Antoine e Maud Griezmann, un momento di gioia per combattere l’incubo

Lui è Antoine Griezmann, 27 anni, idolo della Francia. Il calciatore a cui un’intera nazione ha affidato un sogno, il genio tattico che ha portato la squadra a vincere il Mondiale di Russia 2018.

Lei è Maud Griezmann, 30 anni, la sorella. Una donna che ha vissuto un incubo.

Parigi, 13 novembre 2015.

Ore 9:00 della sera.

Maud è con Simon Degoul, il fidanzato, all’interno di un grande locale dove si suona musica dal vivo.

Antoine sta uscendo dagli spogliatoi dello Stade de France dove tra poco affronterà la Germania in amichevole.

Qui comincia la storia.

Un dramma, anzi una tragedia.

Maud ha raccontato quella notte maledetta a Sam Borden del New York Times.

Lei spegne il cellulare, la musica degli Eagles of Death Metal è troppo forte per sentirlo, per parlare. C’è allegria attorno a Maud, il rock aggiunge ritmo a una gioventù che in quel momento chiede solo di divertirsi.

Alle 9:20 due kamikaze si fanno esplodere appena fuori dallo stadio. Il presidente Francois Holland viene portato rapidamente via in elicottero. La partita si ferma. I tifosi, rifugiatisi dentro il terreno di gioco, sono terrorizzati. I giocatori sono rinchiusi negli spogliatoi.

Un’altra sparatoria in un ristorante di Parigi.

C’è l’inferno là fuori, vicino a lei. E c’è Antoine che ha paura.

Maud non sa niente, ha spento i contatti con il mondo, la musica è l’unica cosa che riempie quei momenti della sua vita.

È legata al fratello, è legata alla famiglia.

Ha un tatuaggio con la data di nascita di Antoine e uno con il nome dell’altro fratello: Theo.

Nel locale si sentono degli scoppi. Lei pensa che siano effetti scenici, uno scherzo. Pensa a tutto, non può neppure immaginare cosa possano fare gli uomini quando hanno il buio in fondo al cuore.

Le urla sono il segnale di quanto brutta possa essere a volte la vita. Non è uno scherzo, né un effetto scenico. È la tragedia che si presenta in tutta la sua crudeltà.

Il commando spara per uccidere.

In molti si buttano a terra.

Maud e il fidanzato sono con la faccia schiacciata sul pavimento, fanno di tutto per non muoversi. Chiunque dia un segnale di irrequitezza viene brutalmente ammazzato.

Alla fine saranno 130 i morti di quella maledetta giornata, 90 di loro saranno uccisi al Bataclan. Il locale dove Maud Griezmann pensava di trovare un fine settimana spensierato.

L’irruzione della polizia salva molti ragazzi. Lei e Simon scappano via a piedi nudi, raggiungono un taxi, chiedono di essere portati a casa.

Sono le 2:00 del mattino del 14 novembre 2015.

La tragedia si è compiuta, l’incubo è appena iniziato.

 

Ieri, 15 luglio 2018, Antoine ha giocato la finale dei Mondiali 2018 contro la Croazia di Modric. La Francia si è aggrappata al suo estro per conquistare il trofeo.

Non so se In tribuna ci fosse Maud, come nella finale degli Europei 2016, i due si vogliono un mondo di bene.

Quando Antoine era piccolino e tirava il pallone contro la porta del garage di famiglia, lei vestiva i panni del portiere e lo incoraggiava a calciare più forte, più preciso.

Oggi lavora per lui, cura la sua immagine e le pubbliche relazioni.

Maud tifa per Antoine, questo la aiuta a scacciare le immagini di un incubo che sa benissimo l’accompagnerà per tutta la vita.
Per non dimenticare ha aggiunto sulla pelle un nuovo tatuaggio.

L’immagine della voce guida degli Eagles of Death Metal che canta, mentre piange, abbracciato alla Torre Eiffel.

Pensare che la gioia di una vittoria in un’importante partita di calcio possa aiutare a scacciare il ricordo di una tragedia, sarebbe una follia. Ma il piacere di vedere un fratello felice per qualcosa che regala gioia a tanta altra gente, può aiutare a vivere un momento di pace.

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