Parliamo di Fragomeni, a 48 anni ancora una volta sul ring…

 

L’anima nasce vecchia ma diventa giovane con il tempo. Questa è la commedia della vita.
E il corpo nasce giovane e diventa vecchio. Questa è la tragedia della vita.
(Oscar Wilde)

 

Stasera Giacobbe Fragomeni (35-5-2, 14 ko), ex campione Wbc dei massimi leggeri, combatte a Catanzaro contro l’ungherese Tibor Laczo (3-7-0) che viene da sette sconfitte consecutive.

Fragomeni ha 48 anni e negli ultimi quattro anni ha subito due devastanti sconfitte contro  Krysztof Wlodarczyk e Rakhim Chakhkiev.

Se chiedete a un pugile quale sarà il suo ultimo match, lui vi risponderà: “Il prossimo”.
Sempre e comunque.
Poi aggiungerà: “Tranquilli, quando capirò di non averne più mi fermerò.”

Purtroppo un pugile spesso non è il più affidabile giudice di se stesso.

Ogni cosa ha il suo tempo.

Leggo sulla Gazzetta che Giacobbe vorrebbe chiudere con un grande match.

Fragomeni ha dato tanto alla boxe. Ha conquistato titoli che sembrava dovessero rimanere solo sogni (europeo dilettanti e mondiale professionisti), si è sempre battuto con coraggio, non ha mai tradito i tifosi.

Ma ora è arrivato il tempo di fermarsi. A 48 anni si deve entrare nella vita reale. Il ring non può continuare a essere il rifugio dove sognare l’eterna gioventù. Anche Mike Tyson diceva: “Solo lassù mi sento felice.” Addirittura lui ha trovato un futuro fuori dalle sedici corde.

Il problema non dovrebbe essere stasera, Laczo non è rivale da creare pericoli. Il problema è in quel match che sta inseguendo.

Giacobbe si è sempre fatto voler bene. Ecco, questo è il momento che chi gli vuole davvero bene lo consigli di fermarsi.

Mi diceva il suo maestro Maurizio Zennoni prima del match contro Wlodarczyk del 6 dicembre 2013, quattro anni fa.

“Spero che vinca, si tolga quest’ultima soddisfazione e si ritiri da campione. Bisogna saper voltare pagina. Dopo la vita da pugile c’è quella da uomo. Si deve arrivare preparati e al meglio a questo appuntamento. Giacobbe ha avuto un’esistenza travagliata. Meglio dimenticare cosa ci sia stato fino a 20 anni. Da 20 a 44 ha vissuto bene. Ma, come gli ho detto più volte, deve imparare a vivere come una persona normale, con 1.500 euro al mese. Un lavoro posso garantiglierlo, ma credo che non debba continuare a rinviare il momento di voltare pagina.”

Un mese fa purtroppo Maurizio se ne è andato per sempre. Ma il suo consiglio rimane.

Voleva bene a Giacobbe. Tutti quelli che continuano a volergliene dovrebbero sussurrargli in un orecchio le parole del maestro. È dura affrontare la vita, a volte è più dura di un match di boxe. Ma ogni cosa ha il suo tempo. E a 48 anni è il tempo di salutare tutti, scendere dal ring e ricominciare a lottare tra noi comuni mortali.

I ricordi rimangono, le imprese non si cancellano. La vita continua.

So benissimo che è difficile, anche lui lo sa. In una chiacchierata fatta un po’ di tempo fa me l’ha candidamente confessato.

“Dario, non mi hai chiesto cosa mi faccia paura della boxe.”

“Giaco, cosa mi avresti risposto?”

“Smettere.”

Era l’ottobre del 2008.

P.S. È dal febbraio scorso che non scrivevo di pugilato italiano. Ho fatto un’eccezione per un pugile a cui sono affezionato.

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