Verdetti scandalo e risse ai Giochi Asiatici. Arbitri e giudici sotto accusa

La crisi arbitrale in seno all’Aiba esplode in maniera clamorosa.
Ai Giochi Asiatici, in corso di svolgimento, dal 18 agosto al 2 settembre a Jakarta, sono accaduti altri episodi significativi.
Il Business Mirror, quotidiano filippino, parla già nel titolo di “rapina”. Nell’articolo, il giornalista Jun Lomibao ipotizza un’associazione di quattro nazioni (Corea, Cina, Kazakistan e Uzbekistan) che abbia come finalità quella di governare il mondo del pugilato Aiba e di gestire arbitri e giudici fin dai sorteggi.
A scatenare l’attacco è stato l’ottavo di finale dei pesi piuma femminili tra la filippina Nesthy Petecio (argento ai Mondiali del 2014, ventiseienne di Santa Cruz, Dovao del Sur) e la cinese Yin Jun Hua.
“Non c’è molto da dire. Tutti abbiamo visto cosa sia accaduto. È triste che proprio nel momento in cui il pugilato rischia di rimanere fuori dai Giochi, si verifichino queste cose” ha detto Ed Picson, il capo del pugilato amatoriale filippino.
“È la decisione più allucinante a cui abbia assistito nei miei trentotto anni di carriera. Gli arbitri erano ciechi?” ha aggiunto, tanto per chiarire il punto, l’allenatore Nolito Velasco.

Sembra che l’intero match sia stato condotto dalla Petecio (a sinistra nella foto) che ha dovuto inseguire nel secondo e terzo round la cinese per tutto il ring. Ogni volta che riusciva a chiuderle la strada e a tirare un colpo, la Yin Jun Hua si girava per evitare di prenderne altri. Nel secondo round la cinese è stata ammonita e ha subito un punto di penalizzazione per una testata volontaria.
I cartellini sono stati imbarazzanti, arrivando a sommare anche sei punti di differenza in due giudici.
Ishanguly Meretnyyozov (Turkmenistan) aveva 29-29 per la filippina, anche il giapponese Kotsunari Hanabusa la vedeva in vantaggio: 30-26 per lui.
Il coreano Kim Jongin e il bulgaro Pavel Pavlov stilavano lo stesso verdetto: 29-27 per la cinese.
Il francese Johanny Maden aveva match pari, 28-28. Ma poiché il regolamento Aiba non prevede il pareggio, doveva indicare una preferenza e sceglieva Yin Jun Hua.
Il Business Mirror scrive che i dirigenti a bordo ring hanno dovuto richiamare l’attenzione dell’arbitro mostrandogli una paletta rossa affinché non si sbagliasse ad alzare il braccio della vincitrice.
Il clan filippino non ha fatto protesta ufficiale.

Neppure quello iracheno l’ha fatta, ma urla e gesti dell’allenatore e dell’intero angolo di Jaafar Al Sudani hanno scatenato i tifosi che hanno scavalcato le transenne per dare vita a un’accesa rissa con gli uomini della sicurezza.
È accaduto dopo il quarto di finale dei pesi gallo tra Sudani e l’indonesiano Sunan Ajung Amoragan. Match equilibrao, scrive la France Press. Da quella sfida è scaturito un verdetto di 4-1 per il pugile di casa.
“Dobbiamo essere sportivi e accettare le decisioni dei giudici. Questa protesta è inaccettabile” ha detto Tom Virgets, direttore esecutivo dell’Aiba, all’AFP.
RIcordiamo che l’Aiba ha gestito in modo disastroso sotto il profilo arbitri/giudici le ultime due Olimpiadi: Londra 2012 e RIo de Janeiro 2016.
Sperando di evitare i disastri di Londra (impossibile dimenticare Cammarelle vs Joshua, tanto per restare in casa nostra), ha scelto di affidare la gestione del problema ai cosiddetti Magnifici Sette. Un gruppo di vertice che avrebbe dovuto governare l’intero settore. Dopo i Giochi in Brasile, la stessa Aiba ha fatto fuori gli ex Magnifici e ha accompagnato la decisione sospendendo trentasei ufficiali di gara, praticamente tutti. Fino a oggi non si hanno notizie ufficiali di come si sia conclusa l’indagine cominciata subito dopo Rio.
Ha ragione Virgets, da sportivi bisogna accettare le decisioni dei giudici. Ma dovrebbe ricordarsi che da dirigente ha il dovere di rendere pubbliche le conclusioni dell’inchiesta. Perché tutti gli sportivi vorrebbero sapere per quale motivo le ultime due Olimpiadi siano state un’autentica disfatta sotto il profilo arbitri/giudici.

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