La maleducazione di Sarri, la volontà dei media a perdonargli tutto

Il calcio è uno sport strano, si perdona tutto anche la maleducazione.
Esci nella fase a gironi della Champhions League dopo avere messo assieme due vittorie e quattro sconfitte, dopo non avere mai fatto punti in trasferta.

E a un giornalista che ti sottopone il rilievo statistico chiedendoti di commentarlo, tu Maurizio Sarri rispondi: “Sono troppo intelligente per continuare ad ascoltarti.”

Poi si torna in studio e senti che in fondo Sarri era nervoso e va capito, per Bergomi la domanda era addirittura subdola e i giocatori che il tecnico ha a disposizione non sono poi così bravi e non avrebbero mai ottenuto quei risultati se non ci fosse stato lui in panchina.

Secondo il vocabolario Treccani:  “Subdolo, detto di persona che tende a dissimulare le proprie intenzioni e a comportarsi in modo falso e coperto, allo scopo di trarre in inganno e di conseguire un fine nascosto.”

Ripropongo letteralmente il quesito del giornalista: “L’obiettivo era il passaggio del turno. Cosa dice dopo quattro sconfitte, 0 punti in trasferta e l’eliminazione, a se stesso, alla squadra e al presidente De Laurentiis?”
Dove è la falsità, l’inganno, l’obiettivo nascosto?

Per il tecnico non si è infatti trattato di una domanda subdola, ma più semplicemente: “Una domanda del cazzo.”
La classe al potere.

Maurizio Sarri è un grande allenatore, ma dopo averlo beatificato stampa e commentatori fanno fatica a sottolinearne gli errori (soprattutto di comportamento) anche quando sono evidenti.
E poi, a chiudere, mi piacerebbe girare, in privato, il quesito di Bergomi all’intera rosa di giocatori del Napoli: “Bisogna chiedersi: se questi giocatori che ha a disposizione Sarri li metti in un altro sistema di gioco, gli verrebbero esaltate le qualità o è grazie alla bravura di Sarri che tira fuori da questi giocatori tutto il meglio e il Napoli è lì in testa e pratica quel tipo di gioco?”

 

 

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