Quotidiani sportivi, girano i direttori, continuano a calare le vendite…

I giornali continuano l’inesorabile discesa verso l’inferno. Gli ultimi dieci anni hanno segnato un vero e proprio tracollo: Il Corriere della Sera ha perso 329.000 copie, Repubblica 210.00 e La Stampa 100.000.

Gli sportivi non hanno evitato la valanga, negli ultimi dati (febbraio 2018) si nota la perdita complessiva di 35.000 copie nel rapporto con lo stesso mese dello scorso anno. I media cartacei hanno cercato di salvarsi affidandosi alla grafica, al restyling del prodotto, ai titoli urlati. In altre parole hanno scelto di migliorare la forma, a discapito del contenuto. Così facendo hanno perso autorevolezza e qualità. Una pagina comprende quasi sempre grandi foto, titoloni, qualche tabella e un paio di pezzi tra le 35 e le 45 righe. Insomma, molto da vedere, poco da leggere. Neppure fosse la televisione, dove le immagini sono in movimento e gli eventi vengono trasmessi in diretta.  I nuovi tabloid hanno relegato in un ruolo marginale la qualità dell’informazione.

Torno sui titoloni. Spazi stretti, poche battute, oggettive difficoltà di organico hanno generato dei veri e propri mostri. Sto parlando dei titoli, con questo sostantivo comprendo anche occhielli e catenacci. A volte il concetto di un articolo deve essere riassunto in venti battute. Una sola parola. Nascono titolazioni incomprensibili, a cui si accompagnano occhielli e catenacci in cui non è indicato il soggetto del servizio. Rebus da decifrare, più che aiutare inducono il lettore in tentazione. Quella di non ripetere più l’errore, di non tornare più in edicola. Però la foto è enorme. E non sempre merita lo spazio che occupa. Perché le foto buone o esclusive costano, e di soldi ce ne sono pochi.

Poi c’è quello che io chiamo il gioco di rimbalzo. Ormai, nei due terzi dell’editoria sportiva, giornalista e lettore vedono lo stesso evento nello stesso modo. In televisione. L’assenza sul posto provoca mancanza di informazioni, se non di quelle che arrivano per agenzia e che sono reperibili in diretta (anche per i lettori) sui siti specializzati. L’assenza sul campo di gara genera anche disaffezione al mestiere, imbarazzante allontanamento dalle fonti che producono notizie. Il prodotto che viene generato da questo sistema fatica a decollare, anzi diciamo pure che sta pericolosamente affondando.

C’è poco da leggere, anche perché le notizie (quelle vere) praticamente non esistono. In quanto a fake news, ovvero a bufale, gli sportivi sono in prima linea. Il mercato dei calciatori dura tutto l’anno, i movimenti importanti sono davvero pochi. E allora si crea. Le vendite e gli acquisti di una squadra hanno spesso pochi contatti con la realtà. Il lettore è trattato da cliente totalmente privo di spirito critico e di capacità di analisi. I risultati di vendita (crollo è la parola che più si addice al fenomeno) dicono che non è così. La scelta è stata fatta, ed è quella dei siti specializzati online, che almeno garantiscono quel poco di informazione in tempo reale. Più, per chi può, la Pay Tv.

La qualità del prodotto dovrebbe essere l’ultima frontiera, quella dietro cui arroccarsi per difendere il fortino attaccato dall’informazione digitale. A minare l’effetto di questa arma ci hanno pensato gli editori che, sfruttando in modo personale l’intervento del Governo, hanno usato i fondi a disposizione solo per agevolare i prepensionamenti. Non sostituendo quasi mai i giornalisti che lasciavano la testata con giovani ricambi. Il taglio dell’organico sembra essere il loro sport preferito. Il Corriere dello Sport, tanto per fare un esempio che conosco bene, ha il 53% di redattori in meno rispetto a dieci anni fa. Solo nel 2017 in Italia gli organici dell’intero parco quotidiani hanno perso 865 giornalisti (il 5,45% del totale), nell’ultimo quinquennio il calo è stato di tremila unità.

Azzeramento delle notizie in esclusiva, informazione carente, poco spazio alla scrittura, recupero di interviste dalle televisioni, lettura degli eventi davanti a un teleschermo. Perché mai dovrebbe esserci una ripresa?

Se le copie vendute calano, il giro dei direttori e invece è in movimento.

Oggi Xavier Jacobelli è tornato alla direzione di Tuttosport (dove era già stato direttore del 1998 al 2002, lasciandolo per andare a dirigere il Corriere dello Sport-Stadio dove era rimasto solo otto mesi), prendendo il posto di Paolo De Paola, che comunque dovrebbe restare al giornale torinese, non so con quale incarico. Anche perché, sembra, appena due mesi fa avrebbe firmato un prolungamento di contratto per altri due anni.

Tuttosport negli ultimi dieci anni ha perso 71.00 copie su 118.000.

Dopo avere ricevuto il “no” di Alvaro Moretti (all’epoca della proposta direttore di Leggo, oggi vice-direttore del Messaggero), Paolo Liguori (direttore editoriale Mediaset), Andrea Di Caro (vice-direttore alla Gazzetta) e di Enzo Palladini (capo redattore Mediaset, interpellato come vice-direttore), ora il Corriere dello Sport-Stadio ha puntato su Massimo Caputi (al Messaggero, anch’esso vittima della crisi: nell’ultimo decennio ha perso 121.00 copie pari al 52% della diffusione).

Partito da giovane come DJ, Caputi ha svolto quasi esclusivamente la sua attività in televisione. Prima a Telemontecarlo per cui ha seguito due Olimpiadi e tre Mondiali di calcio. Poi in Rai con “Quelli che il calcio”, “L’Isola dei famosi” e “Con tutto il cuore” assieme a Valeria Marini. Cinque anni fa l’esordio nel mondo dei quotidiani, partendo subito con l’incarico di caporedattore per lo sport al Messaggero. Se accetterà, il 2 maggio dovrebbe sedersi sulla poltrona che è stata, tra gli altri, di Petroselli, Roghi, Ghirelli, Tosatti e Sconcerti.

Negli ultimi dieci anni il Corriere dello Sport-Stadio ha perso 159.000 copie su 237.000.

Alla Gazzetta dello Sport repentino licenziamento di due vice-direttori di lunga data. Email di convocazione al mattino, lettera di chiusura rapporto nel pomeriggio per Stefano Cazzetta (delega al personale) e Umberto Zapelloni (delega alle iniziative speciali).

Nel reparto arrivi si segnala quello di Stefano Barigelli (dal Corriere dello Sport-Stadio) con il ruolo di condirettore. Dovrebbe essere il sostituto di Andrea Monti quando scadrà il contratto dell’attuale direttore.

Negli ultimi dieci anni la Gazzetta dello Sport ha perso 241.000 copia su 391.000.

 

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