Una campionessa che viene dal paese delle favole…

Dal 9 al 25 febbraio si svolgerà a Pyeongchang l’Olimpiade invernale 2018. Stefania Belmondo è l’atleta che in Italia ha vinto più medaglie ai Giochi: due ori, tre argenti, cinque bronzi. In questo articolo Stefy si racconta. Siamo a Ramsau, durante i Mondiali del ‘99 dove la fondista conquistò due ori e un argento. Nelle sue parole c’è la poesia e l’orgoglio di una montanara che conosce i valori della vita.

A cena, in una serata incupita da un violento temporale, con la neve che diventa ghiaccio, per poi perdersi in piccoli ruscelli d’acqua gelida. Stefania Belmondo in jeans e camicia e Manuela Di Centa in mini tailleur bianco brindano assieme sotto gli occhi delle telecamere e dei fotografi. Nei tavoli attorno si parla dei tempi passati, dell’esuberanza naturale di Manu e della riservatezza esasperata di Stefy. Qualcuno racconta dell’esordio della Belmondo fra infiniti timori, tredici anni fa. Centomila chilometri dopo, la ragazzina piemontese è diventata donna e campionessa, ma fa fatica a perdere quella voglia di contorcersi nella ricerca di qualcosa che possa rovinarle la festa.

Mi metto sempre in discussione, solo così riesco ad andare avanti. Quando ho vinto la prima gara di Coppa del Mondo, mi sono chiesta se non fosse stata solo fortuna. Nel momento in cui ti senti arrivato, non hai più voglia di migliorarti. Ogni giorno bisogna pretendere qualcosa in più da se stessi. Me lo hanno insegnato i miei: qualsiasi cosa tu voglia ottenere, hai bisogno di tanto sacrificio per ottenerla.

E’ la filosofia con cui è cresciuta da bambina a Pontebernardo, una frazione di poche case e 17 abitanti. Lì dove si parla occitano, vecchio provenzale, assai simile al catalano. Una chiesa dedicata a Maria Assunta. E neppure un prete. Un sacerdote sale fin lassù a 1300 metri solo per la funzione della domenica. La scorsa settimana è stato celebrato un battesimo. Non accadeva da 22 anni, l’ultimo nato era stato Enrico, il fratello di Stefy. E quella chiesa non era stata aperta per una cerimonia ufficiale dal giugno del ’94, quando la Belmondo aveva sposato il suo Davide.

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Se mi chiedessero quali suoni mi piacerebbe registrare, direi: il rumore dell’acqua nella fontana davanti alla mia casa natale; le campane della chiesa di Maria Assunta e le parole in dialetto dei miei genitori.

La Belmondo legge Svevo e Pavese, ama Tolstoj e Dostojevski. Sorride, ma solo quando sta da sola sembra trovare la giusta dimensione.

La popolarità mi soffocava, sentivo che si stava rubando la mia serenità. Oggi mi sono abituata. Quasi.

Davanti alla vecchia casa giravano gatti, cani, galline e conigli. Lei da bambina raccoglieva il fieno, correva per le strade mascherando da automobile una cassetta di frutta. Il suo è un mondo da sempre a contatto con la natura.

Quest’anno mi sono allenata a Kiruna, oltre il Circolo Polare Artico. Ho visto l’aurora boreale. Sono diventata amica di una lepre. Ogni sera, alla stessa ora, veniva davanti alla porta della mia casa ed io le davo da mangiare. Chissà come sarà rimasta male quando sono partita.

Questa è Stefania. Dentro le sono rimasti valori importanti, regole di vita da non tradire mai.

Lo ripeto. La mia è la vittoria dello sport pulito. Che significa? Voglio solo dire che so come ho raggiunto questo obiettivo e posso esserne orgogliosa. Ho vinto con le mie sole forze. E questo è più importante della vittoria in sé.

Nel vecchio chalet il prosecco rallegra le gole. Si festeggia l’oro di Stefania, si presentano i Mondiali del 2003 in Val di Fiemme, si cerca di consolare Fulvio Valbusa per la medaglia di legno. La Belmondo è al tavolo con il suo clan. Sola o in famiglia, non si smentisce mai. Manu Di Centa è con i dirigenti federali e gli organizzatori dei campionati. Quando la serata volge al termine, si alza e va al tavolo dell’ex rivale. Un brindisi per le telecamere.

Stefania, cosa vi siete dette?

Ero stanca, non ricordo.

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Ha massacrato le avversarie nella 15 km di esordio, potrebbe chiudere con altre tre medaglie. Una di queste potrebbe essere d’oro.

Stefania, sei la più forte fondista del mondo?

Non scherziamo.”

Quando una cosa le piace, il volto le si illumina. Gli occhi diventano più grandi ed appare un grosso sorriso. Poi però si affretta a mascherare con le parole quel peccato di felicità. Ha quasi paura di farsi vedere contenta. La montanara non apre il cuore al mondo, chi ne ha voglia deve cercare di capire, di interpretare. Una volta ha anche provato a raccontare a un diario le emozioni, ha messo giù qualche poesia. Poi le è sembrato che il tutto prendesse una piega troppo triste ed ha chiuso il diario in un cassetto.

La Belmondo è il volto pulito dello sport. Si massacra di lavoro in allenamento e va avanti contando solo su quel fisico minuscolo che sembra potersi spezzare in ogni momento. Dietro di lei, il fondo femminile ha un buio profondo. Stavolta è Stefania a lanciare un messaggio positivo.

Tranquilli. Mi piace ancora sciare. A Salt Lake City 2002 potrei esserci.

Lo speriamo.

P.S. A Salt Lake City 2002 lei c’era. E vinceva un oro, un argento e un bronzo. Dieci anni dopo il primo successo olimpico…

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