È morto un grande coach. Per i suoi pugili era un papà, una guida sicura…

Era una brava persona, un coach amato dai suoi pugili che lo consideravano un papà a cui bisognava portare rispetto.

Non conoscevo Brendan Ingle. L’avevo incrociato più volte quando guidava Prince Naseem Hamed o Johnny Nelson, avevo addirittura scambiato due parole con lui. Ma dire che lo conoscessi credo sia un po’ troppo. Leggendo però le dichiarazioni che in tanti hanno rilasciato in queste ore, ho avuto la conferma che quell’impressione di rettitudine morale, quella sensazione di un’indubbia capacità di relazionarsi con l’ambiente che avevo avvertito, corrispondevano al vero.

A chiunque lo vedesse muoversi nel difficile mondo della boxe dava l’impressione di un uomo intelligente, uno che non si era mai lasciato impressionare né dal colore della pelle, né dal Paese d’origine dei pugili. Per lui erano tutti uomini che volevano inseguire un sogno.

Si presentava come un socialista. Ne aveva lo spirito.

Tutto era cominciato quando un vicario di Wincobank, Sout Yorkshire, zona Sheffield, gli aveva chiesto aiuto per quei ragazzi esuberanti che riempivano le strade e rischiavano di perdersi lungo il cammino.

Ingle non ci aveva pensato su neppure un momento. Aveva organizzato un ballo nel salone della chiesa di St Thomas, poi aveva aperto nello stesso locale una palestra di pugilato per uomini e donne.

La Wincobank gym era diventata in breve tempo un punto di riferimento.

Ai giovani piaceva quel signore calato da Dublino quando aveva solo diciotto anni. Un cattolico irlandese che non aveva paura di scontrarsi con la mentalità e il credo religioso dell’Inghilterra. Un uomo a cui piaceva vivere in un mondo senza barriere, un pensatore che considerava la boxe una scienza che impegnava corpo e anima.

È stato un peso medio senza grandi acuti (19-14, 6 ko, recita il suo record). Molto meglio come maestro.

Ha guidato quattro campioni del mondo: Naseem Hamed, che ha preso quando aveva solo sette anni, nei piuma; Johnn Nelson nei massimi leggeri; Clinton Woods nei mediomassimi e Junior Witter nei superleggeri.

Se ne è andato oggi, aveva settantasette anni.

I figli John e (soprattutto) Dominic continueranno la sua opera. Già lo fanno con Kell Brooks e Billy Joe Saunders.

I suoi pugili l’hanno salutato con grande affetto, hanno tutti avuto per lui parole di stima profonda, di rispetto. È quello che ogni maestro sogna di avere dagli allievi. Brendan Ingle non ha mai avuto bisogno di chiederlo, glielo hanno spontaneamente concesso perché lo meritava.

Advertisements