano. L’ho conosciuto alla conferenza dell’International Boxing Federation a Saint Vincent. È l’opposto di quello che vediamo nelle occasioni pubbliche. È gentile, educato, socievole. Ma ha capito che se fa il matto guadagna di più, e allora si comporta di conseguenza”.

Come pugile che voto gli dai?

“Diciamo che se per me Joshua vale 10 e Wilder 7, Fury si ferma a 6. È tosto, ben strutturato fisicamente, ma credo che si troverebbe in difficoltà contro qualsiasi pugile coriaceo, aggressivo e coraggioso”.

L’1 dicembre a Los Angeles si affronteranno Wilder e Fury, quale è il tuo pronostico?

“Vedo questo match come una sorta di eliminatoria per conquistare il diritto di affrontare Joshua. Incontro equilibrato, per me è favorito Wilder”.

Ciao Francesco.

“Ciao Dario, magari la prossima volta mi chiederai di qualche giovane talento che è venuto fuori dalla palestra di Lugo. Chissà..”

Chissà…

FRANCESCO DAMIANI
è nato a Bagnacavallo (Ravenna) il 4 ottobre 1958.
Da dilettante.
Due volte campione europeo (1981 e 1983), oro alla Coppa del Mondo 1982, argento ai Mondiali 1982 (scippato dell’oro da un verdetto scandaloso in favore di Tyrrell Biggs), argento ai Giochi Olimpici di Los Angeles 1984.
Ha sconfitto Teofilo Stevenson al primo turno dei Mondiali di Monaco 1982.
Da professionista (30-2-0, 24 ko).
Tre volte campione europeo.
Campione del mondo Wbo (+ko3 Johnny Du Plooy).
Ha sconfitto Eddie Gregg, James Broad, Tyrrell Biggs, Everett Martin, Ander Eklund.
Ultimo match 22 aprile 1993.
Da ct della nazionale ha conquistato un oro, tre argenti, tre bronzi alle Olimpiadi.

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