Il mistero dei trentasei arbitri/giudici sospesi a Rio 2016 e ancora fermi…

 

L’Aiba in questi ultimi anni ha commesso molti errori.
Ha creato le APB che dovevano essere la giusta medicina per risolvere I problemi del professionismo.
Le APB sono scomparse con la stessa velocità con cui erano arrivate.
Ha creato le WSB che dovevano rappresentare un nuovo modo di vedere il pugilato, incentrando le sfide su un torneo a squadre piuttosto che esaltare l’individualità degli scontri.
Le WSB sono talmente in crisi che la stessa Aiba ha tagliato improvvisamente e senza valide motivazioni un turno della fase a sedici giorni dall’evento (!) e ha scelto di fare disputare la finale il 26 novembre, a sei mesi dalle semifinali.
Adesso sta progettando il Doppio Misto. Basta la parola, come diceva la vecchia pubblicità di un lassativo.

Il 19 luglio sarà il CIO a giudicare l’operato di questi signori.

Resta in piedi un aspetto che ha avuto poco risalto sui media, se non nei primi giorni della scomunica.
L’Aiba dopo la disastrosa (a livello di verdetti) Olimpiade di Rio 2016 ha sospeso tutti e 36 gli ufficiali di gara che vi avevano partecipato.
“È stato deciso che i 36 giudici e arbitri che sono stati utilizzati nell’Olimpiade brasiliana non potranno officiare in qualsiasi evento Aiba fino a quando l’indagine non avrà la sua conclusione e le commissioni non sanciranno ulteriori misure da adottare nei confronti di chi ha sbagliato”.
Questa la comunicazione ufficiale.
Sono passati due anni, l’inchiesta è chiusa, nessuna misura è stata adottata, i colpevoli non sono stati individuati, ma giudici e arbitri continuano a rimanere fermi. A questo punto se le Federazioni Nazionali avessero indipendenza di giudizio e i loro capi possedessero sufficiente personalità ci potremmo trovare davanti a una situazione paradossale.

La domanda che io, presidente federale, mi farei è semplice.
Se l’Aiba ha sospeso tutti i giudici/arbitri di Rio 2016, quella Olimpiade si può ancora considerare valida? Se per loro stessa ammissione ci sono sospetti sull’operato di chi doveva giudicare, i medagliati di quei Giochi meritano di conservare il risultato ottenuto?
Intimorita da questa eventualità, l’Aiba si è affrettata a comunicare che non sospetta della maggioranza degli arbitri/giudici di Rio e che ha incluso tutti nel pacchetto solo per rispettare un criterio di equità.
Criterio di equità?
Non scherziamo.
L’Aiba sospetta di poche persone, vorrebbe espellerle ma non ha le prove, e allora tiene in sospeso tutti senza neppure dire loro di quale reato siano accusati. E parla di equità!
Poi aggiunge che saranno reintegrati a indagine conclusa.
Fonti all’interno dell’organizzazione dicono che il processo di ricerca è terminato da tempo.
E allora perché non vengono espulsi i colpevoli e riammessi coloro che non hanno peccato?
Per un breve periodo qualcuno è tornato a lavorare. Poi l’ostracismo è ripreso. A ogni richiesta delle Federazioni Nazionali che proponevano in giuria uno dei 36, l’Aiba rispondeva che quel nome doveva essere cambiato.

Fuori i 36, sono stati costretti a chiamare in campo le seconde linee. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Per alcuni match delle WSB sui cinque round si sono veste delle split decision (decisioni contrastate) con 5/7 punti di differenza. Un prodigio quasi impossibile da realizzare, eppure ci sono riusciti!
Giudici, un esempio recente.
Semifinale delle WSB tra British Lionhearts e Astana Arlans, pesi minimosca. Il primo cartellino si riferisce al britannico Galai Yafai, il secondo al kazako Termitas Zhussopov: 47-48 (Juan Tomas Rodriguez Tejera, Spagna), 50-45 (Hoger Kusmaul, Germania), 48-47 (Ramona Manuela Cobzac, Romania). Sei punti di differenza su cinque riprese mi sembrano un po’ troppi, non trovate?
Arbitri, a Roma uno dei molti casi.
Inviterei gli appassionati a rivedere il comportamento del signor Anders Andersson in occasione del match tra Mirko Natalizi e il francese Yannick Dehez disputato al Palazzetto dello Sport di Roma il 16 febbraio di quest’anno, all’interno del torneo WSB. Un esempio di inadeguatezza dell’arbitro per posizione sul ring rispetto ai pugili, lentezza nel prendere una decisione, rischi fatti correre al francese.
Trentasei arbitri/giudici congelati. Senza che nessuno muova un dito. L’Aiba si trincera dietro un’indagine che dichiara ancora in atto e intanto si danna l’anima per trovare, a forza di corsi su corsi, i sostituti.

Arbitri e giudici dal canto loro aspettano il Congresso di novembre che designerà la nuova governance, presidente compreso. Sempre che il CIO non tagli il cordone ombelicale che lega da 114 anni (Giochi di Stoccolma 1912 esclusi) le Olimpiadi al pugilato.
Non credo, o forse è solo una speranza, che si arrivi a questa decisione. Ma se dovessi sbagliarmi la discesa nel burrone sarebbe tale da compromettere qualsiasi possibilità di risalita.

 

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