Oliva racconta l’uomo e il pugile, sfida se stesso e fa centro anche a teatro

Via Chiaia, centro storico di Napoli.
Arrivo con passo lento da piazza dei Martiri, mi fermo all’altezza del civico 157, davanti all’ingresso del Sannazzaro: un teatro dell’Ottocento. Mi raccontano che su quel palcoscenico si sono esibiti attori come Emma Grammatica e Ruggero Ruggeri. Resto colpito da tanta nobilità.

È martedì 26 giugno, mancano pochi minuti alle 21.
Una piccola folla si muove davanti all’ingresso, quattrocento posti, tutto esaurito.
Patrizio Oliva sta per lanciare l’ennesima sfida.
Detrattori ne ha sempre avuti, e sempre ne avrà. È nello spirito del personaggio. Poco accomodante, cerca un’empatia istintiva con l’interlocutore. Quasi mai a caccia di complicità, ma spesso pronto a offrirsi come onesto e combattivo compagno di avventura.

Campione olimpico, miglior pugile dei Giochi di Mosca 1980; da professionista campione italiano, europeo e mondiale. Aveva vinto tutto eppure lo criticavano.

Figuratevi adesso che combatte fuori dalle corde di un ring.
Diffidenza, ecco l’atteggiamento contro cui è andato a sbattere in molti casi.

“Ciao Patrizio, che programmi hai?”
“Voglio provare a fare l’attore?”
“Sì, vabbuò. E io faccio o’ puggile”.
Ma Patrizio tiene a capa tosta.

Mentre aspetto, leggo velocemente la locandina.
Patrizio vs Oliva
drammaturgia di Fabio Rocco Oliva
da “Sparviero, la mia storia” di Patrizio Oliva e Fabio Rocco Oliva.

Sono le 21:20, mancano dieci minuti all’inizio.

Entro.

Incrocio vecchi compagni di viaggio, personaggi con cui ho trascorso momenti felici. Pugili come Elio Cotena, Salvatore Bottiglieri, Franco Zurlo, Mario Oliva. Giornalisti che da decenni raccontano la boxe in modo poetico e professionale come Franco Esposito.

C’è la Napoli del ring in platea, ma non solo. Vedo attori, noti esperti di finanza, dirigenti federali, medici.
È un bel parterre. Posti vuoti non ce ne sono.
Lo spettacolo ha inizio con i canonici venti minuti di ritardo, sembra non se ne possa fare a meno.

Patrizio parte teso, preoccupato. Nella prima scena va via appoggiando la recitazione sulla memoria, sembra gli manchi qualcosa dentro, c’è poca anima nella sua parola. Poi, lentamente, trova il ritmo giusto e, come nei giorni d’oro sul ring, travolge tutti.

Affiancato, a volte guidato, da Rossella Pugliese (attrice da applaudire spesso, ammirare sempre) si muove da padrone.

A mezza via tra il dramma e la tragedia, con minime divagazioni ironiche, Patrizio vs Oliva è uno spettacolo di passione pura in grado di scatenare emozioni forti, coinvolgenti.

È la storia violenta dell’uomo, il racconto del suo lento divenire pugile: da bambino di appena 40 chili a campione di valore assoluto.

La nascita e i giochi in via Stadera; l’infanzia ferita dalla prematura scomparsa del fratello Ciro, morto quando aveva solo 16 anni. I litigi continui tra i genitori, il papà che amava il vino e diventava violento con la mamma. Lei, una bella donna calabrese dal viso combattivo e rassegnato (non so se i due aggettivi possano coesistere, ma è così che la ricordo, e così l’ha resa sul palcoscenico Rossella Pugliese), doveva lottare per tirare avanti la famiglia numerosa e faceva una fatica disumana per accettare la tragedia che era entrata nella sua casa.

L’avvio dello spettacolo è affascinante. L’attrice recita in dialetto calabrese. Non capisco il significato delle parole, ma è la musica delle stesse e la cadenza con cui sono recitate a esprimere appieno il senso del discorso. Da applausi anche questo momento.

La fuga del papà, il dolore, la sofferenza. E poi l’amore per la boxe, nato inseguendo i sogni che erano del fratello Mario, la consapevolezza del suo valore. Il dramma sfiorato ai Giochi di Mosca, quando l’intera squadra aveva rischiato di essere fatta fuori dal torneo per non essersi presentata in tempo alle operazioni di peso. La vittoria olimpica, il trionfo mondiale tra i professionisti. Quattro quadri che si chiudono con l’affascinante voce di Paolo Rosi che scandisce “Oliva è il nuovo campione del mondo”.

Patrizio riempie la scena. Con una presenza fisica scattante e dinamica, insolita in un quasi sessantenne. A vederlo tirare colpi in velocità, ballare sulle punte, schivare e rientrare, padrone sempre e comunque del gesto tecnico, torno indietro nel tempo. Nell’uomo di oggi rivedo il campione di ieri.

Da attore entra nel cuore del personaggio, racconta se stesso senza nascondersi dietro retorica o pudore. Si dà al teatro in modo assoluto. In fondo è come stare sul ring. È abituato a combattere contro se stesso.
Il ritmo incalzante degli ultimi due quadri, i dialoghi stringenti, la bravura di entrambi i protagonisti. Emozioni forti. In sala c’è chi, commosso, piange senza ritegno. Chi si sente trasportato da una strana frenesia.

Patrizio riesce a dare intensità al personaggio, spessore alla storia.

E alla fine tutto il teatro è in piedi ad applaudire.

Una standing ovation. Vera, non quella che a volte sento raccontare da alcuni telecronisti: se l’applauso viene da un pubblico che è seduto, non c’è standing. Ma questa è un’altra storia.

Siamo tutti in piedi e applaudiamo perché abbiamo ricevuto uno dei doni che solo uno spettacolo teatrale che coglie nel segno riesce a dare. Ci siamo emozionati.

No, non credo che qualcuno possa inventarsi pugile dall’oggi al domani.

Ma penso che Patrizio Oliva l’attore possa farlo davvero.

LA SCHEDA

Patrizio vs Oliva
drammaturgia di Fabio Rocco Oliva
da Sparviero, la mia storia di Patrizio Oliva e Fabio Rocco Oliva, Edizioni Sperling&Kupfer
con Patrizio Oliva e Rossella Pugliese
regia di Alfonso Postiglione
spazio scenico Daniele Stella
costumi Giuseppe Avallone
disegni e illustrazioni Daniele Bigliardo
musiche Stefano Gargiulo
organizzazione e produzione Maurizio Marino per ArteTeca Stefano Sarcinelli per Laprimamericana
durata 75 minuti

 

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