Rotolando all’indietro Roy Jones jr è arrivato a 49 anni sul ring. L’8 febbraio (forse) si ferma

L’8 febbraio al Civic Center di Pensacola, Florida, Roy Jones jr (65-9-0, 47 ko) disputerà (forse, spero) il suo ultimo match.
Quella sera salirà sul ring a 49 anni compiuti.
In carriera ha affrontato Bernard Hopkins, Glenn Thomas, Thomas Tate, Virgil Hill, Jorge Castro, James Toney, Vinny Pazienza, Eric Lucas, Tony Thorton, Merqui Sosa, Montell Griffin, Lou Del Valle, Mike McCallum, Otis Grant, Reggie Johnson, Richard Frazier, Richard Hall, Eric Harding, Derrick Harmon, Glen Kelly, Julio Cesar Gonzalez, John Ruiz, Clinton Woods e Antonio Tarver.

Negli ultimi quattro incontri, l’uomo che è stato campione del mondo in quattro categorie, ha incontrato:

  1. (12 dicembre 2015) Enzo Maccarinelli. Sconfitta per ko dopo 1:57 del quarto round, un knock out brutale. Dopo quel combattimento Maccarinelli ha disputato un solo match: è stato sconfitto per kot dopo 2:48 del primo round da Dmytro Kucher nel giugno 2016. Poi non è più salito sul ring.
  2. (20 marzo 2016) Vyron Phillips. Vittoria per kot 2. Non solo Phillips era al debutto, ma dopo quel combattimento non si è mai più ripresentato sul ring.
  3. (13 agosto 2016) Rodney Moore. Vittoria ai punti in 10 round. Moore (17-14-2 all’epoca del match) veniva da nove sconfitte consecutive e ne avrebbe incassate altre due nei match successivi. Nella sfida Roy Jones jr si è procurato uno strappo al bicipite destro.
  4. (17 febbraio 2017) Bobby Gunn. Vittoria per kot 8. Bobby Gunn non combatteva dal 2013 e negli ultimi sette anni aveva sostenuto solo quattro match, perdendo gli ultimi tre contro Tomasz Adamek (kot 4), James Toney (kot 5) e Glen Johnson (UD 8). Bobby Gunn è più noto come campione della boxe a pugni nudi che del pugilato classico.

    Mi ero già spaventato sei anni fa guardando Roy Jones jr contro Denis Lebedev.
    Avevo pregato perché la punizione non fosse più severa di quello che era già stata. Un ko devastante. Dieci colpi consecutivi, due dei quali terribili. Jones a terra per qualche minuto, la moglie che trema e piange sul ring. Ma era tutto già scritto. L’ex campione del mondo, che è stato il miglior pugile pound for pound degli anni Novanta e ha dominato la scena sino agli inizi del Duemila, al peso aveva segnato 90 chili. Quasi undici in più del match precedente, quasi due e mezzo in più rispetto al mondiale dei massimi contro John Ruiz. Non aveva più velocità di braccia, non aveva più mobilità, non incassava più niente.

    Mi ero intristito vedendolo combattere cinque mesi dopo Lebedev all’Atlantic Civic Center davanti a meno di mille spettatori, senza televisioni nazionali a riprenderlo e con la pay per view offerta in saldo a 9,99 dollari. Un’arena indegna del campione che è stato. Lui diceva: “Ho vinto e vado avanti”. Certo aveva messo su un successo ai punti dopo tre sconfitte consecutive, due delle quali per ko. Aveva ottenuto la prima vittoria dall’agosto 2009. Ma aveva battuto il signor Max Alexander che negli ultimi sette match vantava un record di sei sconfitte e un pari. Uno che non saliva sul ring dal 3 ottobre 2009, ventisei mesi di inattività. Ci sarà pur stato un motivo. E neppure contro questa sorta di sparring partner, Jones era riuscito a fare qualcosa di accettabile.
    Da quel momento altri sette birilli. Vittorie contro un tale Courtney Fry in Latvia, Hany Atiyo in Russia, Eric Watkins o Paulo Vasquez in Nordamerica. Successi tanto per giustificare un folle prolungamento di carriera. Poi la storia è scivolata, se possibile, ancora più in basso.

    L’inizio della fine è datato 15 maggio 2004, la notte in cui ha perso per kot contro Antonio Tarver. Dopo sono arrivate altre tre sconfitte in otto incontri. Non si è più ripreso.
    Ma perché sale ancora sul ring?
    La prestigiosa rivista Sports Illustrated sostiene lo faccia per soldi. Ricorda i due contratti con la televisione HBO: 60 milioni per sei anni e poi 20 milioni per tre match. Ma rammenta anche il fallimento della compagnia discografica, il furto da parte di un impiegato della sua azienda, le spese folli per l’entourage e i familiari, la difficoltà a gestire le operazioni immobiliari in Florida.

    Ha guadagnato cifre con cui vivere da re e si ritroverebbe a combattere per sopravvivere. Attenzione, non è la boxe a rovinare gli uomini. Sono alcuni pugili a rovinare se stessi. Chi non è capace di fermarsi in tempo non rischia solo le finanze, ma corre anche il pericolo di avere pesanti problemi con la psiche e con la tutela delle proprie condizioni fisiche. E parlo di grandi campioni, non di mezze figure.
    L’ultimo show è dunque programmato per l’8 febbraio. Non si conosce ancora il nome del rivale, ma le voci raccontato di una possibile sfida con Anderson Silva, ex stella dell’UFC. Con le regole delle MMA o del pugilato? Chi può dirlo? Rotolando all’indietro si rischia di ritrovarsi in fondo al burrone senza neppure accorgersene.

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