Michael Buffer, il grido di battaglia vale quattrocento milioni di dollari…

Anno di grazia 1982.
Michael siede sul divano di casa, davanti alla Tv, assieme al figlio 13enne Michael Patrick.
Stanno vedendo un match di pugilato. L’annunciatore chiede attenzione, dice che si tratta di una split decision: due giudici per un pugile, uno per l’altro. Poi legge il verdetto cominciando con i due giudici che hanno indicato lo stesso vincitore. Addio pathos, niente attesa, tutto svelato senza lasciare un minimo di suspense nel pubblico.

“You could do it better than that, Dad.”
Tu potresti farlo meglio, papà.
Il ragazzo ha ragione e il padre la pensa come lui.

Il genitore si chiama Michael Buffer.
Ha appena deciso cosa farà nella vita, diventerà il più popolare (e più pagato) ring announcer della boxe mondiale.

Buffer, che oggi ha 73 anni, vive l’infanzia a Lancaster in Pennsylvania. Poi si sposta a Rosalyn vicino Filadelfia. I genitori lo abbandonano quando ha undici mesi. Sono due ragazzi, appena diciannovenni, che stanno uscendo dalla tragedia della seconda guerra mondiale. Non se la sentono di diventare subito una famiglia, con il relativo carico di doveri e responsabilità.

Lo adottano Joe e Connie Buffer, autista di bus lui, casalinga lei. Il padre biologico lo conosce quando ha ormai 45 anni ed è già famoso.

Una veloce esperienza come pugile (“Ho smesso quando ho capito che anche gli altri potevano tirare pugni…” scherza), poi venditore di auto e quindi modello professionista. Un antenato illustre nel pugilato. Il nonno paterno è infatti Johnny Buff alias John Lesky, ottimo peso gallo a cavallo tra la fine degli anni Dieci e la metà degli anni Venti.

Arruolatosi nell’esercito degli Stati Uniti, Michael Buffer serve in Vietnam come fotografo per un paio d’anni. Ne ha ventuno quando si toglie la divisa e si ritrova con una moglie, un figlio e senza lavoro.

A 38 anni la svolta. Il successo. Prima con la Top Rank di Bob Arum, poi con Donald Trump che lo vuole con lui per tutte le riunioni che l’attuale presidente degli Stati Uniti organizza a Las Vegas. Michael diventa molto amico di Trump e di Marla Marples, la sua compagna di allora.

Let’s get ready to rumble!
Un grido di battaglia che diventa il marchio di fabbrica dell’intraprendente Buffer. Lo brevetta, incassa i diritti d’autore da film, serie televisive, pubblicità. Fino a mettere in banca (per il copyright) circa 400 milioni di dollari.
Gira il mondo presentando i più importanti combattimenti con la sua inconfondibile voce, con la r arrotata e le parole allungate all’infinito. Lo pagano dai 15.000 ai 30.000 dollari per apparizione. Ne fa quattro al mese…

Gira film, serie televisive. Appare sulle copertine di importanti riviste e su quasi tutti i quotidiani d’America. È un grande professionista, che si prepara con scrupolo per i momenti più difficili. Ma anche lui, poche volte per carità, sbaglia. Gli accade quando presenta con un discorso di cinque minuti Joe Di Maggio a bordo ring per Whitaker vs Paez. In realtà Di Maggio è lontano più di 200 miglia dal Convention Center di Reno dove si svolge la riunione.

Colpisce ancora il 9 settembre dello scorso anno.

Allo Stub Hub Center di Carson, California, si affrontano i supermosca Juan Francisco “El Gallo” Estrada e Carlos “El Principe” Cuadras.

Estrada, a detta dei testimoni oculari, domina la seconda parte del match costringendo il rivale al tappeto nel decimo round. Alla fine il verdetto è unanime: 114-113 per tutti e tre i giudici.

Buffer si fa dare il microfono e annuncia il risultato con la sua inconfondibile voce: “…Tutti e tre i giudici hanno redatto lo stesso cartellino 114-113 per il vincitore con decisione unanime Carlos El Princìpe EEEE ESTRADA!”

L’ultima parte della frase, il cognome del vincitore, viene sommersa dai fischi e dai buu buu. Credo che pochi la sentano. E così il miscuglio dei nomi aggrava la gaffe del ring announcer.

La gente si chiede chi abbia vinto.
Carlos El Principe Cuadras o Juan Francisco El Gallo Estrada?

L’arbitro alza il braccio di Carlos Cuadras. Festa nel suo angolo, incredulità in quello dell’avversario. Poi il commissario di riunione mostra lo scorecard a Buffer che riprende in mano il microfono: “Mi scuso, per favore. Mi scuso, il risultato va dall’altra parte a favore del vincitore Juan Francisco Estrada”.

Stavolta senza enfasi.

A primi di febbraio del 2008 gli diagnosticano un cancro alla gola. Viene operato e il 19 aprile sale sul ring del Thomas&Mack Center di Las Vegas per annunciare il match tra Joe Calzaghe e Bernard Hopkins.

Sabato 31 marzo sarà lui a presentare al mondo Anthony Joshua vs Joseph Parker.

Joseeeeph Paaaarkeeeerrrr!
Anthonyyyyyy Joshuaaaaaaa!
And now, for the eighty thousands in attendance and the millions watching around the world, ladies and gentlemen
LET’S GET REEEADY TO RRRRUMBLEEE!
(che a Roma tradurremmo maccheronicamente: preparamose a fà casino!).

Per il disturbo, 28.000 dollari. Spese pagate, ovviamente.

Let’s get ready to rumble. Oh, yeah!

 

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