Lo chiamano l’Incubo. Ha lasciato la scuola per la boxe, sabato sfiderà Golovkin

Vanes sta leggendo un libro di boxe, steso sul letto nel silenzio di una casa tranquilla.
Squilla il cellulare.
Una, due, tre, quattro volte.
Alla fina si lascia convincere, anche perché il trillo del telefonino sta diventando fastidioso.
Poggia il libro sul comodino, spinge il pulsante verde del cellulare e accetta la chiamata.
Dall’altra parte c’è uno che non ha alcuna intenzione di perdersi in convenevoli.
“Ehi ragazzo, c’è quel tizio che si fa chiamare Triple-G o qualcosa del tenere. Vuoi affrontarlo?”
“Certo!”
Non ci pensa neppure un secondo, lui non ha mai rifiutato un avversario.
Non fa eccezione neppure per Gennady GGG Golovkin, 37-0-1 e 33 ko.
Non gli mette paura.
“In fondo è solo un uomo, quindi battibile. Come tutti gli uomini”.
Vanes Martirosyan accetta la sfida, risponde sì al suo promoter.
Quel tipo strano, con i capelli bianchi dritti sparati verso il cielo.
Don King, proprio lui.
L’uomo dai capelli elettrici.
I nemici dicono che quei capelli sono come lui: non rispettano nessuna legge, neppure quella di gravità.
L’organizzatore ha una spiegazione più spirituale.
«Stavo cercando di prendere sonno quando mi sono sentito come un rombo in testa. Sono corso allo specchio e ho visto i miei capelli dritti come frecce. Anche il barbiere, il giorno dopo, non è riuscito a far niente: ogni volta che provava a tagliarli, sentiva come una scossa. Era il segnale divino: è da quel momento che sono in missione per conto di Dio.»
Un po’ come i Blues Brothers.


Don King nella vita di Martirosyan è arrivato dopo Bob Arum e i fratelli Gossen.
Così come coach Edmont Tarverdyan è arrivato dopo Freddie Roach, Ronnie Shield e Joe Gossen.
Vanes è un duro.
Non ha mai evitato gli ostacoli. Ha combattuto quaranta match, ne ha vinti 36, pareggiato uno e persi tre: contro Lara, Jermell Charlo e Andrade. Sempre ai punti, due volte con il mondiale in palio.
È nato in Armenia, nella città che prende il nome dallo scrittore Khacatur Abovjan, l’1 maggio del 1986. Lunedì compirà 32 anni, ne aveva quattro quando si è trasferito con la famiglia a Glendale, nella San Fernando Valley: Los Angeles, California.
A sette è entrato in palestra per la prima volta. Era a due passi da casa e papà Norik, che al suo Paese tirava di boxe, ce l’ha portato. A dodici l’ha tolto da scuola, voleva che si concentrasse di più sullo sport. E gli studi? Ci avrebbe pensato un insegnante privato, la nuova scuola era casa Martirosyan.

Cittadino americano, ha preso parte alle selezione per la maglia della nazionale USA. Ha battuto Andre Berto ed è andato all’Olimpiade di Atene 2004. È uscito al secondo turno.
Poi, a 19 anni, è passato professionista.
Trentadue vittorie di fila prima del pari (86-85, 86-86, 84-87) contro Lara.
Da quel momento non tutto è filato via liscio, il record degli ultimi match lo conferma: 4-3-1.
Non combatte dal 21 maggio 2016, quando è stato sconfitto da Erislandy Lara con decisione unanime per il titolo Wba dei superwelter, che poi è la sua categoria.
Contro Gennady Golovkin per il mondiale Wbc, Ibf e il supermondiale Wba, sabato 5 maggio a Carson in California, esordirà tra i medi.
E allora, scrivete su un quaderno: il valore di GGG, il fatto che da due anni Vanes non sale sul ring, aggiungete gli ultimi risultati dell’armeno/statunitense e chiudete gli appunti con l’incognita del debutto nella categoria superiore. Se avrete fatto bene i compiti, non potrete che condividere il responso dei bookmaker: per vincere un dollaro puntando su Golovkin ne dovrete impegnare 25, se volete prenderne dieci giocando Martirosyan basterà scommetterne uno. A questo punto, che GGG sia il netto favorito mi sembra un eufemismo.


“Il match è una grande opportunità per me. Ho il massimo rispetto per Golovkin, ma so che lo posso battere”.
Vanes lo dice con uno sguardo da cattivo e accompagna le parole con la promessa di onorare il suo soprannome. che poi è nightmare: incubo.
A crederci è anche Ronda Rousey, la ragazza che è diventata in poco tempo un grande personaggio nel mondo dell’UFC e si allena nella stessa palestra di Martirosyan.
“Sono orgogliosa di lui” dice la fighter.
“Lei per me è come una sorella” risponde L’Incubo e per ingentilire l’atmosfera salta la corda al ritmo di una banda che suona dal vivo a pochi metri dal ring.
Conga, fisarmonica e piffero danno vita a una musica armena che riempie la sala.
Vanes Martirosyan è pronto per GGG.
È certo di avere la possibilità di sovvertire il pronostico, ma solo pochi amici sono disposti a seguirlo su questa strada.

 

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