Falcinelli cambia candidato. Oliva: “Salta più lui di una pallina da ping pong”

Franco Falcinelli, presidente europeo e vice presidente esecutivo mondiale del pugilato targato Aiba, ha chiesto ai membri del Comitato Direttivo della stessa associazione di unirsi a lui nel sostenere Serik Konakbayev nella corsa alla presidenza. Il Congresso elettivo si terrà a Mosca il 2 e il 3 novembre.

Così ha scritto il sito insidethegames.bitz che aggiunge di avere preso visione delle lettere inviate da Falcinelli al CE e allo stesso presidente a interim Gafur Rakhimov.

A spingerlo verso questa decisione sarebbe stata la ferma opposizione del Comitato Olimpico Internazionale nei confronti di Rakhimov. Il CIO ha lasciato chiaramente intendere che, nel caso l’uzbeko vincesse le elezioni, il pugilato sarebbe escluso dal programma dei Giochi di Tokyo 2020.

“Siamo davanti alla scelta tra il grande rischio di sostenere il signor Gafur Rakhimov e quello di sostenere un’alternativa alla guida dell’Aiba. Così ho deciso di aiutare Serik Konakbayev a candidarsi alla presidenza”.

A Milano, in occasione dei Mondiali del 2009, Franco Falcinelli mi aveva presentato l’allora presidente Ching-Kuo Wu, dipingendolo come l’unica persona che potesse fare il bene della boxe, l’unica che potesse risolvere qualsiasi problema legato a questo sport. Sappiamo come sia finita.

Otto anni dopo Falcinelli era nel gruppo che ha scatenato una guerra senza esclusione di colpi contro lo stesso Wu.

Nell’ottobre del 2017 l’Aiba e Ching-Kuo Wu hanno elaborato una dichiarazione congiunta.

L’International Boxing Association e Ching-Kuo Wu hanno annunciato oggi di aver accettato amichevolmente di risolvere i problemi di gestione all’interno dell’AIBA e di ritirare e chiudere tutte le relative procedure pendenti davanti ai tribunali civili e alla Commissione disciplinare dell’AIBA. Entrambe le parti hanno convenuto che in questa fase non vi è alcuna indicazione di comportamenti non etici. Dopo undici anni come presidente dell’AIBA, Wu ha deciso di dimettersi dalla sua posizione di presidente“.
Franco Falcinelli veniva nominato presidente a interim e dichiarava: “Desidero ringraziare Ching-Kuo Wu per il contributo dato allo sport del pugilato e all’AIBA per molti anni, gli auguriamo tutto il meglio”.
Poi chiedeva al Comitato Esecutivo di votare a favore di una raccomandazione per assegnare il ruolo di presidente onorario AIBA a Wu, previa ratifica del Congresso.
La proposta veniva bocciata a larga maggioranza.
Falcinelli veniva nominato presidente a interim, successivamente decideva di dimettersi e di appoggiare la scalata di Gafur Rakhimov alla presidenza dell’Aiba, ente nel quale avrebbe poi assunto l’incarico di vice presidente esecutivo.
Tutto questo a gennaio 2018.
Pochi giorni fa, a poco più di un mese dalle elezioni, sarebbe avvenuto il cambio di rotta. Niente più appoggio a Rakhimov, che deve battersi contro un colosso politico ed economico come il CIO, e sostegno a Konakbaiev che lo stesso CIO vede di buon occhio.
Diciamo che sul piano della politica sportiva ha molti amori. Rimbalza più lui di una pallina da ping pong” commenta ironico Patrizio Oliva.
Tu come ti saresti comportato?
“Io mi sarei sentito in imbarazzo nel cambiare così spesso alleato”.

Non credi che le motivazioni addotte stavolta siano valide?
Capisco che appoggiare Rakhimov avrebbe portato all’esclusione olimpica del pugilato, ma perché farlo solo all’ultimo momento? Fino a pochi giorni fa il suo gruppo lo aveva sostenuto, lui assieme all’Aiba lo aveva difeso davanti agli attacchi del Cio. Cambiare ora non è un comportamento che credo possa essere applaudito. E ve lo dice uno che ha grande stima di Konakbayev, uno che è rimasto in rapporto con lui anche dopo la fine dell’attività agonistica, uno che lo ha invitato a partecipare alla corsa per la presidenza ricevendo in risposta due parole dalla sua segretaria Laura: Why not? Uno che è stato tra i primi a congratularsi con Serik subito dopo la sua candidatura ufficiale. Ma io non ho mai risparmiato critiche a Wu e Rakhimov. E non sono stato di certo il loro vice presidente”.
Franco Falcinelli prima di dedicarsi all’attività politico sportiva era stato allenatore della nazionale italiana di pugilato.
Nell’aprile del 1996, a tre mesi dai Giochi di Atlanta, aveva lasciato squadra e Federazione. Si era dimesso. In quei giorni, in un’intervista a Repubblica dichiarava: “Boicottati. L’ Italia si trova in un ruolo di sostanziale opposizione agli attuali vertici internazionali, che confermano e consolidano il loro potere combattendola con armi subdole“.
Lo scontro con il presidente Ermanno Marchiaro, che lo aveva confermato alla guida del team azzurro, ruolo in cui era stato chiamato da Franco Evangelisti, era stato duro e si era concluso con una rottura clamorosa.
Il suo posto di commissario tecnico era stato preso da Patrizio Oliva.
L’idea di lasciare la Nazionale a meno di novanta giorni dall’inizio dell’Olimpiade americana non aveva evidentemente tenuto conto del contraccolpo che avrebbe avuto sugli atleti. Era chiaro che la squadra che avrebbe combattuto ad Atlanta sarebbe stata figlia della gestione Falcinelli. Io avevo provato a fare qualcosa, ma con così poco tempo a disposizione era stato tutto molto difficile. Falcinelli aveva scelto di imboccare la sua strada, lasciando senza guida quei ragazzi che si erano affidati a lui. Come dissi all’epoca in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “Il capitano non abbandona la nave, non scappa”. Mi sembra sia chiaro” dice Patrizio Oliva.
Il riferimento è al sospetto che la decisione di Falcinelli avrebbe potuto essere stata presa nel timore di un altro flop clamoroso.
L’Italia ad Atlanta non salì sul podio, come non era salita sul podio neppure quattro anni prima a Barcellona, con Falcinelli a capo dello staff tecnico.

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