Mazzinghi prepara il match con Ki-Soo Kim. Cinquant’anni fa…

Il 26 maggio 1968 Sandro Mazzinghi e Ki-Soo Kim
si affrontavano allo stadio San Siro di Milano
in quello che, quasi certamente, è stato il più  duro
ed entusiasmante match di boxe mai disputato in Italia.

 

La memoria è il diario che portiamo sempre con noi
(Oscar Wilde)

Ki-Soo Kim ha conquistato il titolo contro Nino Benvenuti, l’ha difeso con Stan Harrington e Freddie Little. E adesso è allo Stadio San Siro di Milano per affrontare il Ciclone di Pontedera.

È un rivale tosto, cattivo, resistente.

Eppure Mazzinghi è tranquillo. Ha fatto tutto per bene. Si è allenato tanto, non ha trascurato neppure la dieta.

Il giornalista amico con cui parla prima del match cerca conferme.

«Vuoi farmi credere che non hai mandato giù neppure un piatto di spaghetti?»

«Niente primi».

«Ci saranno stati giorni in cui ti sei rifatto con i secondi. O no?»

«Solo carne ai ferri».

«Non mi dire che hai rinunciato anche al vino. Qualche bicchiere ti sarà stato concesso. Non mi deludere…»

«Ho quasi sempre bevuto un po’ d’acqua mischiata al vino. Un bicchiere di rosso solo quando ero sotto tensione».

È la legge della boxe, uno sport che in pochi possono praticare.

Il pugile diventa un eremita che si prepara a salire sul quadrato della tortura abituandosi lentamente a soffrire. Lo aiutano gli allenatori, inflessibili guardiani delle virtù del loro protetto.

Mazzinghi ha fatto qualsiasi sacrificio per tornare campione del mondo.

«È tutto vero Sandrino, o mi stai prendendo per il culo?»

«Mi sono spezzato la schiena in allenamento, credimi. Ho sofferto la fame per rientrare nel peso».

«Erano così duri gli allenamenti?»

«Durissimi, come sempre. Mi preparo all’Impruneta. Bellissimo paese con degli abitanti stupendi. Lì mi alleno, lì ho vissuto per molto tempo. L’Hotel Bellavista è quasi sempre il nostro quartier generale. Cioè mio, di mio fratello Guido e di Adriano Sconcerti (foto sotto, dal sito ufficiale http://www.sandromazzinghi.com), il manager. Mangiamo qui dai Padellina, che poi è il locale di Natale e Alvaro Parenti.
Sveglia alle 6, venti chilometri di footing tra andata e ritorno. Verso l’ora di pranzo una bella bistecca e un bicchiere di rosso quando si può.
Riposo fino alle 16:30. Un po’ di lettura, ma non impegnativa perché il cervello deve rimanere libero. Un’ora dopo di nuovo in palestra.
Ho fatto allenamenti meticolosi e non mi sono certo risparmiato nelle sedute di guanti».

«Svaghi?»

«Praticamente nessuno».

Se riuscirà a vincere, il titolo lo dedicherà solo a se stesso.

Di questo ne è certo. Ha sofferto, gioito, di nuovo sofferto. Ha patito delusioni, attraversato tragedie e diviso sempre con qualcuno la felicità, quando c’è stata. Ma adesso sente di essere arrivato a un punto della vita in cui si trova da solo davanti al futuro. Prendere o lasciare. Se ce la farà, almeno per questa volta, non ci sarà nessuno con cui spartire il trionfo.

Sarà tutto per lui.

(da “Anche i pugili piangono”, Sandro Mazzinghi un uomo senza paura nato per combattere. Premio Selezione Bancarella Sport. Edizioni Absolutely Free. Nelle migliori librerie e su tutti gli store online)

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