È morto James Scott, pugile galeotto. Sconfisse in carcere il nostro Cometti

James Scott se ne è andato per sempre. Aveva 71 anni, più della metà li aveva passati in prigione. Era stato condannato al carcere a vita il 20 maggio del 1981, era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di Everett Russ. Un testimone oculare, un motociclista, aveva visto scaraventare un corpo da un’auto in corsa. Era riuscito a prendere il numero di targa di quella macchina, apparteneva a James Scott. Lui si era sempre dichiarato non colpevole.

Da giovane aveva scoperto il pugilato nel carcere di Trenton, aveva fatto i guanti con Rubin Carter che era lì per un triplice omidicio commesso assieme a un presunto complice: il primo processo di Hurricane era stato affidato a una giuria tutta bianca, bianco era anche il procuratore. La Corte Suprema aveva ribaltato il verdetto, i due uomini erano stati messi in libertà sotto cauzione. Il secondo processo li aveva condannati nuovamente. La US District Court presieduta dal giudice H. Lee Sarokin aveva rimesso in libertà Artis e Carter perché l’ultimo verdetto a suo parere era stato “fondato sul razzismo piuttosto che sulla ragione, sull’accanimento piuttosto che sull’accertamento della verità.”

A Scott non era andata così bene.

Era stato rinchiuso nel carcere di di massima sicurezza a Rahway, nel New Jersey.
Lì aveva dato vita a un intenso programma basato sul pugilato. Otto professionisti e quaranta dilettanti che si battevano contro pugili che venivano da fuori. Lui stesso era diventato un piccolo campione, lo era per le prigioni dello Stato. Ma anche a livello assoluto. La World Boxing Association lo aveva messo al numero 3 tra i mediomassimi.

Il 26 agosto del 1976 aveva affrontato il campione italiano Ennio Cometti. Il ring era posizionato in un enorme cortile all’interno del carcere. Centinaia di sedie attorno per giornalisti, ospiti e detenuti tranquilli. Una gradinata sullo sfondo per i carcerati più irrequieti.

Nelle prime file di bordo ring un solo giornalista italiano, il grande Rino Tommasi.

Cometti si batteva bene, ma veniva sconfitto. Sui record ufficiali trovate kot 5, ma in realtà l’arbitro l’aveva fermato per una ferita, decisione che il nostro pugile aveva contestato.

I match di Scott in carcere erano trasmessi in diretta dalle più importanti reti televisive: NBC, CBS, HBO. Quello contro Cometti aveva come telecronista Marvin Albert, mentre il commentatore tecnico era Ken Norton.

In prigione James Scott ha disputato undici match (nove vittorie, due sconfitte). Ha battuto Eddie Mustapha Muammad e Yaqui Lopez. È stato superato ai punti da Dwight Muhammad Qawi il 5 settembre 1981, giorno del suo ultimo match. La Wba lo aveva tolto dalle classifiche.

“Non è un buon esempio. E i suoi avversari sono indubbiamente penalizzati”.

Era uscito di prigione nel febbraio del 2005, un mese prima di compiere 58 anni.

Non aveva mai più trovato pace. Si era ammalato di dementia precoce ed aveva passato l’ultima parte della sua vita in una casa di cura per anziani.

James Onque Scott era nato a Newark, New Jersey. Aveva chiuso la carriera con un record di 19-2-1, 10 ko. Le due sconfitte le aveva subite negli ultimi tre match.

È morto senza neppure accorgersene.

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